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I racconti della domenica Salomone, figlio di Davide

Il re saggio d’Israele

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28 agosto 2021

Salomone, il cui nome significa il pacifico, nacque a Gerusalemme da Davide e Betsabea, moglie di Uria, che con la sua bellezza aveva colpito Davide mentre passeggiava sul terrazzo della sua casa. Nonostante le legittime pretese del suo fratellastro Adonia sostenuto da Abyatar e Ioab e gli intrighi di sua madre e del profeta Natan, Salomone succedette a Davide (1 Cr 23, 1) a causa della promessa fatta a sua madre. Fu unto re alla sorgente di Ghihon (1 Re 1, 28-40). Per rafforzare il suo trono si sbarazzò degli avversari facendo morire Adonia (1 Re 1, 52), Ioab suo complice, Simei, l’unico possibile pretendente della dinastia di Saul ed escluse Abyatar dal sacerdozio (1 Re 2, 26-27).

Sposò la figlia del faraone (1 Re 3, 1) per motivi politici. Al fine di conciliarsi i favori divini, offrì un sacrificio nel santuario di Gabaon chiedendo il dono della sapienza. Durante un sogno profetico l’amato del Signore ricevette magnifiche promesse (1 Re 3, 4-15). Dio gli diede l’opportunità di esaudire il desiderio del suo cuore (1 Re 3, 5). Sorprendentemente, Salomone non richiese ricchezza o lunga vita ma l’intelligenza e il discernimento necessari per saper governare la nazione affidata. Dio promise a Salomone di dargli non solo un cuore saggio e intelligente, ma anche ricchezze e gloria. In quarant’anni di pace, Salomone consolidò il suo regno.

In politica interna Salomone riorganizzò l’amministrazione del Regno, stabilì dodici distretti o prefetture in Israele (1 Re 4, 7), e diede uno statuto speciale a Giuda. Fortificò diverse città e radunò carri e cavalli (1 Re 10, 26-29). In politica estera intrattenne rapporti di amicizia con il re Hiram di Tiro, con la regina di Saba in Arabia, con la Cilicia e Ammon (1 Re 14, 21). La flotta che armò ad Ezion-Geber gli assicurò fruttuosi scambi commerciali (1 Re 10, 11-12).

Durante il suo regno dovette affrontare molti avversari, in particolare l’edomita Hadad e l’arameo Rezôn (1 Re 11, 14-24).

Nel quarto anno del suo regno intraprese la costruzione del Tempio sul monte Moria (2 Cr 3, 1) luogo che la tradizione identificò con il posto dove Abramo stava per sacrificare suo figlio Isacco. Procurò operai e materiali dal re di Tiro e si assicurò l’esperto modellatore del bronzo di Tiro Huram Abi (1 Re 7, 13-46). Da notare che il Tempio fu edificato con la collaborazione dei pagani, perché sarà casa di preghiera per tutti i popoli. Salomone aumentò i lavori in tutto Israele guidato da Adoram (1 Re 4, 6) e aumentò le tasse. Il trasferimento dell’arca e la dedicazione del Tempio diedero luogo a una grandiosa celebrazione con una preghiera “universale” di Salomone (1 Re 8). Secondo il Cronista, Salomone, il costruttore del Tempio, non aveva altro da fare che eseguire ciò che Davide suo padre aveva accuratamente preparato (1 Cr 22). Una leggenda contenuta nell’apocrifo Testamento di Salomone afferma che il Re fu in grado di costruire il Tempio servendosi dei demoni che comandava attraverso un anello magico a lui dato dall’arcangelo Michele. In vista della liturgia del Tempio Salomone stabilì le classi dei sacerdoti e dei leviti (2 Ch 8, 14). Oltre al Tempio Salomone costruì per sé un palazzo, la casa della foresta del Libano e una casa per la moglie egiziana. Costruì anche il Millo o terreno solido a nord della città di Davide (1 Re 9, 15).

Il potere, la ricchezza e la fama cambiarono il cuore del re. Sotto l’influenza delle donne del suo harem (1 Re 11) fu spinto all’infedeltà all’alleanza e all’idolatria. Seguì Astarte, dea dei Sidoni, e Milkôm, l’abominio degli Ammoniti. Fece ciò che è male agli occhi del Signore e non seguì pienamente il Signore, come Davide suo padre. Edificò sul monte di fronte a Gerusalemme un luogo elevato per Kemosh, l’abominio di Moab, e anche per Molek, l’abominio dei figli di Ammon.

Il Signore non poteva approvare queste decisioni. L’opposizione politica si incarnò in Geroboamo, figlio di Nebat, mentre Ahiyya de Shiloh espresse l’ostilità dell’ambiente profetico al re che aveva abbandonato il Signore (1 Re 11, 29-39). Alla morte di Salomone sorse una doppia potenza nemica e da Efraim un regno ribelle (Sir 47, 22).

Due tratti caratterizzano la persona idealizzata di Salomone: ricchezza e saggezza. La gloria di Salomone fatta di ricchezza è riassunta in questo testo di 1 Re 10, 27: «Il re fece dell’argento e dell’oro comuni a Gerusalemme quanto i sassi e i cedri numerosi come i sicomori della pianura». Quando la regina di Saba vide lo splendore della corte di Gerusalemme, il suo cuore le venne meno (1 Re 10, 1-13). Il carattere imponente e lussuoso delle costruzioni fatte e i numerosi harem del re avevano contribuito a questo prestigio.

La sapienza di Salomone che superava quella dell’Egitto era proverbiale: era illustrata nel giudizio di Salomone riportato in 1 Re 3, 16-28. Da questa sapienza si concluse che Salomone era l’autore di due Salmi (Sal 72 e 127), del libro dei Proverbi, dell’Ecclesiaste e del Cantico dei Cantici. L’Ecclesiaste è un’opera della maturità, mentre il Cantico un’opera di gioventù.

La grandezza di Salomone non deve lasciare in ombra le faccende che gli assicuravano il suo potere. Qohelet considerava tutta la sua ricchezza e saggezza come nebbia e vento (Qo 1, 12). Sic transit gloria mundi.

Gesù a sua volta relativizzò la gloria di Salomone che, nonostante le sue ricchezze, non era vestito come il più piccolo fiore del campo (Mt 6, 28). Nella sua descrizione della liturgia del Venerdì santo, la pellegrina Egeria che visitò la Terra Santa nel quarto secolo scrive che durante la venerazione della reliquia della santa croce, il diacono mostrava l’anello di Salomone e l’ampolla che serviva all’unzione dei Re (Geyer, Itinera, p. 88). Erano anche trasportati i dodici recipienti in cui si rinchiudevano i demoni per renderli innocui. Era un modo simbolico per celebrare la vittoria di Cristo sulle potenze del male. In croce Gesù è rivelato dal Padre come il vero Re che pacifica il cielo e la terra: «È lui la nostra pace» (Ef 2, 14). In tre giorni ha fatto risorgere un Tempio nuovo. Si comprende la dichiarazione di Gesù: «Qui c’è più di Salomone» (Mt 12, 42).

di Frederic Manns