· Città del Vaticano ·

Con lo stile del «camminare insieme»

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07 settembre 2021

«Un Sinodo si celebra», per cui non è opportuno costringerlo «dentro il meccanismo dello scoop, della notizia sensazionale». È questo, al tempo stesso, il fattore chiave e l’invito da considerare per la xvi assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, che avrà per tema «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione». Lo ha detto il cardinale segretario generale Mario Grech, presentando stamane, martedì 7, in diretta streaming nella Sala stampa della Santa Sede, il Documento preparatorio e il Vademecum per il Sinodo sulla sinodalità: due strumenti elaborati dalla stessa Segreteria generale per l’animazione della prima fase dell’itinerario sinodale in vista della celebrazione assembleare.

«E se finalmente il Sinodo non si riduce più a un evento assembleare», ha fatto notare il porporato, ma si articola in un processo per tappe, a maggior ragione «il senso della celebrazione deve essere affermato e custodito». Non perché si debba costringere il Sinodo a una dimensione rituale, ma perché si vuole sottolinearne quella spirituale in questo cammino della Chiesa. Un Sinodo, ha aggiunto, non si comprende che «alla luce della presenza e dell’azione dello Spirito Santo che guida la Chiesa nel suo cammino nella storia».

Quando il 10 ottobre prossimo Papa Francesco aprirà in San Pietro il cammino sinodale, seguirà in ogni diocesi, la domenica successiva, nelle varie cattedrali, un avvenimento analogo. Si tratta, ha fatto notare Grech, di celebrazioni liturgiche: al di là dei momenti che le prepareranno e le accompagneranno, sono le due celebrazioni, una a livello della Chiesa universale, l’altra a livello della Chiesa locale, a costituire il cuore e a rivelare il senso «di quello che andiamo a fare».

Il segretario generale ha poi illustrato il significato delle due icone bibliche scelte: una presenta Gesù, e intorno a Lui la folla e i discepoli. Infatti, un Sinodo è un cammino di discepolato, di sequela, è un progressivo avvicinarsi a Gesù, entrando sempre più nella logica del Vangelo. Il Sinodo, ha sottolineato, è una lettura e ri-lettura del Vangelo.

La seconda icona presenta Pietro nella casa di Cornelio: è quello l’avvio di un processo che troverà soluzione nel concilio di Gerusalemme. A questo proposito, il cardinale ha detto che tutto il cammino di discernimento sulla questione che ha addirittura «scosso fino alle fondamenta la Chiesa primitiva si comprende solo come obbedienza allo Spirito Santo».

Infatti, senza lo Spirito Santo, il Sinodo diventerebbe «un gioco delle parti» e la consultazione del Popolo di Dio, che costituisce il primo momento del cammino sinodale, «finirebbe per ridursi a un sondaggio di opinione, costringendo il sensus fidei del Popolo di Dio dentro i meccanismi dell’opinione pubblica». Non a caso, è stato collocato all’inizio del Vademecum, «come indicazione più necessaria, l’Adsumus, Sancte Spiritus», la preghiera che veniva recitata all'inizio di ogni sessione del concilio Vaticano ii . Il Sinodo, ha spiegato il relatore, «riuscirà o fallirà nella misura in cui ci fideremo dello Spirito e allo Spirito affideremo tutte le nostre scelte e i nostri progetti».

Per comprendere la comunione, la partecipazione e la missione alla luce del principio della sinodalità occorre considerare che si tratta di «una vera e propria conversione non solo pastorale ma spirituale, nel solco del concilio Vaticano ii ». La sinodalità, infatti, si mostra sempre più come «il frutto maturo della recezione del concilio», del quale «applica anche il principio ecclesiologico fondamentale: il cammino sinodale inizia con la consultazione del Popolo di Dio nelle Chiese particolari», perché è «nelle e a partire dalle Chiese particolari che esiste l’una e unica Chiesa cattolica», come recita la Lumen gentium ( Lg , 23). A questo proposito, il cardinale ha sottolineato che tanto «la consultazione del Popolo di Dio quanto il discernimento dei pastori a livello di Conferenze nazionali e continentali sono momenti spirituali», cioè «nello Spirito». Il porporato ha invitato a riflettere sul fatto che «il compito del giornalista è di leggere la realtà alla luce della corretta comunicazione». Ma proprio questo dà «il coraggio di sottolineare come sia corretta comunicazione dire che un Sinodo non è un parlamento». E anche che «un processo sinodale non è un gioco delle parti, in cui chi ha più forza condiziona e sottomette l’altro». Un Sinodo è «un’esperienza e un esercizio di ascolto dello Spirito nell’ascolto gli uni degli altri», come ha detto Papa Francesco nel discorso per il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi, il 17 ottobre 2015.

Ciò che il Santo Padre si attende da quest’assise, e ciò che la Segreteria ha inteso fare preparando il cammino sinodale è mettere la Chiesa tutta in condizione di vivere una autentica esperienza sinodale; un tempo di ascolto allo Spirito in cui tutti imparino una forma e uno stile di Chiesa sinodale; in cui si assuma la scelta che più vale in una Chiesa sinodale: “Camminare insieme”. Ridurre il Sinodo alle questioni dibattute di sempre è sviare il cammino o porre ostacoli a un processo che ha un obiettivo unico e irrinunciabile: disporsi tutti in ascolto dello Spirito, ascoltandosi gli uni gli altri, ha concluso Grech.

Successivamente, il vescovo agostiniano Luis Marín de San Martín, sottosegretario del Sinodo dei vescovi, ha illustrato la fase diocesana del cammino, indicando quattro parole-chiave: coerenza, entusiasmo, creatività e coraggio. Ha spiegato che questa fase «è già Sinodo, non preparazione a esso» ed è orientata «all’ascolto e alla consultazione del Popolo di Dio in ogni Chiesa particolare per discernere, in ascolto dello Spirito», come si realizza «il camminare insieme nella propria Chiesa particolare; e quali misure dovremmo intraprendere per migliorarlo». Condizioni indispensabili per un fruttuoso ascolto e discernimento nello Spirito, sono che la consultazione sia vera, che il Popolo di Dio sia ascoltato veramente. Serve che la «consultazione sia la più ampia possibile», coinvolga tutti quanti vogliano contribuire al bene comune, ma anche quelli situati nei margini dovrebbero avere la possibilità di esprimersi ed essere ascoltati, ha raccomandato il presule. Infatti il responsabile è ogni vescovo diocesano, ma non da solo, in quanto deve anche ascoltare. Con due due strumenti di supporto: la nomina di un referente e di un’équipe per la sinodalità in ogni diocesi e la convocazione di un'assemblea sinodale per aiutare il discernimento finale.

Il sottosegretario ha anche messo in evidenza che il Documento preparatorio e il Vademecum aiutano, ma non condizionano, in quanto «non sono un’imposizione, ma una possibilità aperta». Inoltre, la base «della partecipazione non è il principio della maggioranza, né l’imposizione o il confronto ideologico, ma l’esperienza di Cristo, l’ascolto dello Spirito e la comune missione evangelizzatrice». Dunque non un «campo di battaglia, ma un’esperienza ecclesiale gioiosa e rinnovatrice. È un evento spirituale».

Quindi, don Dario Vitali, professore ordinario nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana, consultore della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi, ha illustrato il Documento preparatorio, definendolo «una mappa concettuale» che permette di «comprendere le sfide» che la xvi assemblea generale ordinaria mette in campo.

La prima di esse è «per una Chiesa sinodale». L’attenzione, ha detto, va «all’aggettivo sinodale, ma anche alla preposizione: per», che indica «intenzionalità e direzione». Quello che aspettiamo dallo Spirito è «di diventare Chiesa sinodale, di raggiungere questo obiettivo, che è nuovo», perché «quella sinodale è una dimensione costitutiva della Chiesa, al pari di quella gerarchica».

La professoressa Myriam Wijlens, docente di Diritto canonico presso l’Università di Erfurt in Germania, consultore del Sinodo dei vescovi, ha fatto notare che si sono diverse articolazioni della sinodalità: «C’è lo stile: è il modus vivendi e operandi con cui il Popolo di Dio vive e lavora», ma «ci sono le strutture e i processi regolati dalla teologia e dal diritto canonico che devono facilitare l’ascolto e il discernimento». Ci sono anche gli eventi sinodali specifici convocati dall’autorità competente che coinvolgono tutti per discernere la via da seguire.

La docente ha spiegato che il Documento preparatorio ricorda che il «camminare insieme» può essere compreso da due prospettive che sono interconnesse: la prima riguarda la vita interna delle Chiese: laici, clero, religiosi e pastori. Ha anche una dimensione ecumenica, perché «condividiamo il dono del battesimo». La seconda considera il camminare insieme a tutta la famiglia umana. Si concentra «sulle relazioni con persone di altre religioni, con persone lontane dalla fede e con persone di ambienti e gruppi sociali specifici», così come con i poveri e gli esclusi.

Infine, suor Nathalie Becquart Xavière, sottosegretaria del Sinodo dei vescovi, ha illustrato il Vademecum, che è il risultato di molte buone pratiche raccolte da tutto il mondo, cioè esperienze sinodali a diversi livelli. Ma anche il frutto di un lavoro collaborativo “sinodale”. La religiosa ha spiegato che è opera di «una commissione di 10 persone provenienti da tutti i continenti e con diverse competenze», la quale ha operato in modo sinodale nel redigerlo. Con questo strumento, si cerca di coinvolgere le persone in un processo spirituale. L’obiettivo principale per i mesi iniziali è quello di raggiungere i vescovi, i consigli pastorali diocesani e le congregazioni religiose. La sfida è «creare tempo e spazio per un’esperienza sinodale di ascolto e discernimento», ha detto.