· Città del Vaticano ·

Il tema della settimana

Verso un “noi” più grande

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30 settembre 2021

Il tema scelto da Papa Francesco per la 107a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (Gmmr) è «Verso un noi sempre più grande». Si tratta di un appello a far sì che «alla fine non ci siano più “gli altri”, ma solo un “noi”». Nel suo messaggio, il Santo Padre ha espresso chiaramente la sua preoccupazione per il futuro dopo la crisi sanitaria. E se l’individualismo, l’egoismo e l’isolazionismo diventassero ancora più radicati di quanto già non siano, lasciando coloro che sono estremamente vulnerabili ed emarginati ancora più indietro?

Come dice Papa Francesco, possiamo uscire dalla pandemia migliori o peggiori, dipende da noi. Possiamo imparare ad essere fratelli e sorelle, o possiamo sprofondare ulteriormente nell’ossessiva ed esclusiva preoccupazione per noi stessi. Questo egocentrismo è ciò che ha reso i primi due passanti diversi dal buon Samaritano. Ciascuno di essi aveva una “buona scusa” per distogliere lo sguardo dal povero moribondo. Il Samaritano è stato in grado di andare oltre il tipico divario del “o noi o loro”. Non aveva nulla da guadagnare, forse semmai qualcosa da perdere, ma era spinto dalla compassione verso un altro essere vivente vittima di una rapina, come narra la parabola, e come accade similarmente durante la pandemia tutt’oggi in corso.

Per descrivere l’emergenza del covid-19, il Papa usa, tra le tante, l’espressione «siamo tutti sulla stessa barca». Stiamo tutti soffrendo, seppur in modi diversi. Cosa succede quando i sopravvissuti su una scialuppa di salvataggio devono tutti aiutare a remare fino alla riva? E se alcuni prendessero più razioni di cibo di quanto spetti loro, lasciando così gli altri troppo deboli per remare? La conseguenza sarebbe che tutti rischierebbero di morire, sia i ben nutriti che gli affamati. Lasciarsi ispirare dal comportamento del buon Samaritano — superare quindi l’egoismo e prendersi cura degli altri — è essenziale alla sopravvivenza della casa comune. L’insegnamento del buon Samaritano è centrale nella Fratelli tutti e guida la Chiesa e l’umanità intera «Verso un noi sempre più grande» all’interno della nostra unica casa comune. Impariamo finalmente che il buon Samaritano è un autoritratto, è Gesù Cristo stesso.

Nel suo messaggio per la Gmmr, il Santo Padre ci rammenta che ai giorni d’oggi «il noi voluto da Dio è rotto e frammentato, ferito e sfigurato». Un mondo in cui i più in disperazione sono costretti a migrare. Basti pensare alle crescenti disuguaglianze, economiche, tecnologiche, di accesso a cure e servizi. Fino a quando la logica prevalente rimarrà: “cosa è meglio per me” e non “quale è la mia parte in un’azione che sarà il meglio per noi tutti e per la nostra casa comune”, non sarà possibile guarire questo mondo malato.

Eppure il Santo Padre vede un «futuro a colori» per le nostre società. La Commissione vaticana covid-19 da lui voluta sta appunto lavorando per far sì che ciò accada: prepara il futuro, senza dimenticare gli ultimi. Cibo, lavoro, salute per tutti e accoglienza dei più vulnerabili sono le priorità.

Come fare? Ascoltando, dando voce a chi non ha voce. Per questo il Santo Padre desidera una «Chiesa in uscita» e predisposta all’incontro. Una Chiesa missionaria tra le strade delle periferie esistenziali «per curare chi è ferito e cercare chi è smarrito, [...], pronta ad allargare la sua tenda per accogliere tutti».

Siamo, dunque, chiamati a ricostruire la famiglia umana in tutta la sua bellezza, riconoscendo l’altro come ricchezza, come carico di quelle doti che rendono gli altri unicamente diversi da noi. Tra gli abitanti delle periferie troviamo tanti migranti e rifugiati, sfollati e vittime di tratta, ai quali il Signore vuole sia manifestato il suo amore e annunciata la sua salvezza. Ecco allora che «l’arrivo di persone diverse, provenienti da un diverso contesto vitale e culturale, diventa un dono». Solo l’accettazione di questo «dono» rende possibile costruire «un noi sempre più grande», che alla fine raggiunge tutta l’umanità.

*Cardinale gesuita, sotto-segretario
della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero
per il servizio dello sviluppo umano integrale

di Michael Czerny*