· Città del Vaticano ·

Il cardinale Parolin in Slovenia ricorda il xxv anniversario della visita di san Giovanni Paolo ii

Costruire la casa comune sulla “roccia” della Parola

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01 settembre 2021

La Slovenia — che trent’anni fa ha riacquistato l’indipendenza e la piena sovranità — così come l’Europa e l’intera comunità internazionale devono essere costruite «sui fondamenti della verità, della giustizia, della libertà e dell’amore», ossia «sulla roccia della Parola di Dio» secondo «l’invito che ci rivolge Gesù nel Vangelo». Lo ha detto il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin durante la celebrazione eucaristica presieduta nella serata di martedì 31 agosto, nel santuario dedicato a Maria ausiliatrice a Brezje, nella regione slovena dell’Alta Carniola.

In visita per due giorni nel Paese, il porporato ha presieduto la messa in occasione del xxv anniversario della visita di san Giovanni Paolo ii , il quale si recò a Brezje, «per affidare» la giovane nazione «alla protezione della Madre di Dio, che per secoli è stata venerata in questo luogo come ausiliatrice e protettrice e continua ad esserlo ai nostri giorni». Rivolgendosi ai fedeli presenti, Parolin si è fatto portavoce dei saluti e degli auguri di Papa Francesco per questa ricorrenza, ricordando «tutti e ciascuno degli abitanti» della Slovenia, dalle autorità «fino all’ultimo nato di oggi, in particolare quanti soffrono nel corpo e nello spirito».

Per i cristiani — ha detto il segretario di Stato nel richiamare la celebrazione del trentesimo anniversario dell’indipendenza del Paese — la «patria terrena è un valore». E anche se «la nostra patria è nei cieli», come afferma san Paolo, tuttavia «le realtà terrene costituiscono per noi autentici valori, anche se non gli unici e i più alti». Quello di «una patria libera e democratica, dove vigono i principi della giustizia, del rispetto dei diritti umani, dello Stato di diritto e del bene comune», e dove è diffusa «una cultura della fraternità, della gratuità e dell’amore solidale, è valore sommamente grande, perché direttamente collegato alla dignità umana». D’altra parte, «un ambiente sociale pacifico e sicuro all’interno di ogni Paese è garantito anche nella misura in cui lo è il contesto internazionale circostante».

Il cardinale ha fatto riferimento alla visita di Papa Woj-tyŀa, avvenuta pochi anni dopo l’indipendenza, e alle parole pronunciate dal Pontefice polacco in quell'occasione: «La Sede apostolica ha salutato con favore la costituzione del nuovo Stato, riconoscendone tra i primi l’indipendenza e ribadendo con forza il diritto dei popoli alla autodeterminazione». Entrata a far parte dell’Unione europea il 1° maggio 2004, la Slovenia oggi detiene la presidenza semestrale del Consiglio d’Europa. E in proposito il segretario di Stato ha ricordato la genesi e le motivazioni del processo di unificazione europea, «iniziato dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, proprio per garantire in Europa la riconciliazione, la pace e la solidarietà, e in tal modo contribuire anche alla pacifica convivenza nel mondo». Del resto, i padri fondatori erano «cristiani convinti della necessità di cercare — come dice Gesù — innanzitutto il regno di Dio e la sua giustizia», perché all’umanità vengano donati anche «tutti gli altri beni di cui abbiamo bisogno per una vita dignitosa».

Il Signore, ha osservato il porporato, «presenta la stessa fondamentale verità con le immagini della casa costruita sulla roccia e della casa costruita sulla sabbia». La roccia, che permette «alla casa di resistere a tutti i fenomeni atmosferici estremi, di cui oggi facciamo esperienza sempre più frequente a causa dei cambiamenti climatici in atto», è la Parola di Dio che Gesù annuncia, «ascoltata e messa in pratica».

Da parte sua, la Chiesa, nel corso della sua esistenza e «in questi ultimi secoli in modo particolare, non ha cessato di riproporre il messaggio di Gesù, cioè che la stabilità dell’uomo e della società, nelle sue varie e necessarie articolazioni (famiglia, gruppi e associazioni intermedie, comunità politica nazionale e internazionale), deve fondarsi sulla Parola di Dio, ascoltata e messa in pratica». La sua dottrina sociale, infatti, non è altro che «una specificazione e un’attualizzazione di questo messaggio».

A questo proposito il cardinale ha fatto riferimento alla Pacem in terris di Giovanni xxiii , nella quale Papa Roncalli indicava «i fondamenti solidi sui quali costruire la nostra casa: verità, giustizia, libertà e amore». Sono queste, ha insistito, «le granitiche rocce che permettono alla nostra casa di non crollare». La verità «ci farà liberi», ha rimarcato in particolare Parolin: una libertà, ha specificato, da «tutte le forme di schiavitù e oppressioni che mortificano la dignità dell’uomo, creato libero a immagine e somiglianza del suo Creatore, e conculcano i suoi diritti inalienabili, e una libertà per fare il bene». Non si tratta, perciò, di «un pretesto per vivere secondo le proprie voglie e i propri capricci», ma di un atteggiamento consapevole «per metterci a servizio gli uni degli altri».

Il segretario di Stato ha fatto riferimento soprattutto alla libertà religiosa, che — per citare le parole di san Giovanni Paolo ii nel messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1999 — «costituisce il cuore stesso dei diritti umani». La libertà, quindi, è «finalizzata all’amore»: si è liberi «per amare e si ama per essere liberi». Certo, il primo gradino «dell’amore è la giustizia, uno dei quattro pilastri sui quali deve fondarsi la nostra casa». La giustizia, ha chiarito, «ha varie accezioni, ma fondamentalmente possiamo definirla come il costante e perpetuo proposito di attribuire a ciascuno il suo diritto. Senza questo costante e perpetuo proposito non c’è neppure l’amore». Ma l’amore, a sua volta, «va al di là, è traboccante rispetto alla giustizia, perché dà di più, supera il dovuto e sconfina nel gratuito».

Cristo «a braccia aperte sulla croce, mostra indifeso il suo Cuore, in un estremo atto d’amore per tutti gli esseri umani». È questa, ha affermato Parolin, l’ultima roccia «cui aggrapparsi senza timore, sulla quale edificare la nostra personalità e le nostre società». Le leggi, come è doveroso, «regolano i diritti e i doveri tra noi, ma l’amore ci porta ad offrire noi stessi, senza calcoli e senza guadagni. L’amore è più esigente del dovere, ma è più soave; non si nutre della paura, ma della fiducia».