· Città del Vaticano ·

Il discorso del Segretario per i Rapporti con gli Stati alla Riunione plenaria ad alto livello dell’Onu per commemorare la Giornata internazionale per l’eliminazione totale delle armi atomiche

Liberare il mondo dalla minaccia della guerra nucleare

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29 settembre 2021

Pubblichiamo una nostra traduzione dell’intervento del segretario per i Rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, in occasione della riunione plenaria ad alto livello delle Nazioni Unite, tenutasi ieri, martedì, a New York, per commemorare e promuovere la Giornata internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari, celebratasi domenica 26 settembre.

Signor Presidente,

La celebrazione odierna della Giornata internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari è un’occasione per ribadire al mondo, e specialmente ai leader degli Stati che detengono armi nucleari, l’insistente richiesta dell’umanità di eliminare le armi nucleari e i numerosi impegni presi da questo foro a liberare il mondo dalla minaccia della guerra nucleare.

Quattro anni fa, 122 Stati Membri hanno votato per adottare il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari. Lo scorso gennaio tale Trattato è entrato in vigore. La Santa Sede è grata agli Stati che hanno firmato e ratificato il Trattato e incoraggia gli Stati riluttanti ad aderire a questo importante accordo.

Signor Presidente,

Due fattori contribuiscono al perpetuarsi dello status quo nucleare.

Il primo è la politica della deterrenza, che spinge la corsa agli armamenti (cfr. Arcivescovo Dominique Mamberti, Intervento durante l’Incontro d’alto livello sul disarmo nucleare, 26 settembre 2013) e genera un ambiente tecnologico disumanizzante che mantiene e aggrava la diffidenza tra le nazioni (cfr. Papa Francesco, Fratelli tutti, n. 258). Dobbiamo fare nostra l’intuizione di Papa Giovanni xxiii secondo cui la pace vera e duratura tra le nazioni non si regge sull’equilibrio degli armamenti, ma «si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia» (Papa Giovanni xxiii , Pacem in terris, n. 61). La fiducia tra le nazioni giustifica le verifiche, e la Santa Sede sostiene con forza accordi di disarmo verificabili.

Il secondo fattore sono le spese esorbitanti da parte di alcuni Stati per la produzione e lo spiegamento di arsenali nucleari, che sono una fonte di crescente disuguaglianza sia all’interno sia attraverso le nazioni. Dinanzi a una pandemia mondiale di durata incerta e agli effetti sempre più gravi del cambiamento climatico globale, gli Stati devono ridurre le spese militari in favore di una risposta ai bisogni umanitari e delle esigenze della nostra casa comune. In questo contesto, desidero rinnovare la richiesta della Santa Sede affinché i governi destinino «il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari» alla costituzione di «un Fondo mondiale per eliminare finalmente la fame e per lo sviluppo dei Paesi più poveri» (cfr. Fratelli tutti, n. 262; Papa Paolo vi , Populorum progressio, n. 282). Esorto in special modo quegli Stati che beneficiano dell’ombrello nucleare ad aiutare a ricalibrare le priorità globali, sostenendo gli sforzi per il disarmo nucleare secondo l’Articolo vi del Trattato di non proliferazione.

Signor Presidente,

Le prime parole della Carta delle Nazioni Unite affermano il solido impegno a «salvare le future generazioni dal flagello della guerra che […] ha portato indicibili afflizioni all’umanità» (Preambolo della Carta delle Nazioni Unite). Pertanto, è ora che la comunità tenga fede alla sua determinazione. È al centro della missione di questa Organizzazione ed è l’antico desiderio inesaudito della famiglia umana. È giunto il tempo per noi di agire.

Grazie, Signor Presidente.