· Città del Vaticano ·

Una settimana fa Francesco aveva fatto visita al cardinale Martínez Somalo, morto ieri a 94 anni

Con dedizione al servizio della Chiesa e del Papa

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11 agosto 2021

Martedì mattina, 10 agosto, è morto in Vaticano il cardinale Eduardo Martínez Somalo,  camerlengo emerito di Santa Romana Chiesa, prefetto emerito della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. Con un gesto di paternità Papa Francesco, lo scorso mercoledì 4, alle 8.45, prima dell’udienza generale, aveva voluto fargli visita nella sua abitazione, proprio accanto a Casa Santa Marta. Le condizioni di salute dell’anziano porporato erano peggiorate di recente ed era anche stato ricoverato in ospedale. Aveva 94 anni: era nato infatti il 31 marzo 1927 nella cittadina spagnola di Baños de Río Tobía, in provincia di La Rioja e in diocesi di Calahorra y La Calzada - Logroño. Aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale a Roma il 19 marzo 1950. Il 18 agosto 1956 aveva iniziato il suo servizio nella Segreteria di Stato come addetto, diventando poi responsabile della Sezione spagnola. Il 9 ottobre 1970 era stato nominato assessore per gli affari generali. Il 12 novembre 1975 Paolo vi lo aveva eletto arcivescovo titolare di Tagora, nominandolo nunzio apostolico in Colombia. Il successivo 13 dicembre aveva ricevuto l’ordinazione episcopale. Il 5 maggio 1979 Giovanni Paolo ii lo aveva nominato sostituto della Segreteria di Stato. Creato e pubblicato cardinale nel Concistoro del 28 giugno 1988, gli venne assegnato il titolo del Santissimo Nome di Gesù (diaconia elevata  “pro hac vice” a titolo presbiterale il 9 gennaio 1999). Il 1° luglio 1988 era stato nominato prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Quindi, dal 21 gennaio 1992 all’11 febbraio 2004, era stato prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. Inoltre, dal 5 aprile 1993 al 4 aprile 2007, era stato anche camerlengo di Santa Romana Chiesa, svolgendo questo delicato servizio in particolare durante la sede vacante — dal 2 al 19 aprile 2005 — tra i pontificati di Giovanni Paolo ii e Benedetto xvi . Le esequie saranno celebrate venerdì 13, alle ore 11, all’altare della cattedra della basilica Vaticana, dal cardinale Giovanni Battista Re, decano del collegio cardinalizio.

C’è un momento che racconta, forse più di ogni altro, l’essenza del servizio che il cardinale Martínez Somalo ha prestato al Papa e alla Chiesa tutta. Egli stesso ebbe a confidarlo il 19 marzo 2000, celebrando nella chiesa del Gesù il cinquantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale: «Appena arrivato a Roma, il 18 ottobre 1946, mi inginocchiai davanti agli altari della Madonna della Strada, di sant’Ignazio di Loyola e di san Francesco Saverio, affidando alla loro protezione i primi passi verso il sacerdozio».

In queste parole è racchiuso il profilo spirituale dell’uomo che dal 1956 si è dedicato al servizio della Santa Sede, dapprima in Segreteria di Stato, nel cui ambito è stato assessore e sostituto, poi come nunzio apostolico e quindi come prefetto dei dicasteri per il culto divino e la vita religiosa.

Nei giorni di aprile del 2005 — tra la morte di san Giovanni Paolo ii e l’elezione di Benedetto xvi — il cardinale ha svolto le funzioni legate al suo ufficio di camerlengo di Santa Romana Chiesa. Del resto, era stato sempre accanto a Giovani Paolo ii con fedeltà e discrezione. Restano impresse nella memoria, in particolare, le immagini della sua figura mentre presiede i riti successivi alla morte di Papa Wojtyła. Il 4 aprile 2007 Papa Ratzinger gli aveva inviato una lettera per esprimergli «il vivo ringraziamento per la solerzia, la competenza e l’amore con cui ha svolto» il delicato compito di camerlengo «a servizio della Santa Sede e della Chiesa universale». E «mentre mi è caro ricordare il lungo ed intenso servizio che ha intimamente legato il suo ministero sacerdotale ed episcopale alla Sede Apostolica — sono le parole di Benedetto xvi al cardinale — desidero in particolare manifestarle il mio sincero apprezzamento per la grande dignità e la solenne sobrietà con cui ella ha esplicato il ruolo di Camerlengo di Santa Romana Chiesa, nel momento del pio trapasso del compianto Papa Giovanni Paolo ii , in occasione della straordinaria dimostrazione di fede durante i funerali dell’amato Pontefice, durante tutto il periodo della sede vacante e nello svolgimento dei lavori del conclave per l’elezione del nuovo Papa».

Eduardo era il più giovane dei dodici figli di José Martínez Campo e Julia Somalo Ibáñez. Dopo aver frequentato il seminario diocesano a Logroño, era stato inviato a Roma per proseguire gli studi ecclesiastici presso il Pontificio collegio spagnolo e la Pontificia università Gregoriana, conseguendo la licenza in Teologia e in Diritto canonico.

Ordinato sacerdote a Roma nel 1950, dall’allora vicegerente l’arcivescovo Luigi Traglia, nella cappella della Madonna della Clemenza nel Pontificio collegio spagnolo, aveva svolto il ministero pastorale nella diocesi natale. Poi era stato inviato nuovamente a Roma per frequentare i corsi della Pontificia Accademia ecclesiastica e prepararsi così al servizio della Santa Sede nelle rappresentanze pontificie.

Conseguito il dottorato in Diritto canonico alla Pontificia università Lateranense, con una tesi sul «Concordato spagnolo del 1953 alla luce dei suoi due primi articoli», nel 1956 era entrato a far parte della Segreteria di Stato in qualità di addetto.

L’anno successivo era stato promosso segretario di Nunziatura e nominato professore alla Pontificia Accademia ecclesiastica. In qualità di responsabile della Sezione spagnola della Segreteria di Stato, aveva accompagnato Papa Montini nel pellegrinaggio apostolico compiuto in Colombia dal 22 al 25 agosto 1968 in occasione del 39° Congresso eucaristico internazionale.

Due anni dopo, il 25 aprile 1970, aveva ricevuto la nomina a consigliere della Delegazione apostolica in Gran Bretagna. Ma la sua lontananza da Roma era durata solo pochi mesi. Nominato prelato d’onore di Sua Santità il 14 maggio 1970, nell’ottobre dello stesso anno era stato infatti richiamato in Vaticano come assessore della Segreteria di Stato e quindi collaboratore diretto dell’arcivescovo Giovanni Benelli, allora sostituto della Segreteria di Stato. In tutto questo periodo, nonostante i sempre più gravosi impegni, aveva svolto un intenso ministero pastorale, dedicandosi in modo particolare al mondo della sofferenza negli ospedali romani.

Nel 1975 Paolo vi lo aveva nominato arcivescovo e nunzio apostolico in Colombia. Ed era stato il cardinale Jean Villot, segretario di Stato, a conferirgli l’ordinazione episcopale nella basilica Vaticana, con-consacranti l’arcivescovo Benelli e il vescovo di Tarragona monsignor Francisco Álvarez Martínez, amministratore apostolico della sua diocesi natale. Caritas et veritas il motto episcopale scelto.

Nel gennaio 1978 a Bogotá aveva preso la parola alla conferenza internazionale promossa dall’Unesco sulle «politiche culturale in America latina e nei Caraibi». Nel 1979, tra il 27 gennaio e il 13 febbraio, aveva partecipato alla terza Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano a Puebla, in Messico. E, dopo circa quattro anni di servizio come rappresentante pontificio in Colombia, era stato nominato da Giovanni Paolo ii sostituto della Segreteria di Stato.

Aveva svolto questo incarico per nove anni: instancabile nel fedele servizio alla Sede di Pietro, era stato sempre accanto a Giovanni Paolo ii durante i suoi numerosi pellegrinaggi apostolici in Italia e nel mondo. In particolare ricordava le visite a Nagasaki e ad Auschwitz, i pellegrinaggi in Polonia, gli incontri in Africa e nei Paesi dove libertà e dignità dell’uomo erano negate, come anche la testimonianza di solidarietà, nel 1980, alle popolazioni dell’Irpinia duramente provate dal terremoto.

Era stato poi al timone di due importanti dicasteri vaticani: la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, che aveva guidato dal 1988 al 1992, e la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, di cui era stato prefetto fino al 2004. Dal 1993 al 2007 aveva ricoperto anche l’ufficio di camerlengo di Santa Romana Chiesa, partecipando al conclave che aveva eletto Papa Benedetto xvi .

Cardinale dal 1988, era interiormente affine — fin dagli anni dei suoi studi romani — alla spiritualità della chiesa del Gesù, assegnatagli come titolo. E prendendone possesso, aveva fatto esplicito riferimento alla intraprendenza missionaria di sant’Ignazio di Loyola e della Compagnia di Gesù, alla dimensione mariana e alla fedeltà al Papa.

Aveva preso parte a numerose convocazioni del Sinodo dei vescovi ed era stato, in particolare, presidente delegato alla prima assemblea speciale per l’Europa (1991) e alla nona assemblea generale (1994) sulla vita consacrata. Aveva inoltre partecipato al Sinodo ordinario del 1990 sulla formazione dei sacerdoti; alle assemblee speciali per l’America nel 1997, per l’Asia nel 1998, per l’Oceania nel 1998 e per l’Europa nel 1999; e ai Sinodi ordinari del 2001 sulla missione del vescovo e del 2005 sull’Eucaristia.

Come inviato speciale del Santo Padre, aveva presieduto il quinto Congresso eucaristico nazionale in Ecuador nel 1988, il primo Congresso eucaristico nazionale a Santo Domingo nel 1991, l’undicesimo Congresso mariologico internazionale e il diciottesimo Congresso internazionale mariano a Huelva, in Spagna, nel 1992. Inoltre, era stato legato pontificio alla cerimonia di chiusura dell’Anno ignaziano, il 31 luglio 1991, nella sua chiesa titolare del Gesù a Roma.

Dal 12 al 28 ottobre 1992 aveva preso parte alla quarta Conferenza generale dell’episcopato latino americano a Santo Domingo. E il 10 ottobre 1993 aveva partecipato con particolare gioia — testimoniata anche in un articolo pubblicato su «L’Osservatore Romano» — alla beatificazione di Victoria Diez y Bustos de Molina, giovane martire in Spagna nel 1936.

Nel 1996 aveva presentato l’esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata di Giovanni Paolo ii , che faceva seguito al Sinodo dei vescovi celebrato dal 2 al 29 ottobre 1994 proprio sul tema «La vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel mondo». Una riflessione rilanciata in occasione dell’Anno santo del 2000, in particolare nei giorni dedicati al giubileo della vita consacrata.

Dal 29 gennaio 1996 era divenuto anche cardinale protodiacono, fino al 9 gennaio 1999, quando, durante il Concistoro ordinario pubblico per il voto su alcune cause di canonizzazione, dopo averne fatto richiesta, aveva optato per l’ordine dei cardinali presbiteri, mantenendo la diaconia del Santissimo Nome di Gesù elevata a titolo presbiterale  pro hac vice.

In particolare, nella Curia romana aveva fatto parte del Consiglio della seconda Sezione della Segreteria di Stato; delle Congregazioni delle cause dei santi, per i vescovi, per l’evangelizzazione dei popoli, per il clero, per l’educazione cattolica; del Pontificio Consiglio per i testi legislativi; della Pontificia Commissione per l’America latina; della Commissione cardinalizia di vigilanza dell’Istituto per le opere di religione.