· Città del Vaticano ·

Bloccato per gli afghani l’accesso all’aeroporto

Kabul città chiusa

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25 agosto 2021

Roma , 25. Kabul, ultimo atto. I talebani hanno bloccato l’accesso all’aeroporto internazionale a tutti i cittadini afghani. Un atto di violenza insensato che condanna le centinaia di persone in attesa di essere evacuate e abbandonare il loro Paese.

Ad annunciare la decisione è stato il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, che ha evocato motivi di ordine pubblico. La disposizione è stata presa «per evitare che le persone muoiano schiacciate dalla folla», come già successo negli ultimi giorni. Per gli stranieri invece l’accesso all’aeroporto continuerà a essere permesso. Nei giorni scorsi i talebani avevano cercato di ostacolare l’accesso all’aeroporto respingendo moltissime persone nei vari checkpoint presenti nell’area: c’erano state anche sparatorie e morti. Molti afghani hanno anche raccontato di essere stati respinti anche se in possesso di documenti regolari per imbarcarsi su uno dei voli militari predisposti per le evacuazioni. Sette persone sono morte, alcuni giorni fa, nella calca per raggiungere lo scalo della capitale.

Sul fronte degli aiuti e dell’accoglienza delle migliaia di profughi che hanno già abbandonato l’Afghanistan, si rafforza l’impegno della Caritas. Come ha sottolineato il segretario generale di Caritas Internationalis Aloysius John, «ci troviamo di fronte a una grande crisi umanitaria e a un collasso a livello sociale dell’Afghanistan». Nel Paese, precisa John, «ci sono più di un milione di sfollati e si stima che oggi circa 700 mila afghani stiano cercando di trovare un rifugio sicuro e di lasciare i loro villaggi e le loro case». Il tutto, ha aggiunto, «in un Paese dove 780 mila bambini già soffrono la malnutrizione e un terzo della popolazione è a rischio di morire di fame. In Afghanistan le persone vivono nell’insicurezza del loro futuro, della loro sopravvivenza quotidiana». La stessa educazione dei bambini «è una grande sfida», osserva John ricordando che «una generazione di giovani è già stata sacrificata senza ricevere un’istruzione». Non bisogna inoltre dimenticare che tutto questo accade in un contesto segnato dalla pandemia di covid. «La comunità umanitaria sta affrontando una delle peggiori crisi causate dall’uomo in un contesto di alte certezze e insicurezze politiche».

Sulla stessa linea di azione, la Fondazione Migrantes. «Occorre fare presto, il tempo stringe. Serve una sostanziale azione umanitaria per l’Afghanistan» ha spiegato il presidente della Fondazione, Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio. Bisogna attuare «un impegno comune di solidarietà» che è «necessario e dovuto al popolo afghano». La soluzione migliore — ha aggiunto — «è fare ponti aerei per spostare il più possibile le persone a rischio nei Paesi europei e negli Usa, ossia nei Paesi che erano presenti in Afghanistan per missioni di pace». L’Afghanistan «è una nazione abbandonata dove i più deboli soffrono molto. Bisogna subito intervenire con un’azione comune che coinvolga anche quelli che, in passato, si erano impegnati per un’azione militare».

Un segnale importante è giunto intanto da Napoli. «Di fonte alla grave crisi umanitaria che sta scuotendo le coscienze degli uomini di buona volontà di tutto il mondo, la Chiesa di Napoli è pronta ad accogliere quota parte dei profughi che arrivano in Italia dall’Afghanistan» ha dichiarato, in una nota, Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli.

A richiamare l’attenzione sulla crisi in Afghanistan è stato anche John Putzer, incaricato d’affari della Missione permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, in un incontro svoltosi ieri proprio sulla situazione dei diritti umani nel Paese asiatico. «La Santa Sede invita tutte le parti a riconoscere e sostenere il rispetto per la dignità umana e i diritti fondamentali di ogni persona, compreso il diritto alla vita, la libertà di religione, il diritto alla libertà di movimento e la diritto all'assemblea pacifica» ha dichiarato Putzer in una nota. «La Santa Sede, nell’auspicare una pacifica e tempestiva risoluzione delle attuali tensioni, resta convinta che il dialogo inclusivo rappresenti il ​​più potente strumento per raggiungere la pace e invita l’intera comunità internazionale a passare dalle parole ai fatti accogliendo i rifugiati in uno spirito di umanità e fraternità».