· Città del Vaticano ·

La Settimana sociale ecumenica internazionale tenutasi in Ucraina

Con una sola voce

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
20 settembre 2021

L’Ucraina, per secoli definita il “granaio d’Europa” grazie ai suoi terreni fertili, è un Paese potenzialmente molto ricco. Gli ucraini credono che, nonostante i problemi economici e sociali e il conflitto nell’est del Paese, riusciranno a prendere in mano il proprio destino, sviluppando a pieno le proprie potenzialità, preservando la bellezza della natura e garantendo l’utilizzo equo e sostenibile delle risorse naturali.

Il contributo delle Chiese

Un contributo importante alla costruzione della pace e del benessere del Paese est-europeo, che ha ottenuto l’indipendenza nel 1991, può venire anche dalle Chiese cristiane e da realtà di altre religioni. Ispirandosi alle parole di San Giovanni Paolo ii , che nel corso della sua visita in Ucraina 20 anni fa la definì “laboratorio di ecumenismo”, l’Istituto di studi ecumenici dell’Università cattolica di Lviv (Ucu) cerca di creare un terreno fertile per coltivare il dialogo tra le Chiese e tra le religioni, in modo da far sentire la loro voce nella società contemporanea. Ogni anno, a partire dal 2008, l’Istituto organizza la Settimana sociale ecumenica, forum internazionale al quale partecipano i rappresentanti del mondo accademico, delle Chiese, delle autorità pubbliche, delle organizzazioni caritative e dei media per discutere e risolvere questioni sociali, sulla base dei principi del bene comune e della Dottrina sociale della Chiesa.

Ascoltare il grido della terra

«Rivolgiamo, a quanti occupano una posizione di rilievo in ambito sociale, economico, politico e culturale, un urgente appello a prestare responsabilmente ascolto al grido della terra e ad attendere ai bisogni di chi è marginalizzato, ma soprattutto a rispondere alla supplica di tanti e a sostenere il consenso globale perché venga risanato il creato ferito»: questo passaggio del messaggio di Papa Francesco e del Patriarca Ecumenico Bartolomeo i per la Giornata mondiale di preghiera per il creato del 2017 ha ispirato la xiii edizione della Settimana sociale ecumenica, celebrata lo scorso anno sul tema «Sentire il grido della terra. Ecologia integrale in azione», nel corso dell’Anno Laudato si’. L’evento, che si è svolto quasi interamente online a causa dell’emergenza covid, è stato organizzato in collaborazione con la Fondazione Konrad Adenauer e le autorità civili di Lviv.

A guidare inoltre la riflessione, anche la convinzione — espressa nell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco — che «la maggior parte degli abitanti del pianeta si dichiarano credenti, e questo dovrebbe spingere le religioni ad entrare in un dialogo tra loro orientato alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternità» (201).

Aiutare le Chiese a far sentire
la loro voce nella società

Nel corso dei quattro giorni, i partecipanti — ambientalisti, imprenditori, scienziati, teologi, rappresentanti delle autorità civili e dei media — hanno preso parte a circa 20 incontri sul web, confrontandosi sui temi dell’ecologia integrale e cercando risposte alle attuali sfide ecologiche.

«Il tema dell’ambiente — spiega la coordinatrice della Settimana sociale ecumenica, Iryna Kitura — unisce tutti ed è importante per tutti. È interessante notare che durante la preparazione del forum, abbiamo capito che alcuni dei partecipanti sapevano poco o nulla delle iniziative della Chiesa nel campo della protezione dell’ambiente. Durante la Settimana sociale ecumenica, sono stati presentati riflessioni e progetti pratici nell’ambito ecologico elaborati da protestanti, cattolici, ortodossi e musulmani. E questo è uno dei nostri compiti: aiutare le Chiese e le realtà ecclesiali a far sentire più forte la loro voce. È anche un’opportunità per le Chiese di collaborare tra di loro, di ascoltare attivisti, uomini d’affari, educatori ed altri partecipanti».

La terra ci unisce tutti

A prendere parte alla conferenza, anche il cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, e l’arcidiacono John Chryssavgis, consigliere per l’ambiente del Patriarca ecumenico Bartolomeo i.

Il porporato, nel suo intervento, ha sottolineato come la natura non possa essere considerata «qualcosa di separato da noi stessi: facciamo parte della natura e per questo — ha aggiunto — non possiamo comportarci da padroni che abusano di essa». «Sono arrivato a credere — ha detto da parte sua l’arcidiacono Chryssavgis — che nel nostro rapporto con la creazione siamo chiamati ad evocare e affermare la nostra interconnessione con il resto del mondo. Questo è ciò che chiamerei l’imperativo ecumenico della cura del creato. Perché questa percezione di interconnessione ci ricorda che la terra ci unisce tutti, prima e al di là di ogni differenza dottrinale, politica, razziale o di altro genere».

Negli ultimi anni, oltre alle Chiese cristiane, alla Settimana sociale ecumenica partecipano anche i rappresentanti di altre religioni. «Come diciamo noi musulmani — ha sottolineato lo sceicco Said Ismagilov, mufti dell’Amministrazione spirituale dei musulmani dell’Ucraina “Ummah” — non abbiamo un posto dove scappare da questo pianeta, vivremo tutti insieme. Pertanto, se viviamo tutti insieme, abbiamo bisogno di trovare un linguaggio comune, di lavorare insieme, anche per proteggere le risorse, per proteggere ciò che Dio ci ha dato per il bene dell’umanità».

La sinfonia delle religioni

«L’Ucraina e, in particolare, Lviv sono — spiega Pavlo Smytsnyuk, direttore dell’Istituto di studi ecumenici, fondato 15 anni fa — luoghi unici dal punto di vista dell’ecumenismo. Da un lato, su questa terra ci sono stati molti conflitti tra le religioni e le confessioni, alcuni continuano ancora oggi. D’altra parte, l’Ucraina è un Paese pluralistico, qui nessuna denominazione ha la maggioranza. Ecco perché le confessioni devono collaborare per far sentire la propria voce». Uno dei modi per portare allo stesso tavolo i rappresentanti di diverse confessioni e diverse religioni, osserva Smytsnyuk, consiste nel parlare di temi sociali «in modo che la voce della religione suoni come un’unica sinfonia», affinché le Chiese e le religioni possano contribuire allo sviluppo, alla pace e al benessere.

«L’Ucraina è sopravvissuta alla catastrofe di Chernobyl e — continua il teologo — adesso vive in un periodo di conflitto militare nell’est. È un Paese in cui le Chiese e la società vogliono uscire da questo circolo vizioso e dare il proprio contributo ad altre Chiese, religioni e società. E per noi, il sostegno della comunità mondiale in ciò che facciamo è estremamente importante e siamo davvero felici di condividere i nostri doni con gli altri».

Continuando la riflessione
sulla «Laudato si’»

Nonostante la modalità online per le disposizioni anticovid, la Settimana sociale ecumenica dell’anno scorso, dedicata ai temi dell’ecologia integrale, ha suscitato grande entusiasmo tra i partecipanti che rappresentavano 15 Paesi del mondo. Cogliendo il loro invito e rimanendo nell’ambito dell’enciclica del 2015 del Pontefice, l’Istituto di studi ecumenici ha deciso di dedicare la xiv edizione al tema «Promuovere il bene comune: verso lo sviluppo sostenibile»: l’appuntamento è fissato a Lviv — online e in presenza — dal 5 al 9 ottobre prossimi.

di Svitlana Dukhovych