· Città del Vaticano ·

L’Angelus con i fedeli in piazza San Pietro

Dio si riconosce nell’umanità di Gesù e dei fratelli

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
23 agosto 2021

Dio non va inseguito «in sogni e immagini di grandezza e di potenza», ma va riconosciuto «nell’umanità di Gesù e, di conseguenza, in quella dei fratelli e delle sorelle che incontriamo sulla strada della vita». Lo ha detto Papa Francesco all’Angelus recitato a mezzogiorno del 22 agosto dalla finestra dello Studio privato del Palazzo apostolico vaticano con i fedeli presenti in piazza San Pietro. Commentando il passo evangelico della liturgia domenicale (Giovanni 6, 60-69) il Pontefice ha pronunciato le seguenti parole.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo della Liturgia odierna (Gv 6, 60-69) ci mostra la reazione della folla e dei discepoli al discorso di Gesù dopo il miracolo dei pani. Gesù ha invitato a interpretare quel segno e a credere in Lui, che è il vero pane disceso dal cielo, il pane della vita; e ha rivelato che il pane che Lui darà è la sua carne e il suo sangue. Queste parole suonano dure e incomprensibili alle orecchie della gente, tanto che, da quel momento — dice il Vangelo —, molti suoi discepoli tornano indietro, cioè smettono di seguire il Maestro (vv. 60.66). Allora Gesù interpella i Dodici: «Volete andarvene anche voi?» (v. 67), e Pietro, a nome di tutto il gruppo, conferma la decisione di stare con Lui: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo conosciuto e creduto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6, 68-69). Ed è una bella confessione di fede.

Soffermiamoci brevemente sull’atteggiamento di chi si ritira e decide di non seguire più Gesù. Da cosa nasce questa incredulità? Qual è il motivo di questo rifiuto?

Le parole di Gesù suscitano un grande scandalo: Egli sta dicendo che Dio ha scelto di manifestare sé stesso e di attuare la salvezza nella debolezza della carne umana. È il mistero dell’incarnazione. E l’incarnazione di Dio è ciò che suscita scandalo e che rappresenta per quella gente — ma spesso anche per noi — un ostacolo. Infatti, Gesù afferma che il vero pane della salvezza, che trasmette la vita eterna, è la sua stessa carne; che per entrare in comunione con Dio, prima di osservare delle leggi o soddisfare dei precetti religiosi, occorre vivere una relazione reale e concreta con Lui. Perché la salvezza è venuta da Lui, nella sua incarnazione. Questo significa che non bisogna inseguire Dio in sogni e immagini di grandezza e di potenza, ma bisogna riconoscerlo nell’umanità di Gesù e, di conseguenza, in quella dei fratelli e delle sorelle che incontriamo sulla strada della vita. Dio si è fatto carne. E quando noi diciamo questo, nel Credo, il giorno del Natale, il giorno dell’annunciazione, ci inginocchiamo per adorare questo mistero dell’incarnazione. Dio si è fatto carne e sangue: si è abbassato fino a diventare uomo come noi, si è umiliato fino a caricarsi delle nostre sofferenze e del nostro peccato, e ci chiede di cercarlo, perciò, non fuori dalla vita e dalla storia, ma nella relazione con Cristo e con i fratelli. Cercarlo nella vita, nella storia, nella vita nostra quotidiana. E questa, fratelli e sorelle, è la strada per l’incontro con Dio: la relazione con Cristo e i fratelli.

Anche oggi la rivelazione di Dio nell’umanità di Gesù può suscitare scandalo e non è facile da accettare. È quello che San Paolo chiama la “stoltezza” del Vangelo di fronte a chi cerca i miracoli o la sapienza mondana (cfr. 1 Cor 1, 18-25). E questa “scandalosità” è ben rappresentata dal sacramento dell’Eucaristia: che senso può avere, agli occhi del mondo, inginocchiarsi davanti a un pezzo di pane? Perché mai nutrirsi assiduamente di questo pane? Il mondo si scandalizza.

Di fronte al gesto prodigioso di Gesù che con cinque pani e due pesci sfama migliaia di persone, tutti lo acclamano e vogliono portarlo in trionfo, farlo re. Ma quando Lui stesso spiega che quel gesto è segno del suo sacrificio, cioè del dono della sua vita, della sua carne e del suo sangue, e che chi vuole seguirlo deve assimilare Lui, la sua umanità donata per Dio e per gli altri, allora non piace, questo Gesù ci mette in crisi. Anzi, preoccupiamoci se non ci mette in crisi, perché forse abbiamo annacquato il suo messaggio! E chiediamo la grazia di lasciarci provocare e convertire dalle sue “parole di vita eterna”. E Maria Santissima, che ha portato nella carne il Figlio Gesù e si è unita al suo sacrificio, ci aiuti a testimoniare sempre la nostra fede con la vita concreta.

Al termine della preghiera mariana, il Papa ha salutato i fedeli presenti con queste parole.

Cari fratelli e sorelle,

saluto tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini di diversi Paesi. Tanti Paesi sono qui, vedo nelle bandiere...

In particolare, saluto i sacerdoti e i seminaristi del Pontificio Collegio Nord Americano — sono lì —; come pure le famiglie di Abbiategrasso e i motociclisti del Polesine.

Anche questa domenica sono contento di salutare diversi gruppi di giovani: da Cornuda, Covolo di Piave e Nogaré nella diocesi di Treviso, da Rogoredo a Milano, da Dalmine, da Cagliari, da Pescantina presso Verona, e il gruppo di scout di Mantova. Cari ragazzi e ragazze, molti di voi avete fatto l’esperienza di un lungo cammino insieme: che questo vi aiuti a camminare nella vita sulla via del Vangelo. E saluto anche i ragazzi dell’Immacolata.

Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!