· Città del Vaticano ·

Il solenne atto accademico

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07 ottobre 2021

Con la firma di una Dichiarazione congiunta da parte di Papa Francesco, del Patriarca Bartolomeo i e della direttrice generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco) Audrey Azoulay, si è concluso stamane alla Pontificia università Lateranense l’atto accademico per l’istituzione del ciclo di studi «Ecologia e ambiente. Cura della nostra casa comune e tutela del Creato» e della cattedra Unesco «sul futuro dell’educazione alla sostenibilità».

Il vescovo di Roma era giunto nell’ateneo in automobile proveniente da Santa Marta verso le 9. Accolto sul piazzale antistante l’ingresso dal cardinale vicario Angelo De Donatis, che è anche gran cancelliere dell’istituzione accademica, e dal rettore Vincenzo Buonomo, Francesco una volta all’interno ha salutato lungo il corridoio i decani e i presidi delle varie facoltà. Quindi insieme con Bartolomeo, la signora Azoulay e il rettore, ha raggiunto l’aula magna, dov’erano presenti alcuni cardinali e vescovi, tra i quali il decano del collegio Giovanni Battista Re.

Introducendo i lavori, il rettore Buonomo ha evidenziato la duplice finalità dell’atto accademico: «Riprendere la normale e ordinaria vita dell’università in presenza» e «portare a conclusione l’ispirazione di avere nell’università del vescovo di Roma un centro per la formazione e lo studio sull’ecologia e l’ambiente in relazione alla cura della casa comune e del creato». Un’attività, ha aggiunto, svolta congiuntamente con il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli che — come riconosce esplicitamente l’enciclica Laudato si’ — «prima della Chiesa cattolica ha iniziato una riflessione su questo tema».

Infine il rettore ha fatto riferimento alla cattedra Unesco sull’educazione per lo sviluppo sostenibile, sottolineando come nella cerimonia odierna si coniughino «due avvenimenti» strettamente connessi con quelli che «si sono realizzati durante la settimana» in Vaticano, lunedì 5 e martedì 6, con la presenza del Papa, di esponenti di diverse religioni, della politica, della scienza e dell’istruzione, il primo dedicato alla prossima Cop26 e il secondo al Patto educativo globale.

Da parte sua il cardinale De Donatis ha rimarcato come il centro accademico di cui è gran cancelliere, «in questo momento intende riflettere sulle possibili azioni che debbono e possono essere intraprese per affrontare le difficoltà anche concettuali, teoriche e di pensiero che ruotano intorno agli squilibri ambientali e a una coscienza ecologica che sembra restringersi».

Non si tratta — ha aggiunto — «di richiamare l’attenzione sulle difficoltà che la famiglia umana, in ogni regione e Paese, incontra quotidianamente di fronte a un persistente degrado della casa comune o a un uso non controllato dei beni e delle risorse, ma di aprire una riflessione su come tutto questo costituisca la negazione di quel disegno che della creazione è proprio e che per il credente è anche manifestazione e dono di Dio».

Per il cardinale vicario «gli stimoli, le sfide e ancor più le esigenze che si manifestano in questo periodo, domandano al particolare contesto universitario, dove si diffonde il sapere e si acquisiscono le conoscenze, di dare risposte ad ampio raggio consentendo una maggiore circolazione dei risultati della ricerca e dell’approfondimento non solo in termini tecnici».

Spesso, ha concluso, «la brama di possedere o ancora le possibilità offerte anche da una tecnologia sempre più sofisticata, se da un lato costituiscono modi di fare e criteri per operare, dall’altro domandano risposte in termini di senso, identità, esperienza».

In francese la direttrice generale dell’Unesco ha esordito dicendo che «il nostro pianeta è vicino a un punto di rottura. La globalizzazione attuale non è solo degli scambi, dei flussi, degli uomini, ma anche, come ricorda il Papa, dell’indifferenza»: sia riguardo alla vulnerabilità, che colpisce la società, sia riguardo al pianeta e alla natura.

«Il patto educativo stesso, già fragile, lo è ancor di più a causa della pandemia — ha aggiunto Azoulay — perché ha privato delle scuole 1,6 miliardi di allievi; e mentre una parte di essi ha potuto accedere a un’istruzione a distanza, più di cinquecento milioni, per la maggior parte nel sud» del mondo, ne sono rimasti privi. Perciò l’Unesco ha deciso di sostenere l’educazione a distanza là dove non si è potuta fare in classe. Il covid-19, ha spiegato, «ci ha mostrato in modo brutale a che punto abbiamo bisogno di un nuovo contratto sociale per l’educazione»: e questo è proprio il compito della cattedra Unesco «per immaginare il futuro dell’educazione nella costruzione di un mondo sostenibile».

Rilanciando la vocazione universale dell’agenzia dell’Onu da lei diretta, e la sua visione ispirata a principi etici ed umanistici fondati sul rispetto della dignità di ciascuno, Azoulay ha ribadito che il diritto fondamentale all’istruzione è condizione indispensabile per l’emancipazione di ciascun individuo.

Infine ha parlato dell’importanza di «fare la pace con l’educazione», come avviene in Iraq nella Piana di Ninive: «per guarire le cicatrici del conflitto — ha chiarito — usiamo il patrimonio culturale e l’istruzione» cercando di «far rivivere lo spirito di Mosul. Papa Francesco si è recato lui stesso in questo mosaico culturale e cultuale per portare il suo messaggio di solidarietà e di speranza, con parole preziose per la pace e il rispetto dell’altro nella sua differenza», ha messo in luce Azoulay, la quale ha concluso ricordando come i progetti Unesco siano attivi in 117 Paesi e che il potere dell’educazione può cambiare il mondo.

Quindi in inglese il patriarca ecumenico ha rievocato la comune volontà delle sedi degli apostoli Pietro e Andrea di operare insieme «in modo collaborativo e coscienzioso» per affrontare la crisi ecologica. Non si tratta di dare «solo una risposta a preoccupazioni politiche o economiche, ma soprattutto al mandato divino di prendersi cura del dono della creazione, per servire e preservare la Terra come Dio comandò ad Adamo ed Eva nel libro della Genesi».

Purtroppo — ha proseguito — «molti politici e aziende sono ancora riluttanti a perseguire pratiche per fermare il problema. Proprio per questo abbiamo bisogno che università e scuole mostrino i semi necessari per motivare la risposta adeguata e la necessaria trasformazione». Infatti, ha concluso, «l’educazione, a tutti i livelli, è un potente veicolo per affrontare la mancanza di progresso».

Dopo il discorso del Papa, questi ha firmato con Azoulay la convenzione per la cattedra Unesco, quindi ha consegnato al cardinale vicario la lettera di istituzione del nuovo ciclo di studio, che è stata letta pubblicamente dal rettore. Prima di congedarsi, Francesco e Bartolomeo hanno benedetto insieme i presenti.