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Grande esegeta e biblista, era il porporato più anziano del Collegio cardinalizio

La morte del cardinale Vanhoye

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30 luglio 2021

Il cardinale gesuita francese Albert Vanhoye è morto giovedì 29 luglio, alle 12.48, nell’infermeria della Curia generalizia della Compagnia di Gesù, a Roma. Era stato rettore del Pontificio Istituto Biblico dal 1984 al 1990 e segretario della Pontificia Commissione Biblica dal 1990 al 2001. Era il porporato più anziano del Collegio cardinalizio: cinque giorni fa aveva compiuto 98 anni, era infatti nato il 24 luglio 1923, ad Hazebrouck, nell’arcidiocesi di Lille, nel nord della Francia al confine con il Belgio. Era stato ordinato sacerdote gesuita il 25 luglio 1954. Nel Concistoro del 24 marzo 2006 Benedetto xvi lo aveva creato e pubblicato cardinale diacono di Santa Maria della Mercede e Sant’Adriano a Villa Albani. Il 20 giugno 2016 aveva optato per l’Ordine dei cardinali presbiteri e la sua diaconia era stata elevata “pro hac vice” a Titolo. Le esequie saranno celebrate alle 11 di sabato 31 luglio — festa di sant’Ignazio di Loyola — dal cardinale Leonardo Sandri, vice decano del Collegio cardinalizio, nella basilica di San Pietro.

«Un grande esegeta»: così Benedetto xvi aveva definito Albert Vanhoye annunciando, il 22 febbraio 2006, di volerlo creare cardinale, nonostante avesse superato l’età di ottant’anni, proprio «in considerazione dei servizi resi alla Chiesa con esemplare fedeltà e ammirevole dedizione». E il lungo e appassionato servizio del gesuita francese come biblista ed esegeta, specialmente del Nuovo Testamento e soprattutto della Lettera agli Ebrei, rivela la sua scelta di dedicare tutta la vita allo studio approfondito della figura di Cristo: come testimoniato dal suo motto cardinalizio Cordi Tuo unitus.

Proprio al Sacro Cuore di Gesù era intitolato l’Istituto da lui frequentato tra i 4 e gli 11 anni, prima di accedere giovanissimo, nel 1934, al seminario minore della sua città natale di Hazebrouck per gli studi umanistici. Quindi, all’età di 18 anni, aveva coraggiosamente attraversato a piedi la Francia occupata dai tedeschi per raggiungere La Vignau ed entrare — l’11 settembre 1941 — nella Compagnia di Gesù.

Aveva emesso i primi voti il 15 novembre 1944 ed era poi stato ordinato sacerdote il 25 luglio 1954 ad Enghien, in Belgio, dal vescovo Henri Dupont, ausiliare di Lille.

Aveva conseguito la licenza in Lettere alla Sorbona (1945-1946), mentre insegnava greco classico allo scolasticato gesuita di Yzeure (1946-1947), e poi quelle in Filosofia scolastica allo scolasticato gesuita di Vals-pré-le Puy (1947-1950) e in Teologia allo scolasticato gesuita di Enghien in Belgio (1951-1955). Al Pontificio Istituto Biblico aveva conseguito la licenza in Sacra Scrittura (1956-1958) e — dopo aver emesso a Roma gli ultimi voti religiosi il 2 febbraio 1959 — aveva portato a termine il dottorato, sempre in Sacra Scrittura, con uno studio sulla Lettera agli Ebrei (1961-1963). Tra il 1959 e il 1962 aveva anche insegnato greco classico ed esegesi del Nuovo Testamento a Chantilly in Francia.

Nel 1963 aveva iniziato il servizio come professore al Pontificio Istituto Biblico, svolgendo un’intensa attività didattica, come docente di esegesi del Nuovo Testamento fino al 1993, tenendo corsi di esegesi della Lettera agli Ebrei e delle Lettere di San Paolo e dirigendo corsi di metodologia, corsi di teologia biblica e seminari su Vangeli, Lettere e Apocalisse.

Con uno stile di disponibilità per gli studenti, era stato moderatore di ventotto tesi di dottorato su svariati temi di teologia paolina, di esegesi dei Vangeli (Marco e Luca), di struttura letteraria (Apocalisse). Ed era stato anche secondo relatore di quindici tesi, dirigendo inoltre numerosi lavori scritti.

Per il Pontificio Istituto Biblico aveva inoltre svolto altri importanti servizi come redattore di «Biblica» per il Nuovo Testamento (1969-1984); redattore capo di «Biblica» (1978-1984); direttore di «Analecta Biblica» (dal 1980).

Era stato decano della Facoltà biblica (1969-1975) — quando era Rettore il confratello e futuro cardinale Carlo Maria Martini, di cui era stato professore — e rettore, dal 1984 al 1990, succedendo al gesuita belga Maurice Gilbert.

Uomo di grande esperienza, Vanhoye aveva svolto anche altre attività accademiche: tra queste, la direzione di una decina di tesi per la Pontificia università Gregoriana e l’insegnamento nello stesso ateneo e nell’istituto Ecclesia Mater della Pontificia università Lateranense. Era stato inoltre membro, e presidente nel 1995, della Studiorum Novi Testamenti Societas (Snts), realtà internazionale e interconfessionale; e membro dell’Association Catholique Francaise pour l’Étude de la Bible (Acfeb) fin dalla fondazione. Aveva partecipato ai congressi di questi due sodalizi, come pure al Colloquium Biblicum Lovaniense (presidente nel 1984) e al Colloquio ecumenico paolino (presidente nel 1995).

Dopo essere stato membro del comitato di preparazione della costituzione apostolica Sapientia christiana circa le università e le facoltà ecclesiastiche (firmata da Giovanni Paolo ii il 15 aprile 1979), era stato inoltre membro della Pontificia Commissione Biblica (dal 1984), della quale fu a lungo segretario (dal 1990 al 2001), sotto la presidenza del cardinale Joseph Ratzinger, collaborando direttamente con l’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, in particolare nella redazione di documenti quali L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa (1993) e Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana (2001).

Dal 1° al 30 ottobre 1987 aveva partecipato alla vii assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, su «La vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo».

Nel 2006 Benedetto xvi lo aveva elevato alla dignità cardinalizia; ed egli domandò di non ricevere l’ordinazione episcopale.

Dal 10 al 16 febbraio 2008 aveva predicato gli esercizi spirituali quaresimali a Papa Ratzinger e alla Curia romana sul tema «Accogliamo Cristo nostro sommo sacerdote».

Il 6 ottobre 2008, alla xii assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, dedicata alla Parola di Dio, era intervenuto — dopo il rabbino Shear Yashuv Cohen — per presentare il citato documento della Pontificia Commissione Biblica su Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana.

Dal 2013 risiedeva nella comunità di San Pietro Canisio a Roma, presso la Curia generalizia della Compagnia di Gesù, dove sono ospitati i religiosi anziani e malati.

Nell’ambito della Curia romana era stato consultore della Congregazione per la dottrina della fede, della Congregazione per l’educazione cattolica e del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.

Le sue pubblicazioni principali sono: La structure littéraire de l’épître aux Hébreux, 1963, 1976; Situation du Christ. Epître aux Hébreux 1-2, 1969; Prêtres anciens, Prêtre nouveau selon le N.T., 1980; L’apôtre Paul. Personnalité, style et conception du ministère (Actes de la 34ème session des Journées bibliques de Louvain, 27-29 août 1984), 1986; I carismi nel Nuovo Testamento, 1986; Lettera ai Galati, 2000; La lettre aux Hébreux. Jésus-Christ, médiateur d’une nouvelle alliance, 2002; Le don du Christ. Lecture spirituelle, 2005; Épître aux Hébreux. Un prêtre différent, 2010; Il Sangue dell’Alleanza, 2021.

Proprio di questo ultimo libro, che raccoglie le meditazioni di un corso di esercizi spirituali, su «L’Osservatore Romano» del 14 luglio scorso è stata pubblicata la prefazione a firma di L.M. Epicoco, che ha rilevato come «la grande capacità di un insigne biblista come il cardinale Vanhoye sta proprio nel riuscire a far diventare accessibile e vivibile ciò che da soli potremmo percepire solo come incomprensibile e distante».

Per «L’Osservatore Romano» lo stesso porporato aveva scritto numerosi articoli, commentando in particolare documenti del magistero di san Giovanni Paolo ii e Benedetto xvi .