· Città del Vaticano ·

Santa Chiara d’Assisi

La “chiarezza” nelle parole e nella vita

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11 agosto 2021

Chiara, chiarore, chiarezza: tutti termini che riconducono alla parola luce. Se c’è chiarezza, c’è luce, e, dunque, verità. Chiarezza, parola che compare più volte nel linguaggio quotidiano, in espressioni quali, ad esempio, «tutto questo è molto chiaro» oppure «grazie per la chiarezza dell’esposizione». Essere chiari è una delle doti più importanti. Se non c’è, il messaggio — qualsiasi messaggio che si voglia trasmettere — non arriva. E, invece, grazie solo alla chiarezza è possibile il dialogo: semplice strumento di comunicazione fra gli uomini. E di comunicazione, se ne intendeva non poco Chiara di Assisi, donna moderna, donna che è riuscita ad oltrepassare il proprio tempo. E se ci è riuscita è stato, soprattutto, perché è stata una donna chiara con tutti. A cominciare con sé stessa.

Ad esempio, è stata chiara con la sua famiglia, senza cercare alcun compromesso. Sentita la chiamata, si oppone alla famiglia che prospettava per lei, invece, un’altra vita: quella della semplice ragazza “di buona famiglia”. Chiara fa capire ai genitori il suo disegno di vita, o meglio il disegno che aveva Dio per lei. La sera della domenica delle Palme del 1211 (o 1212), la bella ragazza appena diciottenne fugge dalla casa paterna in Assisi e corre alla Porziuncola. Qui l’attendono Francesco e il gruppo dei suoi primi compagni d’avventura. Le fanno indossare un saio da penitente, le tagliano i capelli e poi la nascondono in due successivi monasteri benedettini, a Bastia e a Sant’Angelo. Chiara, in questo episodio, si rivela chiara fin da subito: la chiamata al servizio di Dio non poteva, certo, attendere. Nessuno poteva ostacolare il suo cammino.

E poi, è stata chiara con lo stesso Francesco. Il suo intento è quello di voler dare vita a un nuovo ordine, una famiglia femminile di claustrali radicalmente povere. Il programma che presenta al santo di Assisi è semplice: l’ordine delle claustrali dovrà vivere del proprio lavoro e di qualche aiuto dei frati minori, immerso nella preghiera e al servizio di tutti. Dunque, con san Francesco si presenta — ancora una volta — chiara, tanto da ottenere dal Poverello una prima regola per il nuovo ordine religioso. San Francesco — è vero — consiglia, ispira, l’aiuta ma è lei a decidere, a chiedere senza mezzi termini, con chiarezza ciò che vuole.

È chiara nei suoi scritti. Come quando redige una lettera alla beata Agnese di Praga: «Sorella carissima, o meglio signora degna di ogni venerazione, poiché siete sposa, madre e sorella del Signor mio Gesù Cristo, riempitevi di coraggio nel santo servizio che avete iniziato per l’ardente desiderio del Crocifisso povero».

«Riempitevi di coraggio»: non usa altri termini in questa lettera, non si ammanta di belle parole, perché aveva ben chiaro l’intento della lettera, il messaggio che voleva trasmettere: infondere coraggio ad Agnese. Così come avviene nella seconda lettera ad Agnese: «Memore del tuo proposito, come un’altra Rachele, tieni sempre davanti agli occhi il punto di partenza. I risultati raggiunti, conservali; ciò che fai, fallo bene; non arrestarti; ma anzi, con corso veloce e passo leggero, con piede sicuro, che neppure alla polvere permette di ritardarne l’andare, avanza confidente e lieta nella via della beatitudine che ti sei assicurata». Un periodare semplice, chiaro, con espressioni così lineari che davvero riescono a sorprendere il lettore contemporaneo. La luce di Chiara non è solo da trovarsi nella sua aderenza al Vangelo, ma anche nel suo esporlo agli altri, con semplice chiarezza.

di Antonio Tarallo