· Città del Vaticano ·

Il gesto della settimana

Le lacrime di Kader, il sorriso di Toumtoum

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02 settembre 2021

Il covid non è riuscito a cancellare l’incontro tanto atteso: l’associazione Lazare ha celebrato il suo decimo anniversario con Papa Francesco. Lazare sono degli appartamenti condivisi: per metà da persone che hanno conosciuto la strada o il carcere, per metà da giovani professionisti che, pur mantenendo il loro lavoro, scelgono di vivere lì per uno o più anni, in un clima di amicizia.

La festa avrebbe dovuto svolgersi nel maggio 2020. Annullata per ragioni sanitarie, il 28 agosto scorso, finalmente, con il pass sanitario in tasca 212 coinquilini provenienti da Francia, Belgio, Spagna e Messico hanno incontrato Papa Francesco.

Christian, parigino che ha passato più di 10 anni in mezzo alla strada, è stato il primo a prendere la parola per ringraziare il Santo Padre per la sua accoglienza, seguito dal delegato generale dell’associazione. «Lei ci ha ripetuto il consiglio di san Francesco per “un amore che supera le barriere della geografia e dello spazio”. Vogliamo vivere alla lettera questo consiglio condividendo la nostra sala da pranzo, la nostra tavola e il nostro frigorifero, il nostro piatto e i nostri servizi, il nostro bagno e le nostre serate, i nostri giochi, i nostri dispiaceri e anche i nostri difetti», ha detto quest’ultimo presentandone la missione.

Due coinquiline a Nantes hanno raccontato al Papa il vissuto quotidiano di una casa Lazare: Freddy, 53 anni, ha trascorso diversi mesi sulla strada nel 2015. Aveva paura di vivere sotto lo stesso tetto con altre sette donne: «Quando sono arrivata le ragazze mi hanno accolto con un sorriso. Avevano preparato la mia stanza, potevo finalmente posare la mia borsa con fiducia. Con il passare dei giorni, ho trovato la mia dimensione: mi sono abituata alla famiglia Lazare, dove mi sento al sicuro, in un clima di gentilezza. Faccio molte testimonianze e molti incontri belli. Sono arrivata come ospite e ora sto ospitando altre coinquiline». È stata lei ad accogliere Alix, ingegnere di 25 anni nella casa di Nantes. «Viviamo una vita molto semplice, come una famiglia», ha testimoniato Alix. «Condividiamo i pasti, facciamo i lavori di casa, parliamo, ridiamo, a volte piangiamo anche. La nostra vita è ordinaria, ma con qualcosa che condisce l’esistenza quotidiana. Questa piccola cosa è la gentilezza, la gioia, il diritto di essere noi stessi».

In ogni casa, una famiglia è scelta per essere responsabile della casa e per creare un’atmosfera familiare. Laure e François, che sono sposati da 9 anni e hanno 5 figli, sono impegnati nella casa Lazare di Tolosa da 2 anni, conquistati dalla «chiamata di Gesù ad andare verso gli esclusi», hanno spiegato. Aggiungendo: «A volte ci vuole molto tempo per conoscere a fondo i nostri inquilini, ma siamo testimoni di uomini che vogliono amare ed essere amati, che siano giovani professionisti o persone che sono state sulla strada. Siamo impressionati dall’evoluzione di ognuno durante il loro periodo a Lazare: l’umiltà di chiedere aiuto, la lotta per liberarsi dalle dipendenze, la tenacia di trovare un lavoro, la speranza di riallacciare i rapporti con una famiglia lontana, la volontà di superarsi e di rimettersi in discussione per andare sempre più lontano a incontrare l’altro».

Naturalmente, non mancano le difficoltà. «Come potete immaginare, condividere un appartamento non è sempre facile. Sì, 10 anni di condivisione sono anche 10 anni di prigione, litigi, rotture e difficoltà», ha commentato il delegato generale. Per Laure e François non mancano neanche «momenti difficili, come quando i coinquilini se ne vanno senza salutare o in cattivi rapporti, dopo un lungo periodo trascorso nella nostra casa: in quel momento ricordiamo una frase di santa Teresa di Calcutta, spesso ripetuta a Lazare: “Non siamo chiamati ad avere successo ma a essere fedeli”».

Durante l’incontro il Papa ha rinunciato a leggere il discorso preparato, preferendo dialogare con i suoi ospiti. Toumtoum gli ha detto: «Da quando sono uscito dalla strada sono cresciuto di 2 centimetri, mi sono raddrizzato». A sua volta, Kader ha dichiarato: «Sono musulmano, l’unica religione che mi ha accolto è quella cattolica, ringrazio la Chiesa per questo gesto» prima di scoppiare in lacrime. Alix ha aggiunto: «Lazare mi ha anche permesso di crescere nella fede. Ho scoperto un altro volto di Dio: un Dio che si è fatto vicino a noi, molto piccolo, che si interessa a tutti i dettagli, anche quelli materiali e molto concreti della mia vita».

Se tutti, senza discriminazioni, sono accolti, Lazare è anche una scuola di crescita spirituale per chi vi si impegna: «Ci rendiamo conto che “qualunque impegno in tale direzione diventa un esercizio alto della carità” (Fratelli tutti, 180), perciò, incoraggiati dalle sue parole e dal suo esempio, continuiamo!» ha detto il delegato, stupito dal tempo e dall’amicizia che il Papa dà «all’ultimo degli ultimi dell’immenso popolo dei poveri».

L’incontro è passato velocemente, ma ha lasciato un’impressione profonda. «Da quando siamo usciti dall’udienza, i nostri sorrisi si sono trasformati, siamo raggianti!» ha esclamato Toumtoum. E l’ultima parola va a Freddy: «Santo Padre, si prenda cura di lei e di tutti quelli che la circondano: non siamo fatti per vivere da soli, abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri».

*Delegato generale e segretario generale di Lazare

di Loïc Luisetto e Pierre Durieux*