· Città del Vaticano ·

La testimonianza

«Cristo era nelle Torri in fiamme»

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10 settembre 2021

Sono passati ormai vent’anni dai tragici attacchi alle due torri del World Trade Center. Vigile del fuoco, quel giorno ero presente sulla scena del crollo e ho assistito in prima persona alla devastazione. Ho avuto anni per riflettere su quella tragedia, e anche sui sacrifici fatti quel giorno. L’11 settembre 2001 ho visto il lato peggiore dell’umanità, ma anche quello migliore nella risposta eroica data dai soccorritori. La gente spesso domanda «dov’era Cristo quel giorno, e non avrebbe potuto mandare una legione di angeli per fermare quegli aerei?». Penso che Cristo sia stato presente in tutti coloro che hanno risposto alla situazione: i vigili del fuoco, gli agenti di polizia, gli operatori del pronto intervento, i militari, i medici e gli infermieri. Era quello il corpo di Cristo, ed è così che ha risposto quel giorno. Sì, i miracoli a volte accadono, ma spesso Cristo agisce attraverso le persone comuni per portare il suo amore, la sua guarigione e il suo aiuto; e credo che sia proprio ciò che Cristo ha fatto quel giorno.

La mattina dell’11 settembre avevo appena finito il turno nella mia caserma nella Lower Manhattan, dove operavo come tenente ufficiale. Mi ero diretto in macchina verso casa, in una delle periferie di New York. Avevo appena raggiunto la mia abitazione quando appresi dell’attacco al World Trade Center. Tutti i vigili del fuoco e tutti gli agenti di polizia furono richiamati in servizio sulla scena dell’attacco. Quando giunsi sul posto, la torre sud (WTC-2) era appena crollata, quindi andammo su quell’ammasso di macerie per cercare qualche sopravvissuto che magari era rimasto intrappolato negli spazi vuoti. Circa mezz’ora dopo crollò anche la torre nord (WTC-1). Dopo qualche minuto, quando la polvere si posò, tornammo tutti ai due ammassi di detriti per cercare eventuali sopravvissuti. Una volta rientrato alla caserma dei vigili, c’erano anche chiamate per incendi ed emergenze alle quali rispondere, poiché quelle non erano cessate con l’11 settembre. Poi, il sabato bisognava assistere ai funerali delle persone uccise negli attacchi; quel giorno morirono anche molti vigili del fuoco, 343.

L’insegnamento cattolico sul rispetto per i corpi delle persone decedute (Catechismo dellaChiesa Cattolica, 2300) è stato messo in pratica in modo straordinario dai soccorritori e da quanti si sono dedicati al recupero quel giorno e nei nove mesi seguenti. La ricerca dei resti dei morti è stata portata avanti 24 ore al giorno, sette giorni su sette, per nove mesi, in tutte le condizioni climatiche, fino a quando non si sono più trovati resti e il sito è stato sgombrato. Questo rispetto per il corpo umano è stato dimostrato in modo molto toccante dai soccorritori che hanno recuperato tra i detriti il corpo di don Mychal Judge. Era il cappellano del Dipartimento dei vigili del fuoco di New York che si trovava nell’atrio della torre nord a recitare il rosario e ad amministrare l’estrema unzione ad alcuni vigili del fuoco deceduti. Don Mychal era stato ucciso da detriti caduti quando era crollata la torre sud. Il suo corpo, una volta recuperato fu portato dai soccorritori nella chiesa cattolica più vicina, che era St. Peter’s sulla Barclay Street, a due isolati a nord dalle torri crollate. Una volta lì, il suo corpo fu disteso sull’altare a riposare, un omaggio molto adeguato per una vita di generoso servizio dedicato agli altri secondo l’esempio di Cristo.

Il lavoro di recupero fu piuttosto deprimente, in quanto fu lungo e noioso e non trovammo molti sopravvissuti. C’era anche grande tristezza per le molte vite perse in modo così tragico. Ma la nostra fede ci incoraggiò a proseguire gli sforzi per recuperare i corpi, che era il minimo che potessimo fare per quanti erano morti. Questo incoraggiamento spirituale sorprendentemente giunse sotto forma di una grande croce di ferro che sporgeva dai detriti e che era costituita dalle travi in acciaio crollate. La croce fu rinvenuta il 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi. Quella croce di ferro fu tagliata e montata su una base di cemento per costruire un altare sul sito. Vi venne celebrata la messa domenicale, alla quale parteciparono molti soccorritori. Così Cristo era davvero con i soccorritori e quella croce di ferro era un segno di speranza che lui era con noi.

Partecipai all’ultimo mese di questi sforzi di recupero, ovvero maggio 2002, nel quale trovammo ancora alcuni resti che dovettero essere identificati attraverso il DNA. Quello stesso mese fui anche promosso capitano nei vigili del fuoco di New York e trasferito in una caserma dei vigili nella Midtown Manhattan. Mancando ancora circa tre anni al possibile pensionamento dopo vent’anni di servizio, incominciai a riflettere nuovamente sull’idea di diventare sacerdote dopo la pensione. Era già da molto tempo che nutrivo l’idea di diventare prete, un’idea nata forse quando ero poco più che ventenne. Ero sempre stato molto religioso, assistendo spesso alla messa quotidiana e impegnandomi attivamente nella mia chiesa. Ora, con l’avvicinarsi della pensione pensai di perseguire quella vocazione. Mi incontrai con il direttore delle vocazioni dell’arcidiocesi di New York, spiegandogli la mia intenzione di diventare sacerdote. Sentii di essere sulla giusta via per entrare in seminario nell’autunno 2005, dopo la pensione. Ma pochi mesi prima rimasi gravemente ferito in un’esplosione. A quel punto decisi di rinunciare agli studi per il sacerdozio e nell’autunno 2005 entrai come fratello nel monastero benedettino che avevo visitato in passato. Lì le cose andarono bene e vi emisi la professione solenne nel maggio 2009. Ho ricevuto l’ordinazione il 28 maggio 2016 dal cardinale Timothy Michael Dolan nella cattedrale di St. Patrick a Manhattan, alla presenza di un migliaio tra vigili del fuoco della città, familiari e amici. Sono stato il primo pompiere di New York in pensione a diventare sacerdote. Molti mi considerano un “eroe” per il mio impegno nella ricerca dei dispersi l’11 settembre e nei mesi successivi, ma i veri eroi di quel giorno sono coloro che sono morti cercando di salvare altri. Sarò un “eroe” solo se manterrò vivo il loro ricordo raccontando il sacrificio eroico che hanno compiuto quel giorno, in modo che non vengano mai dimenticati.

di Thomas M. Colucci