· Città del Vaticano ·

I primi incontri a Bratislava

Un popolo dal volto giovane e dalle radici antiche

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
13 settembre 2021

«Pellegrino a Bratislava, abbraccio con affetto il popolo slovacco e prego per questo Paese dalle radici antiche e dal volto giovane, perché sia un messaggio di fraternità e di pace nel cuore dell’Europa». Lo ha scritto stamane, lunedì 13 settembre, Papa Francesco sul libro d’onore del Palazzo presidenziale della capitale slovacca, sintetizzando così il senso della visita al Paese iniziata ieri pomeriggio. Francesco vi è infatti giunto in aereo alle 15.30 di domenica, proveniente da Budapest dove aveva celebrato la messa di chiusura del 52° Congresso eucaristico internazionale.

Dopo il congedo dalla capitale ungherese e appena mezz’ora di volo, l’airbus a320 dell’Alitalia con a bordo il Pontefice si è fermato nell’assolata piazzola riservata al cerimoniale dell’aeroporto della capitale Bratislava. L’antica Brezalauspurc nel corso della storia è stata denominata in vari modi — tra cui Pressburg in tedesco e Pozsony in ungherese — e ha assunto l’attuale nome da appena un secolo, il 6 marzo 1919.

Il nunzio apostolico Giacomo Guido Ottonello e il capo del Protocollo slovacco sono saliti a bordo dalla scala anteriore per salutare il Papa, che una volta sceso è stato accolto dalla presidente della Repubblica, Zuzana Čaputová, e da due bambini in abito tradizionale, i quali gli hanno offerto pane e sale, simboli di ospitalità nelle terre slave, e un mazzo di fiori.

Dopo la presentazione delle rispettive delegazioni alla presenza di un picchetto d’onore di militari in alta uniforme, in due auto separate, la presidente e il Papa si sono recati nella sala vip dello scalo per un breve incontro.

Dietro le transenne — nel rispetto delle misure antiassembramento volte a contrastare il covid-19 — tanta gente, incoraggiata anche dal bel tempo, sventolava bandierine con i colori del Vaticano e della Slovacchia, gridando «Viva il Papa». Un’accoglienza popolare, in semplicità, che si è vista anche lungo le strade attraversate dal corteo pontificio diretto alla nunziatura — dove Francesco risiede durante il soggiorno in questo Paese — in cui si sono uniti al seguito papale gli arcivescovi Ottonello e Stanislav Zvolenský, metropolita di Bratislava e presidente della Conferenza episcopale nazionale; monsignor Andriy Yevchuk, segretario di nunziatura e i sacerdoti Ivan Ružička, coordinatore locale, e Ján Bittšanský, con funzioni di interprete.

Raggiunta in macchina la sede della rappresentanza pontificia, in un tranquillo quartiere collinare della capitale immerso nel verde, il Pontefice ha pronunciato il primo discorso della tappa slovacca del viaggio, incontrando il Consiglio ecumenico delle Chiese nella Repubblica Slovacca (Eccsr), che riunisce le 11 Chiese e comunità non cattoliche del Paese: da quella Evangelica luterana di confessione augustana, il cui vescovo generale Ivan Eľko — in qualità di presidente dell’Eccsr — ha rivolto un saluto al Santo Padre, a quella ortodossa, rappresentata da Sua Beatitudine Ratislav, metropolita delle terre Ceche e della Slovacchia; da quella dei Fratelli, a quella Evangelica metodista, da quella Hussita all’Unità fraterna dei Battisti, dalla Chiesa cristiana Riformata a quella Vetero cattolica a quella Apostolica. Presente anche una rappresentanza dell’Unione centrale delle comunità religiose ebraiche.

Citando Dostoevskij e i versi di una poesia di Samo Chalupka Mor ho! che i bambini slovacchi imparano a scuola, oltre a ricordare l’opera evangelizzatrice dei santi Cirillo e Metodio, il Pontefice ha auspicato un’Europa libera da ideologie. Alla fine si è scusato per aver pronunciato il discorso stando seduto: «Non ho 15 anni», ha spiegato.

«Nel bene di uno
il bene di tutti»

Durante l’appuntamento di preghiera ecumenica i presenti hanno recitato insieme il Salmo 103 («Benedici il Signore anima mia») nella traduzione interconfessionale corrente. In dono al Papa è stato consegnato un quadro che raffigura la nascita della Chiesa universale, parte dell’antica storia del protestantesimo in Slovacchia, insieme a un manuale con la spiegazione dell’opera, nel quale è riportata la frase: «Nel bene di uno, è nascosto il bene di tutti». Infine, a conclusione di una lunga e faticosa giornata, scandita da due trasferimenti aerei verso altrettante capitali europee, Francesco ha dialogato in privato per oltre un’ora, sempre in nunziatura — secondo quella che ormai è una prassi durante i viaggi all’estero — con una cinquantina di confratelli della Compagnia di Gesù che operano nel Paese, in cui oggi vivono circa cinque milioni e mezzo di persone, delle quali poco più di quattrocentomila nella capitale; Košice, la seconda città, si ferma a 240mila; la terza, Prešov, non raggiunge i centomila.

Dalla stessa rappresentanza pontificia stamane, dopo aver celebrato la messa in privato nella cappella, il vescovo di Roma in automobile ha raggiunto il Palazzo presidenziale per gli incontri protocollari con cui si è aperta la seconda giornata del viaggio. La residenza Grassalkovich si trova di fronte alla piazza Hodžovo Námestie, dove Joseph Haydn presentò in anteprima alcune delle sue opere musicali. Quartier generale tedesco durante la seconda guerra mondiale e poi di Pionieri e Gioventù di Klement Gottwald durante il comunismo, oggi i suoi giardini sono stati trasformati in un parco pubblico molto frequentato, in cui la moderna Fontana “Terra - Pianeta della Pace”, che rappresenta il globo adornato da colombe in bassorilievo, riflette l’indole pacifica e ospitale di questa gente.

Nel corso della cerimonia di benvenuto, ancora una volta la presidente della Repubblica ha accolto il Papa insieme con due bambini in abito tradizionale che hanno offerto pane e sale. Al termine degli inni, del picchetto militare con l’onore alle bandiere e della presentazione delle delegazioni, la signora Čaputová e il Pontefice si sono ritirati nella Sala d’oro del Palazzo presidenziale per l’incontro privato, sigillato dalla firma del Libro d’onore. Quindi il capo dello Stato ha accompagnato il Pontefice nell’adiacente Sala verde, dov’è avvenuto lo scambio dei doni. Francesco ha offerto una formella della medaglia del viaggio riproducente la Madonna dei sette Dolori, patrona del Paese. Dietro l’immagine della Vergine venerata nel santuario di Šaštín, la croce doppia dello stemma e della bandiera slovacchi, che richiamano la forte identità cristiana di questo Paese. E ai colori del vessillo nazionale ha fatto riferimento il Papa nel suo discorso, il primo di questa seconda giornata del viaggio, pronunciato dopo il saluto della presidente — ascoltato indossando un paio di vistose cuffie per la traduzione — nel giardino della residenza, durante l’incontro con le autorità, con la società civile e con il corpo diplomatico accreditato a Bratislava. In questa “Terra di mezzo”, un tempo confine dell’Impero romano, luogo d’interazione tra cristianesimo occidentale e orientale — ha ricordato — «dalla grande Moravia al Regno ungherese, dalla Repubblica cecoslovacca a oggi, avete saputo, tra non poche prove, integrarvi in modo essenzialmente pacifico». Da qui l’esortazione agli slovacchi a essere messaggeri «di pace nel cuore dell’Europa» secondo quanto «suggerisce la grande striscia blu della bandiera» slovacca, che — ha spiegato — «simboleggia la fratellanza con i popoli slavi».

Ancora in automobile, infine, Papa Bergoglio si è recato nella cattedrale di San Martino per incontrarvi i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e i catechisti. Accolto all’ingresso dall’arcivescovo di Bratislava e dal parroco, monsignor Peter Slepčan, che gli ha porto il crocifisso e l’acqua benedetta per l’aspersione, il Papa ha percorso la navata centrale, tra l’entusiasmo dei presenti che hanno intonato il canto Tu es Petrus. Prima di arrivare all’altare, ha ricevuto da un catechista e da una suora un mazzo di fiori bianco-gialli, che ha deposto davanti al Santissimo Sacramento. Dopo i discorsi dell’arcivescovo e del Papa — che ha confidato di aver definito la Slovacchia “una poesia” parlando con la presidente — la recita del Padre Nostro ha concluso il festoso appuntamento.

Alla scuola
di Cirillo e Metodio

Citando anche l’eroico esempio di perdono del compianto cardinale gesuita Korec, che pregò per i suoi persecutori, il Pontefice ha esortato a mettersi alla scuola dei santi fratelli di Salonicco, apostoli degli slavi e compatroni del vecchio continente, per «trovare nuovi alfabeti per annunciare la fede». Nella circostanza il Papa ha ricevuto tra l’altro in omaggio una scultura raffigurante san Martino di Tours immortalato nel tipico gesto del dono del mantello al povero. È la riproduzione dell’imponente gruppo scultoreo in bronzo su piedistallo di marmo, presente nella cattedrale dal 1734. E in omaggio alla vocazione caritativa del patrono, l’arcivescovo ha stabilito la tradizione di una colletta annuale nel giorno della memoria liturgica di san Martino, destinandone i proventi ai più bisognosi: tossicodipendenti, senza fissa dimora e vittime della tratta.

Al termine, sempre sorridente nonostante la fatica, Francesco è rientrato in nunziatura per il pranzo.

dal nostro inviato
Gianluca Biccini