· Città del Vaticano ·

Colpo di Stato in Guinea: deposto Alpha Condé

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06 settembre 2021

Torna nel caos la Guinea Conakry. Gli ufficiali delle forze speciali guineane hanno arrestato, ieri, il presidente Alpha Condé, «dissolto» le istituzioni e annunciato il coprifuoco, in un colpo di Stato, che ha scosso questo poverissimo Paese dell’Africa occidentale, non nuovo a pesanti scontri politici. Al termine di una domenica segnata da forti spari, che hanno echeggiato per ore vicino al palazzo presidenziale, e di notizie contrastanti, il leader della rivolta Mamadi Doumbouya, a capo delle forze speciali, ha annunciato alla televisione nazionale di aver preso il controllo del Paese: «Abbiamo deciso di sciogliere il governo e chiudere le frontiere terrestri e aeree» ha affermato, dissipando ogni dubbio. A tutti i reparti dell’esercito è stato chiesto di rimanere nelle caserme e di proseguire le missioni di protezione del popolo e dei confini, mentre gli abitanti sono stati invitati a restare in casa. Nel suo discorso alla nazione, pronunciato ieri sera, ha annunciato anche l’immediato scioglimento della Costituzione. «La riscriveremo insieme, questa volta», ha precisato. Doumbouya ha poi illustrato una serie di misure, tra cui la costituzione del Comitato nazionale per il raggruppamento e lo sviluppo (Cnrd), lanciando un appello all’unità di tutti i guineani, anche della diaspora, «a una concertazione inclusiva per decidere il futuro della Nazione».

Doumbouya ha giustificato questo golpe con il «malfunzionamento delle istituzioni repubblicane, la strumentalizzazione della giustizia, il mancato rispetto dei diritti dei cittadini, la mancanza di rispetto dei principi democratici, l’eccessiva politicizzazione della pubblica amministrazione, la cattiva gestione finanziaria, la povertà e la corruzione endemica».

Il colpo di Stato arriva nel mezzo di un lungo periodo di tensione politica, seguita alle elezioni che hanno portato — lo scorso dicembre — al terzo mandato di Condé, nonostante la Costituzione ne prevedesse un massimo di due. Le elezioni erano state contestate dall’opposizione, che avevano denunciato brogli. Doumbouya ha promesso una transizione pacifica e il proseguimento delle relazioni con tutti i partner, bilaterali e multilaterali, e assicurato il rispetto degli impegni nei confronti delle organizzazioni internazionali.

Intanto, da parte della comunità internazionale è stata unanime la condanna del golpe e la richiesta della liberazione immediata di Condé. «Sto seguendo personalmente la situazione in Guinea molto da vicino. Condanno fermamente qualsiasi acquisizione del governo con la forza delle armi e chiedo l’immediato rilascio del presidente», ha scritto su Twitter il segretario generale dell’Onu António Guterres. Nel frattempo, l’Unione africana sta valutando un consiglio straordinario da tenersi al più presto.

Finora non sono stati segnalati morti, nonostante le intense sparatorie di domenica. La situazione nel Paese resta incerta, sia per i dubbi sull’autenticità di un video diffuso dai golpisti in cui Condé appare circondato dai militari armati, sia per i proclami del ministero della Difesa che sostiene di aver respinto il golpe.

Mentre la capitale resta sotto assedio i riflettori restano puntati sul seguito che potrà avere la rivolta delle forze speciali, che giunge una settimana dopo l’approvazione in parlamento di un aumento del budget per la presidenza e i parlamentari a fronte di una diminuzione sostanziale per coloro che lavorano nei servizi di sicurezza come la polizia e i militari.

Condé, 83 anni, un tempo leader dell’opposizione, era stato imprigionato e condannato a morte prima di diventare il primo leader democraticamente eletto della Guinea nel 2010, confermato poi nel 2015 dopo essere sopravvissuto ad un attentato nel 2011.