· Città del Vaticano ·

Bailamme

Settembre e la pungente bellezza della convalescenza

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24 settembre 2021

Settembre, secondo il poeta Camillo Sbarbaro, possiede “un’arietta” che, a dispetto della sua pochezza (non è neanche “un’aria”) è capace di colmare il cuore dell’uomo. Dice così esattamente: «Una felicità fatta di nulla / mi colma — e non è forse che l’arietta / di questa mattinata di settembre». Settembre, il “mese capodanno”, in questa luce, è simile all’esperienza che fa il convalescente: «Come convalescente ch’esce al sole / la prima volta, tutto quel che vede /gli par di non averlo visto mai, / ad ogni passo scopre nuovo mondo / e di dolcezza quasi piangerebbe». Questo è il jamais vu, il contrario del deja vu, come spiega bene uno scrittore lontano distanze siderali da Sbarbaro, Chuck Palaniuk: «È quando incontri le stesse persone o visiti gli stessi posti in continuazione, ma ogni volta è come fosse la prima. Tutti sono sconosciuti, sempre. Niente risulta mai familiare».

Nel recente viaggio al seguito del Papa a Budapest e in Slovacchia ho percepito questa sensazione propria della convalescenza: un riprendere confidenza con gesti normali, usuali, quasi “antichi”, come il camminare, muoversi, incontrare le persone e soprattutto, come colgono i due letterati, lo stupirsi. Dietro il passo ancora “febbrile” del Santo Padre, che mosso come da un’urgenza impellente, ci spinge di continuo a uscire per il mondo, la percezione è quella di una intensiva “riabilitazione all’umano”, come se i nostri organi, fisici e spirituali, fossero intorpiditi e avessero bisogno di riscaldamento, fisioterapia, esercizio. Il Papa gesuita, esperto di esercizi, ci ricorda che la febbre, la crisi, accompagnata dal sintomo dell’inquietudine, è la condizione abituale di ogni esistenza umana: la febbre e quindi anche la convalescenza.

In questo pezzo di Ventunesimo secolo, segnato dall’avvento di un male nuovo e antico come la pandemia, tutto il mondo, con ritmi diversi, sta vivendo questa doppia esperienza: febbre e convalescenza. La sfida in questo altalenarsi e sovrapporsi a volte convulso delle due situazioni, è mantenere lo stupore, è questa la condizione “fisica” per riconquistare il mondo che, pieno di meraviglie e di pericoli, si spalanca davanti ai nostri occhi colmi di lacrime di dolcezza, ogni giorno.

di Andrea Monda