· Città del Vaticano ·

Testa, mani, cuore e anima: vie della formazione integrale

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05 ottobre 2021

A conclusione del suo discorso in occasione della Giornata mondiale degli insegnanti istituita dall’Unesco, insieme ai Rappresentanti delle religioni, Papa Francesco ha voluto dichiarare che «le nostre tradizioni religiose, da sempre protagoniste dell’alfabetizzazione fino all’istruzione superiore, rafforzano la loro missione di educare ogni persona nella sua integralità, cioè testa, mani, cuore e anima». Poche semplici parole per ricordare che la persona, ogni persona, ha una bellezza grande e in qualche modo “sacra”, intoccabile che va custodita nella sua integralità, composta dall’unione di testa, mani, cuore e anima. In questo periodo storico, segnato dalla frantumazione del sapere e al tempo stesso dalla “liquidità” dei legami personali e sociali, il Papa sottolinea che l’educazione dei piccoli e dei giovani svolge un ruolo cruciale a patto però che sia “integrale”. Anche il processo educativo, che è rivolto ad una persona nella sua integralità, deve essere integrale, e il Papa lo ha spiegato bene nello stesso discorso di questa mattina: a fianco al principio fondamentale del “conosci te stesso”, che ha sempre orientato l’educazione, il Papa ha aggiunto che «è necessario non tralasciare altri principi essenziali: “conosci il tuo fratello”, per educare all’accoglienza dell’altro; “conosci il creato”, per educare alla cura della casa comune e “conosci il Trascendente”, per educare al grande mistero della vita. Ci sta a cuore una formazione integrale che si riassume nel conoscere sé stessi, il proprio fratello, il creato e il Trascendente. Non possiamo tacere alle nuove generazioni le verità che danno senso alla vita».

Non possiamo tacere, il Papa invita al coraggio: se la scuola ha un collegamento con il senso, da intendere soprattutto come “gusto” della vita, allora l’educazione deve essere integrale, toccare tutto l’uomo, risvegliare ogni dimensione di questo essere così complesso e condurre il giovane ad aprirsi ad accogliere la vita che rimane sempre un mistero.

Una parola chiave in questo processo è senz’altro bellezza, quella molla che riesce a toccare, colpire (“ferire” diceva il cardinale Joseph Ratzinger) e quindi aprire l’uomo all’esperienza del senso. Lo scrittore americano Henry Miller riflettendo sulla sublime gratuità della bellezza affermava che l’arte non insegna assolutamente niente, a parte il senso della vita. La tendenza invece che si nota spesso osservando il mondo scolastico è quella contraria alla gratuità, una tendenza che spinge alla competizione e alla specializzazione, dimenticando che non si devono “produrre” degli specialisti ma formare delle persone nella loro globalità. Serve dunque una formazione integrale, che conduca il giovane fuori di sé, questa è l’e-ducazione, per confrontarsi con l’altro (e qui entra in campo il cuore, «Ascolta come mi batte forte il tuo cuore» recita un verso famoso della Szymborska), con il creato (le mani, per cooperare umilmente alla creazione), con il Trascendente (l’anima), solo allora potrà tornare in se stesso e cercare di conoscersi più profondamente (e qui è chiamata in causa anche la testa). Il principio fondamentale del “conosci te stesso” è il primo e l’ultimo al tempo stesso, per questo servono gli adulti, genitori ed educatori, che spingano a scoprire il mondo, gli altri, l’Altro e spingano tutta la persona del giovane studente, non solo le sue presunte competenze.

di Andrea Monda