· Città del Vaticano ·

La vita in un taccuino

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13 settembre 2021
Era il 19 giugno 1946. Nei pressi del villaggio di Abda, nell’Ungheria nord-occidentale, venne scoperta una fosse comune in cui giacevano i corpi di ventidue deportati, provenienti dall’area di Bor in Serbia, assassinati nel novembre del 1944. Nell’impermeabile di uno dei cadaveri fu trovato un taccuino. In una delle prime pagine era formulata una preghiera scritta in cinque lingue: ungherese, serbo, tedesco, francese ed inglese. Le liriche erano a firma del poeta ungherese ebreo Miklós Radnóti: annessa vi era la richiesta di consegnare quei versi al professor Gyula Ortutay dell’Università di Budapest. Quel quadernetto, sfuggito alla furia iconoclasta dei carnefici, fu poi denominato Il Taccuino di Bor. Radnóti, detenuto nel lager di Bor tra il 22 luglio e il 31 ottobre del 1944, vi aveva scritto dieci ...

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