· Città del Vaticano ·

Vecchie paure nuovi muri

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23 settembre 2021

Non bastavano i muri e i reticolati già esistenti, e nemmeno gli agenti a cavallo entrati in azione con tanto di fruste, peraltro usate senza riguardo, suscitando anche l’indignazione persino della Casa Bianca. Ora per fermare i migranti — in maggioranza haitiani in fuga da un Paese già poverissimo, devastato prima da un violento terremoto, poi da un impietoso tornado e scosso dall’assassinio del presidente — il governatore del Texas, Greg Abbott, ha pensato di inviare al confine con il Messico centinaia di veicoli delle forze dell’ordine dello stato per formare una barricata anti-migranti.

Il risultato è un serpentone di auto dispiegato per diversi chilometri lungo il Rio Bravo. Un «muro di metallo», lo ha definito il governatore repubblicano, insoddisfatto di come l’amministrazione federale sta gestendo la situazione e che per questo intende intraprendere «passi senza precedenti» di fronte alla nuova ondata di migranti — 15.000 in pochi giorni — ammassati nella cittadina di Del Rio. Insomma, nuovi muri per vecchie paure.

L’Alto commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, ha definito “deplorevole” la situazione, esortando gli Stati Uniti a rispettare gli obblighi internazionali, a sospendere le restrizioni applicate alla frontiera e a evitare espulsioni di massa senza un esame delle necessità di protezione dei singoli individui.

Intanto scene di rabbia e disperazione si sono registrate all’aeroporto di Port-au-Prince, dove migranti appena rimpatriati si sono precipitati nuovamente verso l’aereo su cui erano arrivati.

Archiviate la commozione e le espressioni di circostanza seguite alle devastazioni di un’isola allo stremo, a nessuno sembra importare davvero qualcosa del destino di questa martoriata popolazione.