· Città del Vaticano ·

Inquietudini e attese della gioventù

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15 settembre 2021

Tre giovani hanno presentato a Papa Francesco le loro testimonianze per porgli altrettante domande dirette su questioni fondamentali per la vita spirituale e sociale: «Come un giovane dovrebbe superare gli ostacoli sulla via verso la misericordia di Dio? Come dovremmo sollecitare i giovani a credere nel valore dell’amore casto? Come si devono incoraggiare i giovani a non temere di abbracciare la croce nella loro vita?».

«La misericordia di Dio» è stato il filo conduttore della prima testimonianza, presentata a Francesco da Petra Filová, originaria di Košice, 29 anni, studentessa di educazione religiosa nella facoltà di Teologia di Košice - Università Cattolica di Ružomberok. Petra partecipa alle attività del Centro pastorale universitario.

«Il sacramento della riconciliazione ha cambiato la mia vita» ha detto al Papa. È stato «il momento in cui ho riconosciuto il motivo della passione di Gesù sulla croce per me. Da quando ero piccola vedevo Gesù sulla croce — a casa, a scuola, in chiesa — ma non mi rendevo conto del senso del suo sacrificio. Nella mia vita c’è stato un lungo periodo nel quale vivevo senza il sacramento della confessione, proprio durante la mia preparazione alla cresima. Esteriormente ero una cresimanda ideale. Non avevo problemi con le conoscenze del catechismo, ero attiva nelle celebrazioni liturgiche. A prima vista tutto era perfetto. Ma per tutto quel tempo ero, come ha detto Gesù, “un sepolcro imbiancato”. Dal di fuori successo e perfezione, ma nell’interiorità un vuoto mortale».

«Poi è arrivato il momento della confessione prima della cresima» ha raccontato, spiegando: «Ho scelto per la mia confessione la cattedrale di Košice, per la massima anonimità. Volevo confessarmi a un prete che non mi aveva mai visto prima e magari mai mi avrebbe visto più. Quando stavo confessando i miei peccati, mi aspettavo grandi rimproveri e sdegno, ma niente di questo è accaduto. Il prete era felice che fossi arrivata, e per la penitenza mi ha fatto pregare un Padre Nostro. Quando ho finito la confessione, mi sono seduta nella cattedrale e ho cominciato a pregare il Padre Nostro — una volta, due volte, tre volte... — e ho pregato il Padre Nostro forse trenta volte. A me questa confessione e la gentilezza del prete e quella invocazione di Dio come Padre ha fatto risuscitare il cuore».

«Il giorno dopo ho ricevuto la cresima e mi sentivo molto felice» ha confidato Petra. «La gioia e il fuoco dello Spirito Santo fino adesso — ha detto — vivono nel mio cuore. Ed è proprio la ragione per cui ho bisogno ancora di ricevere il sacramento della confessione, per purificare il mio cuore dal peccato e riempirlo di Spirito Santo. Oltre questo mi riempie il grande desiderio di servire e parlare di Gesù. Nella mia vita poi è cambiato tutto, perché sono cambiata. L’essenziale è il cambiamento del mio atteggiamento verso il peccato. So che non voglio vivere nel peccato. Non voglio essere “un sepolcro imbiancato”. Comprendo perché Gesù ha sofferto sulla croce».

«Il valore dell’amore casto» è stato il tema affrontato, nella seconda testimonianza, da Peter Lešak, 37 anni, orginario di Brezno. Ha studiato all’Università Matej Bel di Banská Bystrica. Sua moglie Zuzana ha 36 anni e proviene da Zvolen. Hanno tre figlie: Sofia (9 anni), Lujza (7 anni) e Mária Anna (4 anni). Stanno aspettando, a giorni, la nascita di un bambino. Peter è il manager di un’azienda che si occupa di costruzioni ecologiche.

«Con mia moglie Zuzka ci siamo incontrati tredici anni fa» ha raccontato. «Dopo i miei studi universitari — ha ricordato — abbiamo iniziato la nostra relazione e per la prima volta siamo andati al pellegrinaggio a Vysoká nad Uhom per pregare la beata Anna Kolesárová. Zuzka era una fedele praticante, ma io ero un ragazzo mondano. La storia della beata Anna e la sua difesa della castità hanno toccato fortemente i nostri cuori. Per me allora era una cosa impensabile preferire di perdere la vita per non perdere la propria innocenza. Abbiamo cominciato a percepire questo dono di Dio con occhi totalmente nuovi. Ambedue eravamo feriti dai nostri rapporti del passato e non volevamo ripetere gli stessi errori. Io ho vissuto le mie prime esperienze di contatto con Dio in compagnia di giovani fedeli e ho compreso il vero senso della vita che cercavo da tanto tempo».

«Mia moglie Zuzka ha consegnato tutto il suo passato e i rapporti superficiali nella confessione sacramentale, ha ricevuto la guarigione del perdono e la volontà di ricominciare» ha proseguito Peter. «Ha pregato la beata Anna davanti alla sua tomba per tutto il pellegrinaggio — ha detto — e ha riflettuto pure come dirmi della sua esigenza del rapporto casto con me. Un “miracolo” è stato per lei che io l’abbia proposto per primo. Grazie alla beata Anna noi abbiamo riscoperto e compreso il valore della castità nella relazione e l’abbiamo mantenuta fino al nostro matrimonio. Senza la beata Anna forse il nostro rapporto sarebbe andato in tutt’altra direzione e forse non saremmo rimasti molto tempo insieme».

«Riconoscevamo e riconosciamo la grazia dell’intercessione di Anna per il nostro amore. Io poi ho totalmente cambiato la mia vita» ha confidato ancora Peter. «I miei amici e i miei genitori — ha continuato — non mi riconoscevano più. Dopo un anno di preparazione ho ricevuto la prima santa confessione e ho ricevuto Gesù eucaristico. Poi ci siamo sposati. Oggi stiamo insieme già da undici anni. A casa abbiamo un’immagine e una reliquia della beata Anna come ricordo della sua beatificazione, ma soprattutto la portiamo nei nostri cuori. La preghiamo e crediamo che interceda per noi e per gli altri presso il Padre celeste. Ringraziamo Dio e Anna per il nostro amore, per le nostre tre figlie a il quarto bambino che sta per nascere. Grazie ad Anna — ha concluso Peter — noi sappiamo come spiegare il dono della castità alle nostre tre figlie, che conoscono già la sua storia e, Dio volendo, la visiteranno anche a Vysoká nad Uhom».

«Abbracciare la croce», infine, è stato il tema della terza e ultima testimonianza, presentata al Papa da Peter Liška con sua moglie Lenka. Peter, 33 anni, viene dalla parrocchia di Plavnica, mentre Lenka, 35 anni, dalla parrocchia di Kobyly (entrambe le parrocchie sono nell’arcidiocesi di Košice). Entrambi hanno studiato a Košice. Peter è dentista, Lenka è insegnante. Attualmente vivono a Banská Bystrica, dove si sono trasferiti per lavoro. Hanno tre figli: Eliška (7 anni), Emanuel (5 anni) e Lenka (2 anni). Sono attivamente coinvolti in varie comunità spirituali.

«Da ragazzo — ha raccontato Peter al Papa — ho avuto un’infanzia dura. A dodici anni ho perso la mamma. La vita in famiglia era spesso come una croce pesante. Da giovane ho vissuto una vita piena di peccati fino al mio arrivo a Košice per gli studi. Qui ho incontrato una comunità di giovani credenti e di preti zelanti e la mia vita ha cominciato a cambiare».

«Proprio nel gruppo di giovani credenti» i due si sono conosciuti e, ha detto Lenka, «abbiamo cominciato a uscire insieme, ma la nostra relazione non era semplice. Le ferite del passato portavano molte perplessità e difficoltà, al punto che ci siamo lasciati. La nostra relazione — ha confidato — non era sempre romantica, ma spesso anche dolorosa. Ma nel centro pastorale giovanile presso l’università abbiamo trovato sempre accoglienza. Poi, a Vysoká nad Uhom, davanti alla beata Anna Kolesárová, abbiamo imparato che cosa significa il servizio disinteressato, la fede viva, il cuore gioioso e il tesoro della castità. Nonostante tante difficoltà sentivamo sincero amore reciproco e così, nove anni fa, ci siamo promessi fedeltà per sempre nel sacramento del matrimonio».

«La nostra vita non era facile» ha detto Peter riprendendo la parola. «All’inizio — ha raccontato — eravamo alla ricerca di un buon lavoro e io mi sono ammalato gravemente. Ero in pericolo di vita e spesso toccavamo il fondo delle nostre forze. Gesù, però, nel momento più difficile, ci ha manifestato quanto ci ama e che è morto sulla croce per noi. In quel momento abbiamo ricevuto anche la reliquia della beata Anna Kolesárová, alla quale sempre siamo stati devoti. Dopo cinque anni di tribolazioni, è avvenuta la liberazione da quella malattia. Adesso godo di nuovo di buona salute e vivo nella gioia con tutta la mia famiglia. Lavoro come medico, mia moglie Lenka è insegnante e abbiamo tre meravigliosi figli».

Lenka ha concluso questa testimonianza con un ringraziamento a «Dio per la sua provvidente cura, con la quale ci guida sulla strada della vita. Lo ringraziamo anche per la croce. Ringraziamo la beata Anna per la sua intercessione. Ringraziamo la comunità dei giovani credenti e i sacerdoti attenti per aver orientato la nostra strada».