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La Conferenza di Varsavia

Polonia: da una Chiesa impreparata a una Chiesa informata sulla protezione dei minori

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22 settembre 2021

Si chiude oggi a Varsavia la Conferenza sulla salvaguardia dell’infanzia e degli adulti fragili nell’Europa centro-orientale, organizzata dalla Pontificia Commissione per la tutela dei minori e dall’episcopato polacco (Kep). Proprio in quest’ultima nazione, infatti, la crisi causata dagli abusi sessuali sui minori ha trovato la Chiesa e la società impreparate e nelle prime reazioni hanno prevalso meccanismi di negazione. Negli ultimi anni, invece, la Chiesa ha saputo creare un sistema integrato di protezione dei minori e di aiuti alle vittime, grazie alle inchieste giornalistiche e ai chiarissimi impulsi della Santa Sede. È quanto spiegano nell’articolo che pubblichiamo di seguito la presidente del Consiglio di amministrazione della Fondazione San Giuseppe in seno alla Conferenza episcopale di Polonia — co-fondatrice dell’Iniziativa “Feriti nella Chiesa” [«Zranieni w Kościele»], del telefono amico e dell’organizzazione Mondo cattolico in sostegno alle persone colpite dalla violenza sessuale nella Chiesa — e il sacerdote direttore dell’Ufficio del delegato Kep per la Protezione dell’infanzia e della gioventù, docente alle Pontificie Università Giovanni Paolo ii a Cracovia e della Santa Croce a Roma.

In Polonia, la Chiesa è entrata nel xxi secolo con il sentimento del successo raggiunto e dell’orgoglio. Questo sentimento aveva i suoi motivi nella storia remota e più recente del Paese. Fino al 1918, per i ben 123 anni in cui lo Stato, spartito tra le potenze confinanti, fu cancellato, la Chiesa cattolica aveva costituito per i polacchi il baluardo della libertà e aveva contribuito alla sopravvivenza della lingua e della cultura della nazione, e anche alla speranza dell’indipendenza. Nel periodo della Seconda guerra mondiale, non mancarono atteggiamenti eroici di molti sacerdoti e laici cattolici.

Dopo il 1945, quando la Polonia si trovò nella zona d’influenza dell’Unione Sovietica, la Chiesa fu vicina alla gente, cercando di preservare autonomia e di rivendicare la dignità e i diritti dell’uomo.

In questo contesto crebbe Karol Wojtyła - san Giovanni Paolo ii . I pellegrinaggi del Papa nella sua Patria contribuirono al risveglio spirituale dei polacchi, stimolarono la crescita del senso di unità nazionale e rafforzarono il ruolo della Chiesa nella vita sociale. Nell’Europa, dove da molti decenni era in atto un processo di secolarizzazione, la Polonia rimaneva un Paese in cui i battezzati costituivano oltre il 90% della popolazione, di cui quasi metà praticava regolarmente, e i seminari si riempivano di candidati al sacerdozio. L’autorità morale di un presbitero era indiscussa nella società polacca.

Questa legittima sensazione di successo e di orgoglio ha reso difficile misurarsi con la verità degli abusi sui minori commessi da membri del clero. Infatti, è stato difficile ammettere, prendere coscienza che nella medesima Chiesa avvenissero anche dei crimini così terribili contro i minori. Perciò le prime notizie dei media sugli abusi sessuali contro minori compiuti dai membri del clero suscitarono tra i sacerdoti e i laici in Polonia un’istintiva reazione difensiva. Furono trattate come un attacco dei media nemici e un’ennesima espressione della lotta contro la Chiesa, ben nota dai tempi del comunismo.

Catalizzatori di necessari cambiamenti

Un colpo tremendo per l’opinione pubblica furono le storie, rivelate dai media, dei due sacerdoti polacchi che lavoravano nella Repubblica Dominicana: il nunzio apostolico e un missionario, accusati di molestare sessualmente i minori (2013). Sono stati un autentico terremoto i film dei fratelli Sekielski pubblicati su YouTube: Però non dirlo a nessuno (2019) e Giocare a nascondino (2020). Oggi bisogna onestamente riconoscere che la voce dei giornalisti ha costituito un fattore fondamentale che ha mobilitato la Chiesa in Polonia nel misurarsi con il male dell’abuso sessuale.

Fattori non meno importanti che hanno influito sul cambiamento dell’approccio della Chiesa al dramma degli abusi sessuali sui minori sono state le decisioni della Santa Sede e le trasformazioni in atto nella Chiesa. Lo dimostrano due esempi. Il primo è la storia della redazione di un documento che definisse le regole dei procedimenti diocesani in Polonia nei casi di accuse di abuso sessuale contro un sacerdote. La prima versione del documento fu approvata dall’episcopato polacco già nel 2009, ma le regole erano di natura riservata, non erano rese pubbliche. Soltanto in risposta alla raccomandazione della Congregazione per la dottrina della fede del 2011, la Conferenza episcopale polacca (Kep) ha adottato nell’ottobre 2014 e pubblicato due documenti che tuttora tracciano la linea d’azione della Chiesa in Polonia.

Un altro esempio riguarda i delegati per la protezione di bambini e adolescenti, responsabili della ricezione delle denunce. Sebbene i delegati siano stati nominati dai vescovi e dei superiori generali degli ordini religiosi già verso la fine del 2014, negli anni seguenti i dati per contattarli non risultavano ancora pubblicati sui siti web ufficiali di molte diocesi e di diversi ordini religiosi. La pubblicazione di questi dati è diventata uno standard generale soltanto nel 2019, quando il motu proprio Vos estis lux mundi di Papa Francesco è entrato in vigore.

Le statistiche
della vergogna

Verso la fine del 2018 la Kep ha deciso di portare a termine le prime indagini statistiche iniziate nel 2014. Il rapporto elaborato e pubblicato nel marzo 2019 ha mostrato che nel periodo dal 1° gennaio 1990 al 30 giugno 2018, 382 sacerdoti e religiosi sono stati accusati di abusi sessuali su minori (sotto i 18 anni). L’indagine ha rivelato che, dal 1950 fino alla metà del 2018, la Chiesa sapeva di almeno 661 persone minorenni abusate sessualmente. Il rapporto ha dimostrato pure che il numero di segnalazioni è cresciuto con il passare degli anni. Ma la vera ondata delle rivelazioni è stata evidenziata nel successivo rapporto pubblicato nel giugno 2021. Nel periodo di due anni e mezzo preso in esame (dal 1° luglio 2018 al 31 dicembre 2020), erano giunte 368 denunce riguardanti abusi sessuali su minori, che accusavano 292 sacerdoti e religiosi e riguardavano fatti accaduti negli anni 1958-2020.

Presentando il rapporto, l’arcivescovo Wojciech Polak, primate di Polonia e delegato della Kep per la protezione dell’infanzia e della gioventù, si è rivolto direttamente a tutte le vittime e a tutte le persone scandalizzate dal male perpetrato nella Chiesa, ancora una volta chiedendo loro perdono. Ha detto, tra l’altro: «Ascoltando le storie delle persone traumatizzate dagli abusi sessuali perpetrati dai sacerdoti, secolari e regolari, da un lato sentiamo una grande vergogna, un immenso dolore e compassione. Dall’altro siamo grati ed esprimiamo il nostro rispetto per coloro che hanno deciso di raccontare il male subìto, rivelando le proprie traumatiche storie, spesso solo dopo anni».

Un sistema di aiuto
in costruzione

«L’indagine svolta mostra anche, che la Chiesa in cui un tempo è stato compiuto il male, oggi diventa luogo dell’ascolto e dell’aiuto, della ricerca della verità e della giustizia», ha aggiunto l’arcivescovo Polak. I lavori sono cominciati nel 2013 con la nomina, da parte dell’episcopato polacco, del sacerdote gesuita Adam Żak a coordinatore della Kep per la protezione dell’infanzia e della gioventù. Grazie alle azioni da lui intraprese, nella Chiesa si è riusciti a sviluppare un sistema integrato, locale e nazionale, per la protezione dei minori e l’aiuto alle vittime degli abusi sessuali. Quello locale è il livello chiave, perché è attivo nelle diocesi e nelle province di ordini religiosi. Ne fanno parte:

1. Delegati e delegate (116) autorizzati ad accogliere le segnalazioni degli abusi, avviare azioni adeguate richieste dalle leggi ecclesiastiche e civili, ed aiutare le vittime a ricevere un sostegno psicologico, legale e pastorale;

2. Pastori (70) il cui compito è offrire aiuto pastorale e sostegno spirituale alle vittime, ai loro famigliari e alle comunità colpite dallo scandalo, e collaborare alla preparazione della giornata di preghiera e penitenza per il peccato e il crimine dell’abuso sessuale sui minori;

3. Curatori (86) che accompagnano il sacerdote accusato per aiutarlo a comprendere e osservare le limitazioni prescritte e, dopo un’eventuale condanna, lo aiutano a cambiare il modello di vita in modo che non faccia mai più male a nessuno;

4. Persone responsabili per la prevenzione.

Questo sistema locale di reazione e prevenzione, attivo nelle diocesi e negli ordini religiosi, è sostenuto, rafforzato, monitorato e sviluppato a livello nazionale. Lo compongono:

1. il delegato Kep per la protezione dell’infanzia e della gioventù (da marzo 2019 è l’arcivescovo Wojciech Polak, primate di Polonia), responsabile per l’aspetto giuridico-canonico e organizzativo-comunicativo;

2. il coordinatore Kep per la protezione dell’infanzia e della gioventù (da giugno 2013 è padre Adam Żak), che è responsabile per l’aspetto sostanziale del funzionamento del sistema di protezione dell’infanzia e della gioventù contro gli abusi sessuali;

3. la Fondazione San Giuseppe, finanziata con i contributi annuali di sacerdoti e vescovi (costituita nell’ottobre 2019) per prestare aiuto alle vittime di abusi sessuali, e anche sostenere la creazione delle strutture responsabili del contrasto agli abusi sessuali e dell’aiuto alle vittime;

4. il Centro per la tutela dell’infanzia (Cod, nato nel marzo 2014 presso l’Accademia Ignatianum a Cracovia), che supporta il sistema di protezione dei minori mediante attività educative, concettuali, scientifiche e preventive al fine di creare ambienti sicuri per bambini e adolescenti.

Il Campo sperimentale
«Vos estis lux mundi»

Recentemente la Chiesa polacca è diventata un campo sperimentale dell’applicazione del motu proprio di Papa Francesco Vos estis lux mundi. Dal momento della sua entrata in vigore, nei confronti dei vescovi polacchi sono stati avviati oltre una decina di procedimenti di verifica. Dodici di questi procedimenti sono stati già conclusi, in undici dei quali le negligenze sono state accertate e ai vescovi sono state imposte sanzioni penali e penitenziali, mentre in un caso le accuse sono state respinte. Gli altri procedimenti sono tuttora in corso.

Il processo di purificazione, per quanto doloroso e difficile per la Chiesa polacca, sta andando avanti. Molte persone si sentono offese non solo dal male compiuto, ma anche — anzi, spesso ancora di più — dall’approccio dei responsabili ecclesiali. Soltanto attenendosi alla verità, cercando giustizia e assumendosi la responsabilità di chiarire tutti i crimini e le negligenze, la Chiesa in Polonia può fermare il processo di perdita della fiducia e della credi-bilità.

di Marta Titaniec e Piotr Studnicki