· Città del Vaticano ·

Affinché “green” diventi parola inutile

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25 settembre 2021

 

Attraverso le encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti il magistero di Papa Francesco sta accompagnando l’umanità del terzo millennio verso una maggiore consapevolezza dell’immenso patrimonio umano e naturale di cui questa può godere appieno purché vi si accosti con atteggiamento di custodia anziché di possesso. A questo urgente messaggio, il Pontefice ha voluto affiancare progetti di grande concretezza e alto valore simbolico volti ad indicare i cambiamenti più urgenti per rispondere alle sfide del nostro tempo. In questa luce può essere letto il «Patto educativo globale», che richiama alla necessità di ricucire la millenaria alleanza educativa tra le generazioni per «formare giovani capaci di vivere nella società e per la società». La Cop-giovani rappresenta in tal senso un’occasione preziosa. Ne parliamo con Simona Sandrini, giovane ricercatrice in pedagogia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, collaboratrice dell’Alta Scuola per l’ambiente di Brescia ( Asa ), dove costruisce percorsi formativi in materia di sostenibilità.

Simona, alla vigilia della Cop26 cosa devono fare i giovani per generare un reale cambiamento?

Nel 2022 la Dichiarazione di Rio delle Nazioni Unite compirà trent’anni. Se oggi la rileggessimo potremmo accorgerci quanto l’indirizzo dei nostri attuali sforzi in questo campo fosse ampiamente delineato già nella prima conferenza mondiale sulla sostenibilità. Stili di vita in armonia con la natura, produzione e consumo sostenibili, importanza del ruolo delle donne, dei giovani e delle comunità locali, cooperazione internazionale… Allora mi chiedo, se l’orizzonte era così chiaro già nel 1992, cosa ci ha impedito di raggiungerlo? Con l’aiuto della formazione accademica i giovani possono comprendere ciò che non ha funzionato in passato e cercare di progettare un futuro migliore. Ma la domanda può essere letta anche “genuinamente” nella sua forza vitale, a testimonianza di nuove generazioni pronte a mettere la sostenibilità al centro delle proprie scelte di vita, di professione e di comunità. Le denunce degli studenti sulla sostenibilità provengono ormai da ogni parte del mondo e sollevano questioni di primaria importanza: riscaldamento globale, deforestazione, migrazioni climatiche, sfruttamento del capitale naturale, perdita di biodiversità, disparità nella qualità di vita, cultura dello scarto. Il cambiamento climatico si attesta come la vera “guerra” delle nuove generazioni. Una lotta contro il tempo, purtroppo, che offre solo 10 anni per non cadere in un futuro catastrofico ed irreversibile. Alle divulgazioni scientifiche sui pericoli che corriamo risponde un coro globale che chiede di fare attenzione a chi pagherà maggiormente questa crisi.

L’ Asa è in prima linea nella formazione ambientale dei giovani e nel Patto educativo globale...

Agenda Onu 2030, Green Deal Europeo, Next Generation EU, Piano nazionale di ripresa e resilienza, Programma nazionale per la ricerca 2021-2027: l’ Asa e tutta l’Università cattolica promuovono con forza l’impegno giovanile attraverso insegnamento, ricerca e terza missione. Abbiamo programmi aperti — come Laudato si’ Project e la terza missione al Villaggio per la Terra — che esprimono molto bene lo spirito della nostra azione. La ricchezza di lavorare in un hub multidisciplinare — tra giovani laureati, dottorandi, ricercatori, professori, esperti — ci permette di contribuire concretamente ad una transizione che deve essere oltre che ecologica anche umana.

Questa transizione sta ridisegnando il futuro dei nostri ragazzi. Quali prospettive disegnate per loro?

I green jobs offrono un’eccellente visuale sul loro domani. Ci riferiamo così a tutti quei lavori, nuovi o riqualificati, che contribuiscono a preservare l’ambiente e che attraversano tutto il mondo della produzione: dall’energia alla mobilità, dall’agricoltura al turismo, dall’educazione all’economia, dall’urbanistica alle biotecnologie, dall’eco-finanza alla bioarchitettura. “Lavoro” e “ambiente” possono accreditarsi come parole chiave per le aspettative dei giovani. Da qui l’impegno a convertire corsi e percorsi con attenzione crescente alla sfida del secolo, ma tenendo sempre in equilibrio le valutazioni di carattere sociale, economico e ambientale. L’augurio però è che il termine “green” diventi presto inutile e che ogni aspetto della nostra vita comunitaria volga al rispetto della Terra e ad una prospettiva di pace. Come ci ricorda il Papa: «Il mondo cammina grazie allo sguardo di tanti uomini che hanno aperto brecce, che hanno costruito ponti, che hanno sognato e creduto» (Educare alla speranza, Udienza generale 20/9/2017).

 

di Ludovica Tucci
Progetto giovani e ambiente
di Earth Day Italia