· Città del Vaticano ·

L’appello di pace

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08 ottobre 2021

Pubblichiamo il testo dell’appello di pace sottoscritto dai partecipanti all’incontro, che è stato letto dalla giovane afghana Sabera Ahmadi e consegnato a un gruppo di bambini.

Nel mondo ci sono tante guerre aperte, minacce terroristiche, gravi violenze. Si sta riabilitando l’uso della forza come strumento di politica internazionale. Purtroppo scompare una generazione che ha vissuto la seconda guerra mondiale: così si perde la memoria dell’orrore della guerra. Infatti sono rimessi in discussione significativi progressi verso una cultura di pace, che hanno fatto maturare una visione comune del destino comune dell’umanità.

I popoli soffrono. Soffrono i profughi della guerra e della crisi ambientale, gli scartati, i deboli, gli indifesi. Spesso donne offese e umiliate, bambini senza infanzia, anziani abbandonati. I poveri, spesso invisibili, oggi invece partecipano in modo speciale alla nostra riunione: invocano per primi la pace. Ascoltarli, fa comprendere meglio la follia di ogni conflitto e violenza.

Le Religioni possono fondare la pace ed educare ad essa. Le Religioni non possono essere utilizzate per la guerra. Solo la pace è santa e nessuno usi il nome di Dio per benedire il terrore e la violenza. Se vedete intorno a voi le guerre, non rassegnatevi! I popoli desiderano la pace. La fraternità tra le religioni compie progressi, nonostante le difficoltà. Ringraziamo tutti gli amici del dialogo nel mondo e diciamo loro: coraggio! Il futuro del mondo dipende da questo: che ci riconosciamo fratelli. I popoli hanno un destino da fratelli sulla terra.

Occorre riprendere presto il processo di disarmo oggi bloccato. Occorre fermare il commercio e l’uso delle armi. Occorre far avanzare il disarmo nucleare. La proliferazione delle armi nucleari è un’incredibile minaccia. Occorre fare la pace. La pace è anche rispettare il pianeta, la natura e le creature. La distruzione dell’ambiente è dovuta all’arroganza di un essere umano che si sente proprietario. Un io padrone diventa un io predatore, pronto al dominio e alla guerra.

Popoli fratelli e terra futura sono legati indissolubilmente. La pandemia ha mostrato quanto gli esseri umani siano sulla stessa barca, legati da fili profondi. Il futuro non appartiene all’uomo dello spreco e dello sfruttamento, che vive per sé stesso e ignora l’altro. Il futuro appartiene a donne e uomini solidali e a popoli fratelli. Possa Dio aiutarci a ricostruire la comune famiglia umana e a rispettare la madre terra. Davanti al Colosseo, simbolo di grandezza ma anche di sofferenza, ribadiamo con la forza della fede che il nome di Dio è pace.

Roma, 7 ottobre 2021