· Città del Vaticano ·

Gli ultimi dati diffusi dall’Oim mentre un nuovo naufragio è segnalato alle Canarie

Migranti: in sette anni oltre 40.000 morti e dispersi

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
31 agosto 2021

Più di 40.000 persone sono morte o scomparse dal 2014 a oggi sulle rotte migratorie di tutto il mondo. Un dato che spinge a riflettere non solo sulla gravità e sulle dimensioni di questa tragedia epocale, ma anche sulle colpe di una politica troppo inerte, incapace di trovare strategie comuni e globali.

A renderlo noto è il progetto Missing Migrants, gestito dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Ieri, in un comunicato diffuso sui social network in occasione della Giornata internazionale delle persone scomparse, questo programma delle Nazioni Unite ha avvertito che «migliaia di persone sono rimaste senza risposta e senza i mezzi per conoscere la sorte dei loro cari, molti dei quali hanno persino perso il diritto a una sepoltura». Sono «famiglie che non hanno più notizie e che da anni lottano per trovare risposte che potrebbero non ricevere» affermano i ricercatori del progetto.

Migliaia di questi migranti morti o dispersi viaggiavano su imbarcazioni precarie affittate da organizzazioni criminali impegnate nel traffico di esseri umani. Il naufragio era l’esito più comune di questi viaggi della speranza. Erano spesso “barche fantasma” impossibili da individuare o seguire anche con i mezzi delle più avanzate tecnologie. La cosa più inquietante è che questo trend non conosce cali. Basti pensare a uno degli ultimi dati diffusi dall’Oim sulla tristemente nota “rotta del Mediterraneo”, cioè quella che va dal Nord Africa all’Italia. Ebbene nei primi sei mesi del 2021 sono morti in questo tratto di mare 392 migranti; 632 sono invece i dispersi. L’88% dei migranti indica ragioni economiche come motivo principale del loro viaggio.

Una situazione molto simile è quella che si registra al largo delle Canarie, dove da mesi si segnalano avvistamenti e naufragi.

Ieri le autorità spagnole hanno dato notizia di un nuovo naufragio, avvenuto pochi giorni fa, nel quale sono morte 29 persone, tra le quali sette bambini. Erano salpati in 55 dalle coste del Sahara Occidentale il 15 agosto scorso su un barcone di fortuna poi trovato alla deriva in mezzo all’oceano e soccorso dalle autorità spagnole venerdì scorso.

A bordo dell’imbarcazione di fortuna su cui viaggiavano sono stati ritrovati soltanto quattro cadaveri e 27 persone allo stremo. Tra i cadaveri c’era anche quello di una bambina. Il primo soccorso è avvenuto a oltre 500 chilometri a sud-est dell’isola de El Hierro. All’arrivo in porto a Gran Canaria, il giorno dopo, una donna non ce l’ha fatta. Come confermato dai servizi d’emergenza, è stato fatale un arresto cardiaco. Secondo l’agenzia di stampa Efe, si trattava di una donna incinta. Dalle testimonianze raccolte è stato possibile risalire al numero esatto di persone che erano presenti sull’imbarcazione naufragata.

L’ennesima tragedia è stata documentata da Caminando Fronteras, ong impegnata da anni nel portare alla luce ciò che avviene quasi quotidianamente su questa rotta migratoria: migliaia di persone si lanciano in mare su imbarcazioni in condizioni disastrose nella speranza di un futuro migliore in Europa e, ogni mese, decine di vite inghiottite dall’oceano o spezzate a bordo delle stesse dalla mancanza di acqua e cibo. Per Helena Maleno, portavoce di Caminando Fronteras, su questa rotta si sta verificando «una crisi umanitaria» che negli ultimi due mesi ha assunto dimensioni particolarmente «terribili». Secondo la sua ong, da inizio anno sono risultate morte o disperse tra l’Africa e le Canarie quasi 2.000 persone.