· Città del Vaticano ·

Le conclusioni della Pre-Cop26 a Milano

Per il futuro del pianeta

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02 ottobre 2021

Impegno globale sul clima per spingere tutti i Paesi firmatari dell’accordo di Parigi del 2015 a fare di più per salvare il pianeta. Questo il punto nodale delle conclusioni del vertice Pre-Cop26 che è terminato oggi a Milano. Alla conferenza di Glasgow, che si terrà a novembre, «tutti devono arrivare con piani concreti» ha dichiarato il vice presidente della Commissione europea, Frans Timmermans.

Uno dei momenti centrali della giornata è stato l’intervento di John Kerry, inviato speciale presidenziale degli Stati Uniti per il clima. «Con Papa Francesco condividiamo la stessa battaglia» ha dichiarato Kerry in un incontro con alcuni giornalisti. «Come dissi allora, e come dico oggi, tutti i leader del mondo devono unirsi e ogni Paese deve fare la sua parte, ovviamente, ma il Santo Padre parla con un'autorità morale che è unica. La sua Enciclica ha una visione di mondo che parla di futuro». Kerry ha sottolineato la necessità e l’urgenza di azioni comuni: «Abbiamo tutti una responsabilità comune, va sottolineato, come fatto in molte occasioni, che ogni Paese ha la necessità e il dovere di prendere misure per affrontare la crisi climatica. D'altra parte, non ci aspettiamo che un'economia molto piccola, che emette piccole quantità di gas serra, faccia la stessa cosa che facciamo noi americani. Lo sappiamo, siamo il secondo Paese per emissioni di gas serra nel mondo, ma tutti dobbiamo fare la nostra parte soprattutto per le aree più povere della Terra, che vanno incontro a desertificazioni e a gravissimi problemi di siccità».

Su quali punti, gli è stato chiesto, è opportuno insistere? «In una certa misura, il rapporto sul clima, che ha appena sottolineato, mette in risalto un livello di frustrazione che cresce, ma non possiamo entrare solo nell’ottica di chi crede che non ci sia più nulla da fare. Nell’orizzonte di questi dieci anni dobbiamo fare due cose: contenere le temperatura nel range di un grado e mezzo e puntare sulla ricerca in rapporto, ad esempio, all’idrogeno pulito». Su che cosa occorre puntare? quali sono le strategie più efficaci? «Bisogna innanzitutto viaggiare per il mondo per farsi un’idea. Molte nazioni sono impegnate in questa ricerca scientifica e anche le migliori università americane: bisogna capire nel concreto le potenzialità dell’idrogeno verde e di quello blu. Credo che da qui verranno ottime sorprese».

Il rapporto sul clima delle Nazioni Unite afferma che una certa quantità di danni al pianeta è ormai irreversibile e che anche i tagli più drammatici alle emissioni di carbonio possono solo forse prevenire gli effetti peggiori previsti del cambiamento climatico. A breve, Kerry parteciperà alla grande conferenza sul clima delle Nazioni Unite in Scozia. Ma perché i governi del mondo si muovano in modo più deciso e tempestivo occorrono trattative serie ed efficaci. «Siamo impegnati in una discussione continua con la Cina. Ed è molto importante che la Cina prenda una posizione chiara. Con serietà e dati alla mano, va detto che la Cina sta attualmente facendo più di quanto molte persone pensino. La Cina è, infatti, il maggior produttore mondiale di pannelli solari e di energie rinnovabili alternative. La Cina ha utilizzato l’energia rinnovabile più di qualsiasi altro Paese al mondo. C’è comunque un pressing diplomatico molto delicato, di cui parleremo ovviamente, con impegno e responsabilità civile, a Glasgow».

La situazione dell’Amazzonia è stato uno dei punti centrali dell’ultimo giorno degli incontri a Milano sul clima. Questa enorme foresta preoccupa gli scienziati, soprattutto per l’aumento eccessivo delle temperature, ma preoccupa anche la siccità di quelle aree e la conseguente (e quasi inesorabile) deforestazione, frutto di scelte politiche scellerate. Recenti studi, dicono i ragazzi, con dati alla mano, mostrano come alcune parti dell’ecosistema tropicale stiano rilasciando più carbonio di quanto ne trattengono.

di Dorella Cianci