· Città del Vaticano ·

Quell’anello di Paolo vi

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06 ottobre 2021

«This is the ring». L’arcivescovo di Canterbury Justin Welby ha appena concluso l’intervista nella Regia 9 di Radio Vaticana e mostra ai presenti “l’anello”. Porta al dito infatti un frammento di storia dell’ecumenismo. Era il 23 marzo 1966, e l’allora primate anglicano, Michael Ramsey, venne a Roma a visitare Papa Montini. Erano passati quattro secoli dalla separazione della Chiesa d’Inghilterra da quella di Roma. Il Pontefice bresciano, oggi santo, compì in quella occasione un gesto straordinario. Dopo aver fatto discretamente verificare in precedenza la disponibilità di Ramsey ad accettare il dono, si tolse l’anello episcopale e lo mise al dito dell’arcivescovo di Canterbury.

Il sondaggio preventivo era stato affidato dal Papa al suo fedele segretario don Pasquale Macchi, che rivolse la domanda al reverendo John Andrew, allora cappellano di Ramsey. Il gesto arrivò a sorpresa, all’esterno della basilica di San Paolo fuori le Mura, dove Paolo vi e il primate anglicano avevano pregato insieme e avevano firmato una storica Dichiarazione congiunta tra le due Chiese. Il Papa, avvicinandosi a Ramsey, gli chiese di togliersi l’anello e dopo che questi lo fece, sfilò il suo anello episcopale realizzato in oro e pietre, e lo mise al dito dell’arcivescovo di Canterbury, che pur sapendo di dover ricevere un dono non immaginava quel gesto pubblico.

Anche il primate anglicano, il giorno precedente, aveva sorpreso Paolo vi con un gesto imprevisto e spontaneo, nel corso dell’udienza privata con il Pontefice, quando si era inginocchiato davanti a lui. Ramsey tenne quell’anello al dito, «segno di stima, di amicizia e segno di unità» — come lo ebbe a definire don Macchi — e oggi il suo successore Welby lo indossa mentre si trova a Roma. L’anello porta inciso lo stemma di Papa Montini.