· Città del Vaticano ·

Storie di riscatto e speranza

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
15 settembre 2021

A presentare a Papa Francesco il quadro delle difficoltà ma anche delle speranze dei rom sono stati due testimoni. Per primo ha preso la parola Ján Hero, ingegnere, 61 anni, che proviene da un insediamento rom a Medovarce, nella regione di Krupina. Sposato con Beáta, hanno cinque figli.

«Molti dei rom della Slovacchia, e alcuni di questo quartiere, si ricordano ancora con vivacità
il momento del bell’incontro con lei durante il pellegrinaggio dei rom a Roma, sei anni fa» ha detto rivolgendosi a Francesco. «In quella occasione, lei ci ha assicurato l’amore della Chiesa e, al termine del suo discorso, ci ha incoraggiato con le parole di san Paolo vi , nel suo memorabile incontro con i rom, 56 anni fa: “Nella Chiesa voi non siete alla periferia, ma in certo senso, siete in centro, voi siete nel cuore. Siete nel cuore della Chiesa”».

«Siamo molto felici — ha proseguito Hero — che lei, come successore di san Pietro apostolo, confermi queste parole con la sua visita in Slovacchia e, in modo speciale, in questo incontro con la comunità dei rom». La pandemia, ha proseguito, «ha toccato in modo sofferente anche i rom in tutta l’Europa». Proprio in questa prospettiva «vediamo la sua visita come manifestazione di interesse e conferma dell’amore incondizionato di Dio per la comunità dei rom in Slovacchia e per i rom in tutto il mondo. Abbiamo la speranza che la sua missione oggi qui, in mezzo a noi, in questo luogo, ci aiuti ad accendere una fede più grande e una determinazione più stabile a trasformare la nostra vita personale e spirituale verso il meglio».

Con questo spirito, ha fatto presente Hero al Papa, «le diamo un cordiale benvenuto in mezzo a noi con l’aspettativa che le sue parole e preghiere ci portino certezza interna che il cammino della fede sia un punto di partenza per la nostra vita, per le nostre relazioni nelle nostre famiglie e per migliorare il livello sociale e comunitario della vita. Crediamo che Gesù Cristo ci aiuti a superare le tensioni nella convivenza con la maggioranza e con altri gruppi etnici».

In conclusione Ján ha chiesto al Papa di pregare «la nostra Madre celeste Vergine Maria affinché anche dalle nostre famiglie escano veri discepoli di Gesù Cristo, portatori della pace, dell’amore e della speranza. Le assicuriamo anche le nostre preghiere per lei e per il suo servizio per tutta la Chiesa».

Hanno preso, quindi, la parola Nikola e René Harakaly, che vivono nel quartiere Luník ix . Nikola ha 28 anni, René 29 anni. Hanno due figli: Filip ha 3 anni e Simon un anno e mezzo.

«Mio marito e io — ha detto René al Papa — siamo cresciuti in questo quartiere, qui abbiamo giocato e frequentato la scuola. Crescere in questo quartiere è difficile, però, grazie alla Chiesa e ai salesiani abbiamo vissuto l’adolescenza in un modo più bello e più significativo. Si dedicavano a noi, si fidavano di noi, e questo ha influenzato il nostro desiderio di ottenere l’istruzione, anche se ciò era spesso difficile. Anche i nostri genitori ci incoraggiavano ad andare controcorrente».

«I sacerdoti — ha raccontato la donna a Francesco — ci hanno preparati alla Prima Comunione, alla Cresima e al Matrimonio, hanno battezzato pure i nostri figli. Ci hanno diretti anche al servizio altruistico. Per vari anni abbiamo svolto volontariamente il servizio di animatori».

«Siamo maturati e ambedue abbiamo trovato un lavoro» ha proseguito René. «Con l’aiuto di Dio — ha continuato — mi sono laureata alla facoltà di pedagogia, con lo studio a distanza. Con mio marito desideravamo lasciare questo quartiere, ma non sapevamo come. I salesiani ci hanno dato la speranza di realizzarlo. Abbiamo preso un mutuo, abbiamo comprato un appartamento e ci siamo spostati in un altro quartiere di Košice. Oggi, grazie a tutto questo, ai nostri figli offriamo una vita più felice, più degna e più pacifica».

«I nostri genitori, fratelli e amici continuano a vivere in questo quartiere» ha concluso, auspicando: «Speriamo che la sua visita porti una nuova speranza e passione per la trasformazione interiore a quanti lei oggi parlerà».