· Città del Vaticano ·

«Salute pubblica in prospettiva globale. Pandemia, Bioetica, Futuro» il tema in agenda

L’“io” ceda il passo al “noi” della famiglia umana

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28 settembre 2021

Questa assemblea della Pav — la ventisettesima dal 1994, anno di fondazione — ha per tema «La salute pubblica in prospettiva globale. Pandemia, Bioetica, Futuro».

Non è un’assemblea sulla pandemia, bensì su quanto abbiamo imparato con la pandemia e su quali linee impegnarci per un nuovo futuro.

In verità, sin dall’inizio la Pav ha cercato di comprendere i cambiamenti che la pandemia stava provocando nella società globale. Una serie di documenti hanno portato a conoscenza di tutti le riflessioni che di tempo in tempo si facevano. Il primo documento è del 30 marzo 2020: Pandemia e fraternità universale, seguito da un secondo del 22 luglio 2020 dal titolo L’Humana Communitas nell’era della pandemia. La riflessione si è poi diretta sui più colpiti: gli anziani, i disabili e i bambini, con tre documenti: La vecchiaia: il nostro futuro del 9 febbraio 2021; Covid-19: imparare dalle persone con disabilità del 15 giugno 2021; e a breve pubblicheremo un documento sui giovani e giovanissimi.

Seguendo questo percorso, questa assemblea generale, che prevede la partecipazione degli accademici sia in presenza sia collegati online, con il “workshop” che vede tra i partecipanti alcuni dei maggiori esperti internazionali, intende porre al centro del dibattito la salute pubblica.

Mai come in questo periodo abbiamo compreso quanto la salute di ogni singola persona sia collegata a quella di tutti: siamo tutti interconnessi, nel bene come nel male. Non è più sostenibile il privilegio di alcuni senza che altri vengano penalizzati. Differenze, disparità e disuguaglianze negano questa fondamentale evidenza e vanno quindi superate.

Lo sfondo dell’assemblea resta quello delineato da Papa Francesco nella sua enciclica Fratelli tutti: siamo parte di un’unica famiglia umana e nessuno potrà salvarsi da solo. Occorre perciò individuare gli snodi che nelle nostre relazioni conducono a mantenere aree di benessere di pochi, a scapito dei tanti. L’“io” iperindividualista deve cedere il passo al “Noi” della famiglia umana. È un’esigenza che il messaggio del Vangelo illumina, ma che è iscritta nell’orizzonte di una società globale basata su rapporti solidali ed equilibri mondiali perché nessuno sia escluso. C’è bisogno di una nuova visione della famiglia umana globale.

Come ci ha detto Papa Francesco ieri: «Se esaminiamo, in diversi Paesi e in diversi gruppi sociali, la speranza di vita — e di vita in salute — scopriamo forti disuguaglianze. Esse dipendono da variabili come il livello di retribuzione, il titolo di studio, il quartiere di residenza (anche all’interno della stessa città). Noi affermiamo che la vita e la salute sono valori ugualmente fondamentali per tutti, basati sulla inalienabile dignità della persona che vogliamo tutelare e promuovere. Ma questa affermazione resta vuota se poi non segue l’impegno adeguato per superare le diseguaglianze, per cui nei fatti non tutte le vite sono uguali e la salute non è tutelata per tutti nello stesso modo».

Se per i Paesi occidentali la priorità è rappresentata dai vaccini (e stiamo infatti assistendo allo sforzo vaccinale più grande mai attuato nella storia), non dobbiamo dimenticare la necessità di costruire una sanità equa su scala planetaria.

Il tema al centro della riflessione è il futuro della cura e della sanità, se vogliamo prendere sul serio la lezione che la pandemia ci rivolge. Per la maggior parte della popolazione mondiale, oltre ai vaccini è prioritario un accesso vero ed effettivo alle cure, ma anche ai beni che permettono “semplicemente” di vivere. Va superato il divario non solo vaccinale, ma di accesso alla sanità pubblica, abbattendo i problemi collegati alla mancanza di strutture e gestendo con più sapienza le risorse da destinare alle cure.

In molti sottolineano la necessità di rispondere all’attuale crisi con provvedimenti che risultino utili anche per il futuro del pianeta. La vaccinazione è fondamentale nell’ottica di una protezione globale contro il covid-19 ma la questione centrale riguarda la possibilità di superare davvero e presto le differenze, attuando una politica sanitaria globale che renda più equo l’accesso alle cure.

Non dimentichiamo la prima e più importante lezione: per prenderci cura della salute, dobbiamo anzitutto essere in vita! E l’accesso ai beni essenziali per vivere è a tutti garantito sul nostro pianeta.

Per la Pav è un impegno ulteriore: collaborare con i dicasteri della Santa Sede — in particolare nell’ambito della Commissione vaticana covid-19 — e porre al centro dell’attenzione la crisi pandemica, proponendo un’interpretazione sapienziale, che illumini i cammini degli uomini e delle donne nel nostro tempo. Solo insieme, tutti, fratelli e sorelle, potremo uscirne.

di Vincenzo Paglia