· Città del Vaticano ·

Progetto umanitario della Società di San Vincenzo de’ Paoli

«Io amo l’Etiopia»

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25 agosto 2021

Èil 16 luglio quando la delegazione del Consiglio centrale di Roma della Società di San Vincenzo de’ Paoli, guidata dal presidente Giuliano Crepaldi, in collaborazione con l’omonima federazione nazionale giunge ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, mossa dal desiderio di realizzare e rendere concreto il progetto umanitario «Io amo l’Etiopia». Nato da una richiesta dei padri della Congregazione della missione e delle Figlie della carità vincenziane in Etiopia e basato sulle finalità di accoglienza e solidarietà e su quelle sfide coraggiose affrontate quotidianamente dalla Società di San Vincenzo, anche durante la pandemia, il programma si rivolge verso una terra bisognosa di interventi umanitari per far fronte alla grave situazione economica e all’emergenza sanitaria, in cui sono coinvolti i bambini dell’Etiopia.

Suor Hiwot Zewde, della confraternita delle Figlie della carità e visitatrice delle Figlie della Carità in Etiopia, accompagna la delegazione durante le tappe del viaggio per condurla in visita in alcuni dei luoghi in cui opera attivamente con altre 66 sorelle nella provincia, le 14 comunità locali dislocate in cinque regioni e le sette diocesi della Chiesa cattolica. L’obiettivo primario che le Figlie della carità si pongono è di rispondere allo stato di emergenza, alla prevenzione del traffico di vite umane e ai bisogni impellenti di bambini e adolescenti, anche disabili, dei più poveri e maggiormente bisognosi, ritenendo doveroso riconoscere loro il diritto di ricevere accoglienza, un’adeguata istruzione, cure mediche necessarie, soprattutto in un momento in cui la pandemia causata dal covid, lo sfollamento di massa e l’attuale guerra nel Tigray hanno aggravato le necessità della popolazione.

La Società di San Vincenzo de’ Paoli e la federazione nazionale auspicano di poter dare un sorriso e una speranza ai bambini etiopi, supportati dalla forte presenza dei missionari e delle suore Figlie della carità che in quella terra garantiscono — grazie al loro costante lavoro e al monitoraggio della situazione locale — una collaborazione operosa diretta all’individuazione dei bisogni di quei piccoli che non possono essere assistititi perché affetti da gravi patologie non curabili nella loro terra, perché colpiti dalla povertà e dalla guerra.

La delegazione ha visitato le strutture gestite dalle sorelle vincenziane e destinate all’educazione e all’istruzione. La prima tappa è stata la scuola femminile, istituita quasi cento anni fa e conosciuta come St. Mary Catholic School, che consta di 1500 allieve e assicura un percorso educativo dalla scuola dell’infanzia fino alle superiori, per giungere poi nella parte più povera e periferica della città dove è sita la scuola elementare mista, frequentata da 470 allievi, senza alcuna possibilità di contribuire alla retta scolastica. L’istruzione rappresenta uno dei cardini del supporto offerto dalle Figlie della carità, poiché, come afferma Suor Hivot «l’educazione cambia le vite ed è il miglior strumento per combattere la povertà e rafforzare la comunità e la società». Il viaggio è proseguito e la delegazione si è portata verso i luoghi di cura vincenziani: il laboratorio medico, che offre ai malati di hiv e ai poveri prestazioni sanitarie e di laboratorio completamente gratuite, e la Alemachen convalescent home for disabled children - Rehabilitation centre (Casa della convalescenza per bambini disabili – Centro di riabilitazione) che rappresenta il luogo in cui i bambini disabili riacquistano o migliorano salute, mobilità e aspetto, per rivendicare il loro posto nel mondo senza restrizioni fisiche.

Due strutture importanti che non riescono, però, a sopperire alle tante e differenti richieste provenienti da genitori di bambini colpiti da tragedie, affetti da gravi malattie (tumori, leucemie), patologie complesse o da ferite di armi da guerra. Lo stato di povertà in cui versa la capitale è preoccupante, la guerra nel nord della nazione presagisce momenti difficili ed è necessario che, alla chiamata di soccorso ci sia qualcuno disposto ad aiutare. La Società di San Vincenzo de’ Paoli intende rispondere alle richieste di aiuto rendendo operativo il progetto «Io amo l’Etiopia» attraverso la presa in carico di quei bambini che — per patologia e accertata impossibilità di cure presso varie strutture sanitarie presenti in loco, compreso anche il nosocomio pubblico della capitale — potranno essere curati in Italia grazie alla collaborazione con l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù che metterà in campo la propria eccellenza. Una collaborazione che vedrà coinvolti in prima linea la Società di San Vincenzo de’ Paoli — attiva da settembre con una campagna nazionale di raccolta fondi per coprire tutti i costi necessari per aiutare i bambini etiopi (spese mediche, costi di viaggio e di accoglienza) — e poi le organizzazioni missionarie e le sorelle vincenziane, che segnaleranno i malati gravi e forniranno la documentazione medica sul singolo caso, oltre al Bambino Gesù per la relativa presa in carico dei pazienti. Il progetto si pone anche l’obiettivo di offrire l’assistenza per la cura di quelle patologie meno gravi che potrebbero essere trattate presso strutture sanitarie del posto; previsione, questa, che potrà attuarsi appena l’attuale situazione politica del Paese lo consentirà.

Il viaggio volge alla sua conclusione con l’incontro e la benedizione del cardinale Berhaneyesus Demerew Souraphiel, arcivescovo di Addis Abeba e presidente della Conferenza episcopale interrituale di Etiopia. La delegazione vincenziana rientra in Italia certa di aver aperto una strada verso una terra bisognosa di solidarietà, tenendo a mente l’esortazione di Papa Francesco che invita a tenere aperti gli occhi e il cuore, giacché è inderogabile l’impegno di salvare ogni vita umana.

di Rossana Ruggiero