· Città del Vaticano ·

Pandemia e istruzione ai bambini più vulnerabili

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05 ottobre 2021

«Negli ultimi 18 mesi, 1,6 miliardi di studenti nel mondo sono stati colpiti dalla chiusura delle scuole» a causa della pandemia da covid-19. E «nonostante l’azione rapida per fornire alternative, i bambini e i giovani più vulnerabili ed emarginati sono stati lasciati indietro, spesso perché non avevano accesso alla tecnologia. I modelli di sviluppo basati sulla crescita e sulla competitività hanno raggiunto il limite». A lanciare il grido d’allarme è stata Stefania Giannini, vicedirettore generale dell’Unesco per l’educazione, che nel suo intervento pronunciato in inglese ha rimarcato come l’istruzione sia «un diritto universale, un bene pubblico comune e una fonte di realizzazione personale e di progresso sociale».

Purtroppo però, ha fatto notare, «i legami della nostra comune umanità sono logori: povertà, crescenti disuguaglianze, intolleranza amplificata dai social media stanno approfondendo le divisioni» e il raggiungimento dell’obiettivo per «un’istruzione inclusiva, equa e di qualità» — uno dei 17 che le Nazioni Unite nel 2015 con l’agenda per lo sviluppo sostenibile si erano proposte di realizzare entro il 2030 — appare oggi più lontano a seguito della crisi sanitaria provocata dal coronavirus.

Il mese prossimo, ha annunciato Giannini, l’Unesco pubblicherà il rapporto Reimmaginare insieme il nostro futuro: un nuovo contratto sociale per l’istruzione, che — ha spiegato — è un appello ad affrontare le promesse non mantenute. Per essere trasformativa, infatti, «l’istruzione deve dare a ogni studente» gli strumenti per generare un effettivo cambiamento nelle comunità: ovvero «la capacità di collaborare, di prendersi cura gli uni degli altri e di ciò che li circonda». In proposito ha aggiunto che l’Agenzia dell’Onu per l’educazione, la scienza e la cultura conduce programmi formativi di sviluppo sostenibile e cittadinanza globale «che mirano proprio a coltivare queste competenze», sensibilizzando sui temi del cambiamento climatico e della coscienza ecologica.

Da ultimo Giannini ha ricordato come gli insegnanti siano «stati in prima linea per supportare gli studenti accademicamente ed emotivamente durante la pandemia» e che «ora sono al centro del recupero e del futuro dell’istruzione». Per questo, in occasione della Giornata mondiale loro dedicata, ha assicurato, l’Unesco chiede «un maggiore sostegno a questa professione unica». Anche perché, ha concluso, «nessuno schermo o dispositivo può sostituire un insegnante. Il fattore umano è al centro dell’apprendimento e del suo successo. Più che mai dobbiamo difendere questa visione dell’educazione e garantire che i progressi tecnologici siano etici e messi al servizio dello sviluppo» dell’umanità.