· Città del Vaticano ·

Obiettivo sostenibilità

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
28 settembre 2021

 

Tra le esperienze di volontariato di maggiore successo degli ultimi anni spicca certamente quella di Retake, una rete sempre più estesa di persone disposte a dedicare il proprio tempo libero ad azioni di riqualificazione urbana nei luoghi più o meno degradati delle nostre città. Tra i cofondatori anche la giovane italo-americana Katerina Mucci, laureata in Economia internazionale e management alla Bocconi di Milano, già distintasi come progettista della trasformazione digitale nello European Youth Parliament, oggi selezionata dal Boston Consulting Group per il «Future Makers 2021», un progetto volto a formare cento nuovi leader per il futuro dell’Italia.

Katerina, alla vigilia della Cop26 quale contributo pensi possano realmente dare le nuove generazioni?

La sostenibilità è un tema per sua natura intergenerazionale. Si tratta di un obiettivo complesso, che coinvolge persone di tutte le età, perché ognuno gioca un ruolo ben preciso. Sono due le forze principali da prendere in considerazione: una, rappresentata dalle istituzioni e dalle grandi organizzazioni, e una che parte dalle singole persone. In questo momento la mia generazione rientra nella seconda categoria. E ciò non significa che non siamo in grado di influenzare il sistema, ma che la nostra responsabilità deve esprimersi nelle scelte quotidiane, nell’impegno civico, nella ricerca personale. Penso sia fondamentale per noi giovani calarci in questo ruolo e proporre da qui delle soluzioni innovative. Dobbiamo evitare di rimanere in disparte, essere propositivi, risolutivi e bussare alle porte delle persone che desiderano contribuire al cambiamento in atto.

Nonostante la tua giovane età sei già molto impegnata sul tema della sostenibilità…

Poco più di tre anni fa ho partecipato ad un bando internazionale per organizzare il Parlamento europeo dei giovani, un’esperienza internazionale che coinvolge tante ragazze e ragazzi europei in un confronto critico e costruttivo. Mi sono ritrovata così a capo di un progetto immenso che ha coinvolto 350 giovani provenienti da più di 30 Paesi sul tema della circolarità ripensato per il futuro. Ne sono nate 17 commissioni parlamentari (così le chiamavamo nella simulazione) dalle quali sono emersi altrettanti obiettivi di sviluppo sostenibile da sottoporre al voto dell’assemblea plenaria. Ne è nato un programma in grado di generare un impatto climatico positivo con più di 880 chilogrammi di Co2 compensati. L’emergenza covid ci ha poi costretto ad una lunga pausa nella quale però abbiamo trovato l’opportunità di ripensare il progetto anche in chiave digitale. Un anno dopo, guidati dai nostri tutor, abbiamo dato vita alla prima sessione internazionale digitale e realizzato connessioni tra 350 studenti situati in ogni angolo d’Europa. È stata un’opportunità unica per creare amicizie oltre i confini dibattere problemi, trovare soluzioni da proporre in Parlamento.

Dopo tutto questo lavoro quali ritieni che siano oggi le priorità e le speranze di questa Cop26?

La speranza è che la sostenibilità diventi finalmente un tema del presente e non più del futuro. Le Cop si concentrano molto nel forzare dei propositi di governo, ma dovrebbero diventare un contesto d’azione dove la sostenibilità diventi il dovere comune nel quale identificarci tutti. Ho scelto di studiare economia con l’obiettivo di comprendere i meccanismi e le dinamiche dei nostri tempi. Ma ora la mia speranza è di arrivare a guidare imprese fondate sui principi di questa urgente transizione ecologica, imprese intrinsecamente sostenibili. Oggi, da studentessa, penso che la mia responsabilità si concretizzi nello studio e nella ricerca, nelle piccole azioni quotidiane, nelle mie scelte da consumatrice, nel dialogo con le altre persone. Abbiamo capito ormai che la sostenibilità non è monolitica, non è solo ambientale, ma anche economica e sociale. Se tutto è collegato allora la cosa più importante è smettere di aspettare che sia qualcun altro a fare il primo passo verso il cambiamento. Perché non possiamo essere proprio noi i primi?

di Ludovica Tucci
Progetto giovani e ambiente
di Earth Day Italia