· Città del Vaticano ·

Un compositore che lascia il segno

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27 agosto 2021

Se avete visitato la Cappella Sistina, probabilmente c’è una scritta che vi è passata inosservata. In una nicchia della cantoria della Cappella Papale, nascosta tra l’infinità di dettagli che compongono il maestoso colpo d’occhio, si può leggere in un graffito il nome «Josquin». Con ogni probabilità si tratta di una vera e propria firma del più celebre compositore attivo in Europa nel periodo rinascimentale, al servizio anche dei Papi verso la fine del xv secolo.

Poco ci è dato di sapere dell’infanzia e della formazione del nostro: nato in una zona di confine tra l’odierno Belgio e la Francia, quasi certamente fu cantore fin dalla più tenera età, e secondo alcuni storici fu allievo di Johannes Ockeghem, all’epoca il più importante compositore della scuola franco–fiamminga. L’affermazione delle sue opere seguì la sua carriera itinerante, che dapprima come cantore e poi come maestro di cappella lo condusse in giro per il continente europeo a partire proprio dall’Italia.

Nelle sue peregrinazioni italiane, iniziate attorno al 1480, Josquin toccò gran parte delle corti più importanti della penisola dell’epoca, partendo da Milano. Ovunque venisse chiamato, il musicista lasciava un segno indelebile, e non solo sui muri: le sue composizioni, che fossero a carattere sacro o profano, divennero immediatamente un modello con cui gli altri musicisti confrontavano le proprie creazioni.

L’esperienza meneghina presso la corte degli Sforza lo mise in contatto con alcuni delle più importanti forme di musica profana; fu il successivo trasferimento a Roma per lavorare come cantore presso la corte papale, datato 1489, a consacrarne la fama come autore di musica sacra. Dopo anni al servizio di due Pontefici, Innocenzo viii e Alessandro vi , in cui affinò il suo stile e produsse alcuni dei suoi più importanti capolavori, ricominciò le proprie peregrinazioni: Ferrara prima, nuovamente Milano, la corte di Francia e infine il ritorno verso la terra natìa, prima presso la corte regia e infine nella regione del Condè, vicino Lille.

La sua fama lo seguì e anzi si diffuse ancor di più anche dopo la sua morte: il suo nome è riportato nei testi di autori apparentemente distantissimi tra loro come Baldassarre Castiglione e Martin Lutero ad esempio, oltre che in numerosi scritti teorici sulla musica e nelle testimonianze di quanti ripresero la strada che aveva tracciato, tra cui Orlando di Lasso e Palestrina.

Ottaviano Petrucci, celebre inventore della stampa musicale, dedicò alle messe di Josquin quella che probabilmente è la prima pubblicazione musicale interamente dedicata a un singolo compositore.

La musica di Josquin suona a un orecchio moderno lontana e “cinematografica” al tempo stesso; come gran parte della produzione del periodo rinascimentale, mancano i riferimenti più comuni che troviamo nella musica tonale, ma al tempo stesso risuonano armonie e atmosfere “josquinian” e poi riprese e assorbite dalla musica del Novecento fino ad arrivare alla colonna sonora che Fabio Vacchi ha scritto per un capolavoro storico come Il Mestiere delle Armi di Ermanno Olmi.

La continua ricerca che ha caratterizzato la sua musica continua ancora oggi nei tanti gruppi di specialisti che si dedicano alle interpretazioni più fedeli possibili delle sue opere, per cercare di ricostruire e restituirci quello che i suoi contemporanei ritenevano fosse un vero e proprio “Vangelo in musica”.

di Filippo Simonelli