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Il tema della settimana

Camminare insieme con creatività e coraggio

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09 settembre 2021

Papa san Giovanni xxiii ci ricordava spesso che la Chiesa «non è un museo di archeologia, ma un fiorente giardino di vita». In questo senso, il Sinodo manifesta la vitalità della Chiesa: inclusiva, partecipativa e orientata all’evangelizzazione. Nell’organizzare il processo sinodale, abbiamo cercato di tener conto dell’affermazione di Papa Francesco che una Chiesa sinodale è una Chiesa in ascolto, intesa come un dinamismo che deve essere portato in tutti gli ambiti della vita ecclesiale (cfr. Discorso alla commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi). Questo avverrà veramente se le Chiese particolari sono coinvolte (cfr. Lumen gentium 23). E ci può essere un autentico coinvolgimento delle Chiese particolari solo se sono coinvolti anche i corpi intermedi della sinodalità, cioè i Sinodi delle Chiese cattoliche orientali, i Concili e le assemblee delle Chiese sui iuris e le Conferenze episcopali, con le loro espressioni non solo nazionali ma anche continentali. Da qui le diverse fasi in cui si articola l’itinerario sinodale, partendo dal basso: fase diocesana (Chiese particolari), fase continentale (incontri internazionali delle Conferenze episcopali e organismi equivalenti), fase generale (Sinodo dei vescovi) e, infine, fase di azione (sempre nelle Chiese particolari).

Un chiarimento preliminare è necessario. La sinodalità non può essere ridotta al Sinodo dei vescovi, è molto più ampia, è camminare insieme come Chiesa e appartiene alla sua essenza. Il Sinodo dei vescovi è un’espressione della sinodalità, ma non l’unica. Pertanto, dobbiamo tenere presente che questa fase diocesana è già un Sinodo (non solo la preparazione al Sinodo). Ed è orientato alla consultazione del popolo di Dio per discernere, tutti in ascolto dello Spirito, come si sta realizzando il cammino insieme nella nostra Chiesa particolare e quali passi si devono fare per rafforzarlo. Perché questo impegno? Per essere coerenti con la nostra fede, che si vive nella comunione (non nell’egoismo) e nella partecipazione (non nell’individualismo).

La fase diocesana inizierà con l’apertura del Sinodo in ogni Chiesa particolare il 17 ottobre prossimo e si concluderà nell’aprile 2022 nelle Conferenze episcopali, che faranno la sintesi-discernimento di quanto è stato inviato dalle diocesi.

I principali obiettivi di questo ascolto e discernimento nello Spirito sono tre:

Che la consultazione sia vera: il popolo di Dio deve essere veramente ascoltato.

Che la consultazione sia la più ampia possibile: aperta a tutti coloro che vogliono contribuire al bene della Chiesa. Vale a dire, la gente della vita comune, non solo pochi o un’élite scelta. Anche coloro che sono ai margini, alle periferie, devono avere la possibilità di esprimersi ed essere ascoltati. E ugualmente dobbiamo fare in modo che tutti i settori siano coinvolti.

Che la consultazione sia pratica, radicata nella vita, nell’esperienza di Cristo. Quindi inciderà certamente sul modo di vivere, sulla corresponsabilità; ma anche sulle strutture di partecipazione.

Ogni vescovo della sua diocesi (Chiesa particolare) è responsabile dell’organizzazione di questa fase del Sinodo. È colui che deve occuparsi della preparazione di un programma, compreso il calendario, accompagnare e dinamizzare il processo e, soprattutto, curare la dimensione di preghiera di un evento che è principalmente spirituale. Questo non significa che il vescovo debba fare da solo, ma che deve anche ascoltare ed essere aperto alla collaborazione. Per facilitare il compito, indichiamo due strumenti di supporto:

— La nomina di una persona di riferimento e di un’équipe per la sinodalità in ogni Chiesa particolare. Questo gruppo dovrebbe evitare il clericalismo e riflettere la varietà dei carismi.

— Lo svolgimento, alla fine del processo, di un’assemblea sinodale in ogni diocesi per aiutare il discernimento.

Il Documento preparatorio e il Vademecum presentato dalla Segreteria generale del Sinodo e inviato per la diffusione al popolo di Dio sono strumenti validi, ma non condizionano. Non sono un’imposizione, ma una possibilità aperta. Possono e devono essere concretizzati secondo le diverse realtà e culture. L’“unità pluriforme” esprime molto bene il modo in cui il cammino sinodale deve essere seguito e concretizzato.

Senza dubbio stiamo iniziando un processo molto creativo, che è orientato verso l’interno (la vita della Chiesa) e anche verso l’esterno (ecumenismo, dialogo interreligioso, società). Un processo di partecipazione, dialogo e discernimento. Ed è opportuno ricordare che la base non è il principio di maggioranza, né l’imposizione o lo scontro ideologico, ma l’esperienza di Cristo, l’ascolto dello Spirito e la comune missione evangelizzatrice. Il Sinodo non è un campo di battaglia, ma un’esperienza ecclesiale gioiosa e rinnovatrice. È un evento spirituale.

Nella Segreteria generale del Sinodo siamo a disposizione dei vescovi e delle Chiese particolari; anche dei superiori generali degli ordini e degli istituti di vita consacrata, dei movimenti laicali, delle istituzioni ecclesiali. Abbiamo cercato di promuovere aree di dialogo e di incontro. Offriamo il nostro aiuto e la nostra collaborazione e chiediamo l’aiuto di tutti per vivere intensamente questo tempo di grazia nella Chiesa. Stiamo camminando insieme. Quattro parole chiave possono guidarci: coerenza, entusiasmo, creatività e coraggio.

*Vescovo sotto-segretario
del Sinodo dei vescovi

di Luis Marín de San Martín*