· Città del Vaticano ·

Il progetto Alleanza per Roma

Una famiglia sempre più grande

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07 agosto 2021

Oltre 2.500 le persone sostenute, 920 le domande «presentate, tre tipologie di misure proposte — sussidio, sostegno al reddito, inserimento lavorativo —, 400 i volontari impegnati in 75 Presidi territoriali di ascolto distribuiti su tutta Roma. Sono i dati del progetto «Alleanza per Roma» che ha concluso il 31 luglio scorso la prima fase di attività. I risultati dell’iniziativa sono stati presentati martedì scorso in una conferenza stampa che si è tenuta presso il Palazzo apostolico lateranense alla presenza dell’arcivescovo Gianpiero Palmieri, vicegerente della diocesi di Roma, del vescovo Benoni Ambarus, direttore della Caritas diocesana, del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e della sindaca di Roma Capitale, Virginia Raggi.

Il progetto è nato su invito di Papa Francesco che, il 10 giugno 2020, ha istituito il Fondo Gesù Divino Lavoratore per sostenere quanti sono stati maggiormente colpiti dalla crisi economica dovuta alla malattia pandemica da coronavirus. Al progetto, su richiesta del Santo Padre, hanno aderito la Regione Lazio e Roma Capitale che, allo stanziamento della diocesi di Roma di un milione di euro, hanno aggiunto entrambi un contributo di 500 mila euro. Al Fondo hanno partecipato, inoltre, sia aziende sia privati cittadini che hanno fatto donazioni per 201 mila euro.

L’idea ispiratrice è stata quella di attivare, in una relazione di aiuto e di prossimità, percorsi di accompagnamento e promozione sociale, in cui le persone potessero essere protagoniste della propria rinascita e di quella della comunità. La metodologia di lavoro si basa su quattro cardini — compartecipazione, generatività, accompagnamento, alleanze — per fornire risposte e strumenti concreti di soluzione alle diverse situazioni, creando, allo stesso tempo, innovazione e cultura sociale e pastorale. «In una città devastata dalla malattia pandemica c’era bisogno di un segno e attorno a questo segno abbiamo creato un’alleanza», ha dichiarato il vescovo Benoni Ambarus. «In questo anno abbiamo agito con la consapevolezza dei “cinque pani e due pesci”, cioè sapendo delle risorse molto limitate rispetto alle richieste. Ma siamo contenti e orgogliosi di poter raccontare come siamo riusciti a vivere il miracolo della moltiplicazione. Le comunità parrocchiali si sono rese conto meglio e per prime di quello che stava accadendo e, incontrando le persone, hanno offerto non solo risorse finanziarie e percorsi lavorativi ma anche compagnia, relazione, accompagnamento. Si è ingrandita la famiglia attorno alle famiglie che chiedevano aiuto».

«Quando Papa Francesco ha istituito il Fondo aveva ben presente la città degli invisibili e il suo gesto profetico aveva come destinatari proprio loro, quelli che, in questo periodo, erano ancora più invisibili», ha detto monsignor Gianpiero Palmieri. «Ma vorrei mettere in evidenza non tanto i dati quantitativi delle attività svolte quanto piuttosto quelli qualitativi. Come la consapevolezza che ognuno di noi può incidere tanto facendo piccoli gesti, che nessuno è così povero da non potere dare nulla; e il rendersi conto di come sia possibile e bello fare rete e lavorare insieme. Oltre alle istituzioni e alle diverse realtà del territorio c’è stato un numero impressionante di volontari che si sono dati da fare. Questa modalità è diventato un punto fermo fondamentale. Abbiamo camminato in alleanza con le persone più fragili nella convinzione che le cose si possono cambiare. In questa esperienza siamo diventati un po’ più comunità». Di bisogno di comunità ha parlato anche Massimo Pasquo, responsabile del progetto Alleanza per Roma, che ha invitato a intravvedere dietro ai numeri, i volti, le situazioni, il cuore, il lavoro umano e relazionale di tutti coloro che hanno partecipato all’iniziativa. «Perché nessuno resti indietro occorre inventare progetti nuovi», ha affermato la sindaca Virginia Raggi. «Il progetto Alleanza per Roma ci ha indicato una strada diversa per collaborare, per lavorare insieme a un obiettivo comune. Uno strumento grazie al quale abbiamo creato un cuscino, un paracadute per resistere a un evento imprevisto. Un lavoro eccellente che non deve andare perduto per poter raggiungere anche quelle persone che, per i più diversi motivi, non hanno avuto la possibilità di accedere ai contributi e che non possiamo permetterci di lasciare sole».

Sulla necessità di proseguire sulla stessa strada e di non disperdere la ricchezza di questa modalità di lavoro è d’accordo anche Nicola Zingaretti. «Accanto agli aspetti sanitari del covid, hanno preso forma aspetti poco indagati come quello della solitudine, della sofferenza, del distacco dalla vita sociale, lavorativa e familiare. Il virus uccide il corpo, la solitudine, l’anima delle persone. L’Alleanza è stata di fondamentale importanza perché ha indagato su questi aspetti e ha preso per mano le persone riportandole nella piena cittadinanza. I fondi europei ci daranno la possibilità di lavorare proprio sull’inclusione sociale e dobbiamo capire insieme come fare. Siamo partiti con questo progetto e ora non dobbiamo lasciarci più».

La comune richiesta di andare avanti insieme non è caduta nel vuoto. Monsignor Ambarus ha, infatti, annunciato un’Alleanza 2.0. «Abbiamo bisogno non di chiudere ma di consolidare in maniera più strutturata tutto ciò che abbiamo imparato. La vera emergenza della città è il lavoro precario, sottopagato, con persone sfruttate in maniera indegna. L’esperienza ci porta a dire: usciamo dalla dimensione emergenziale e creiamo una piccola struttura stabile di lungo corso a sostegno dell’attività lavorativa. Un’impresa che non possiamo e non vogliamo portare avanti da soli. Abbiamo visto che quando si lasciano da parte i piccoli egoismi personali e si mettono al centro le persone fragili si possono creare strategie virtuose».

di Marina Piccone