· Città del Vaticano ·

Monica Contrafatto e gli afghani

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30 agosto 2021

Non una vita ma mille vite quelle vissute da Monica Contrafatto. Nata a Gela, s’innamora dell’Esercito quando vede il bene seminato dai ragazzi inviati al Sud per l’operazione Vespri siciliani dopo gli attentati a Falcone e Borsellino. Decide di arruolarsi. È la sua prima vita, di corsa come fanno i bersaglieri. E di corsa le entra nel cuore l’Afghanistan, meta della sua prima missione tra il 2009 e il 2010.

Oggi Monica è a Tokyo e corre portando nel cuore il dramma di quel popolo: vorrebbe tornare in Afghanistan. Non ha dimenticato i bambini incontrati, insieme ai suoi compagni, distribuendo aiuti. «Mi sono resa conto che dando poco ho ricevuto tantissimo — racconta — sono partita vuota e sono rientrata piena dentro. Mi sono innamorata dell’Afghanistan la prima volta che sono andata; non vedevo l’ora di ritornarci non per il bene che facevamo, ma il bene che loro facevano a me».

La seconda volta, nel 2012, il rumore delle bombe è stato più forte: una è caduta proprio nella base dove si trovava, nel Gulistan, colpendo a morte il suo collega Michele Silvestri. Monica mise in salvo altri compagni ma poi venne colpita. Ricoverata in gravi condizioni, scoprirà solo in Germania di aver perso la gamba destra, di aver subito la ricostruzione dell’intestino e della mano. Per il suo gesto nel 2015 diventa la prima donna soldato italiana insignita della medaglia al valore dell’Esercito.

Intanto, nel 2012, in ospedale vede in tv l’atleta paralimpica Martina Caironi vincere a Londra l’oro nei 100 metri. Le chiede i contatti per avere una protesi e scendere in pista. Con appena un anno di allenamenti, Monica conquista il bronzo nei 100 metri alle Paralimpiadi di Rio nel 2016 e sale sul podio proprio con l’amica Martina. È ancora una volta la corsa a salvarla.

«Mi sono reinventata la vita» dice. «Quella di adesso è bella come quella di prima, faccio cose diverse, sono sempre militare, ma l’atletica mi ha cambiata perché a vincere è sempre l’anima, il corpo è un’impalcatura». E un anno fa Monica ha anche rappresentato gli atleti paralimpici davanti al Papa, per l’asta solidale «We Run Together» promossa da Athletica Vaticana e Fiamme Gialle per il personale degli ospedali di Bergamo e Brescia. (benedetta capelli)