· Città del Vaticano ·

Donne di Pace

Hedva e il cinema del dialogo

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
06 novembre 2021

Distribuisce film legati alla cultura ebraica


Il suo telefono squilla continuamente. Da tutte le parti del mondo chiamano Hedva Goldschmidt per avere i migliori film ebrei in concorso a un festival o nella programmazione televisiva. È un’importante distributrice di cinema legato alla religione e alla cultura ebraica e tiene relazioni con le persone più diverse, dalla Cina agli Stati Uniti. Cosa insolita nell’ambiente, nel suo lavoro cerca di mantenere alta l’attenzione internazionale sui temi legati alla spiritualità e alla religione; una “missione” per cui deve superare molti ostacoli. Presenta film con temi molto intensi e le può capitare di trovarsi davanti a un muro di pregiudizio e a porte chiuse, che però riesce sempre ad aprire con il suo sorriso.

Hedva è ebrea ortodossa, vive a Gerusalemme, è sposata con Gilli, un rabbino, e insieme hanno cinque figli. Quando viaggia deve sempre trovare una soluzione per poter seguire tutte le regole e le prescrizioni, cosa non facile nel mondo del cinema.

Aveva iniziato il suo lavoro alla scuola ebrea ortodossa di cinema, la Male’ Film School, per poi fondare la sua compagnia, la Go2 Films. Già nei primi anni si era resa conto che non doveva chiudersi nel proprio recinto, e che la chiamata “in uscita” era lì per lei. Nel 2001, anno difficile per il dialogo inter-religioso, aveva portato i primi film sugli ultra ortodossi alla Cineteca di Gerusalemme, e da lì nei vari festival nel mondo, creando ponti di dialogo con gli artisti mussulmani. Si era messa in gioco superando i limiti imposti dalle leggi dei vari Paesi.

Con il passare degli anni si è impegnata sempre di più nel dialogo e nella via della pace, diventando attivista. Nel 2009 ha selezionato cinque donne leader in Israele per dare vita a Women of Faith for Peace, e con loro ha abbattuto i muri della divisione, ispirando progetti concreti come il centro sociale multiculturale di Lod con donne mussulmane, ebree, cristiane e beduine. E ha iniziato a frequentare le diverse comunità creando un clima di fiducia, fondamentale per la pace.

La sua dimensione spirituale è molto profonda ed è sempre in positiva tensione nel dialogo con il marito rabbino. Insieme hanno deciso di aprire la loro casa a persone di altre religioni, in particolare a cristiani, per sperimentare la ricchezza della cena dello Shabbat. Decine di persone da varie parti del mondo si sono sedute alla loro tavola, hanno partecipato alle preghiere e hanno scambiato riflessioni bibliche. Dopo aver aperto la propria casa, hanno fatto un passo ulteriore, aprendo dei varchi nella loro comunità: amici cristiani sono stati invitati nella sinagoga per momenti di preghiera importanti.

Parla di Dio con il sorriso: «Nella fede, ciò che è importante per me è il contatto personale con Dio: svegliarmi la mattina e imparare a ringraziare per tutte le meravigliose piccole e grandi cose, benedire la vita, e cercare di aggiungere un po’ di bene al mondo».

Così Hedva vive la dimensione del dialogo interreligioso e tra religione e cultura a più livelli. Continua a portare nel mondo film profondamente spirituali e si ritrova spesso a Gerusalemme con le amiche, diventate sorelle, cristiane, druse, musulmane, haredi, beduine. È il dialogo di tutti i giorni, quello che porta al cambiamento. Come quando si trovava in Italia con il gruppo di donne, mentre nel suo quartiere scoppiava un conflitto. Un ragazzino di 13 anni, della sua comunità ebrea ortodossa, era stato accoltellato da un altro ragazzino di 14 anni, mussulmano, a sua volta colpito dalla polizia. Mentre le arrivavano notizie e la tensione cresceva ogni minuto, Hedva si fermò a pregare, poi chiamò Faten, una donna leader mussulmana. Si fecero fotografare insieme con un messaggio di pace. Lo scatto diventò virale sui social e migliaia di donne riuscirono a riportare la calma nelle loro famiglie e comunità.

In un’altra occasione una sua amica italiana cristiana la chiamò perché la figlia doveva subire un grave intervento. Hedva lasciò i suoi figli alla comunità e in un giorno organizzò il viaggio in Italia. Si prese cura della casa dell’amica e della figlia minore. La sera prima dell’intervento, andarono al santuario di Pietralba, vicino a Bolzano. Fuori dalla chiesa, pregarono i salmi insieme al sacerdote e lei cantò per la guarigione.

Hedva è la donna del dialogo concreto, pragmatico: «Il dialogo per me è ascoltare tutta la gente e le opinioni che sono così diverse dalle mie, anche quando quelle opinioni mi indispongono. Devo ascoltare con rispetto e comprensione, cercando di capire che ognuno di noi ha un diverso mondo di valori. Da questo punto posso discutere, controbattere, suggerire… Ma prima di tutto devo saper ascoltare, e solo dopo posso parlare».

Dice: «Credo nel bene che c’è in tutte le persone, e che ogni giorno possiamo fare la differenza, anche nelle piccole cose. Essere gentili e sorridere agli altri, e al mondo».

di Lia Beltrami
Regista e scrittrice