· Città del Vaticano ·

Il quadro

Un tocco di indulgenza

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
07 settembre 2021
Non voleva essere da meno di Rubens che nel 1603 — su mandato del suo protettore, Vincenzo Gonzaga, duca di Mantova — aveva dipinto Democrito che ride ed Eraclito che piange: così Velazquez realizzò una tela, Esopo (1639-1642), destinata a suggellare la sua fama di artista dai molteplici registri narrativi. Guardando con inquietante fissità l’osservatore, lo scrittore greco antico sembra comunicare, con disarmante trasparenza, il suo pensiero sul mondo: è un pensiero in cui domina la delusione, in parte, ma solo in parte, mitigata da un tocco di indulgenza. Lo sguardo che Velazquez riproduce sulla tela vuole essere lo stesso sguardo che Esopo aveva plasmato nelle sue favole, in cui con una corrosività vellutata, aveva incisivamente fustigato, ma senza troppo infierire, sulle magagne di un’umanità ...

Questo contenuto è riservato agli abbonati

paywall-offer
Cara Lettrice, caro Lettore,
la lettura de L'Osservatore Romano in tutte le sue edizioni è riservata agli Abbonati
Fino al 30 Settembre potrai usufruire del prezzo promozionale di 20€ all'anno