· Città del Vaticano ·

L’Etiopia in ostaggio dell’orrore

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11 agosto 2021

La crisi e il conflitto senza fine in Etiopia stanno acuendo drammaticamente l’emergenza umanitaria e la vulnerabilità della popolazione del Tigray. Dalla regione arrivano notizie sempre più scioccanti di violenze su donne e bambini, che suscitano sgomento e indignazione. L’allarme è stato lanciato tanto da Amnesty international quanto dall’Unicef. Contestualmente, dal primo ministro etiopico Abiy Ahmed arriva una chiamata alle armi «di tutti i civili idonei», per combattere ancora le forze del Tigray. Si inizia a temere una deriva pericolosa non solo nella travagliata regione, ma anche nelle aree dove si è esteso recentemente il conflitto.

Le truppe etiopiche ed eritree avrebbero violentato centinaia di donne e ragazze nella regione del Tigray, devastata dal conflitto in corso da novembre 2020, costringendo alcune vittime alla schiavitù sessuale e alla mutilazione. Lo denuncia Amnesty International in un rapporto pubblicato ieri e basato su interviste a 63 vittime, che getta una nuova luce sulla piaga degli abusi già indagata dalle autorità etiopiche. Almeno tre soldati — si legge nel documento — sono stati condannati per stupro e altri 25 stanno affrontando accuse di «violenza sessuale e stupro». Le violenze subite dalle donne sono indicibili: alcune sopravvissute hanno detto di essere state stuprate in gruppo mentre erano tenute prigioniere per settimane, altre sono state stuprate di fronte ai membri della famiglia. Molte, denuncia Amnesty, avranno «lesioni durature e forse irreversibili» a causa degli abusi. «È chiaro che lo stupro e la violenza sessuale sono stati usati come arma di guerra per infliggere danni fisici e psicologici duraturi alle donne del Tigray», ha dichiarato il segretario generale di Amnesty. Centinaia di loro, sottolinea, sono state sottoposte a un «trattamento brutale che mira a degradarle e disumanizzarle».

Violenze e brutalità non risparmiano nemmeno i bambini. L’Unicef si è detto estremamente allarmato dalla notizia del massacro di «oltre 200 persone, tra cui più di 100 bambini», in attacchi contro famiglie sfollate che si erano rifugiate in una struttura sanitaria e in una scuola nella regione degli Afar, nell’Etiopia settentrionale, lo scorso 5 agosto. Secondo quanto dichiarato dal direttore generale dell’Unicef Henrietta Fore, sono state distrutte anche forniture alimentari essenziali in «un’area dove già si registrano livelli di emergenza di malnutrizione e insicurezza alimentare». L’intensificarsi dei combattimenti ad Afar e in altre aree vicine alla regione tigrina è «disastroso per i bambini», fa notare Fore.

Il bilancio umanitario di mesi di conflitto armato tra le forze federali e il Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf) è dunque sempre più drammatico. Circa 400.000 persone, tra cui almeno 160.000 bambini, vivono in condizioni simili alla carestia, sottolinea l’agenzia dell’Onu. Nonostante questo quadro allarmante, con gli aiuti umanitari che stentano ancora ad arrivare, il primo ministro — come accennato — invita «tutti i civili idonei» ad unirsi alle forze armate per combattere i miliziani del Tplf. L’obiettivo delle forze federali, regionali e alleate in campo è «distruggere l’organizzazione traditrice e terroristica del Tplf».