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La pandemia divide il mondo in due: l’Fmi avverte che neppure le economie forti sono al sicuro

I rischi della ripresa diseguale

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28 luglio 2021

Lo schema predice ma è l’imprevedibile che, alla fine, apre gli scambi ferroviari della realtà. Decide fra il binario morto e quello che porta a destinazione. Lo schema predittivo, dice il Fondo monetario internazionale negli aggiornamenti al World Economic Outlook, è rassicurante per le grandi economie, proiettate alla crescita a dispetto del covid, traghettate attraverso la pandemia in corso grazie a popolazioni più vaccinate: grazie, dunque, a politiche sociali e sanitarie più adeguate.

Al contrario, l’impatto del covid sulle economie medio-piccole, come su quelle in crescita, è pesante e resterà tale, al momento. Ripresa su due binari, dunque. Con i passeggeri del treno dello sviluppo relativamente al sicuro e quelli finiti sul treno sbagliato in corsa verso il pericolo. Ma la previsione se non mente, avverte lo stesso rapporto del Fmi, può ingannare. Perché c’è sempre la variante ad aprire gli scambi ferroviari ed il treno, a conti fatti, è uno solo. Dalla terza classe alla businnes.

Un esempio; il gigante indiano, il subcontinente da un miliardo e mezzo di abitanti, già noto come la farmacia del mondo, nello schema predittivo del Fmi precipita, insieme al Sud est asiatico. Portato a fondo da una colossale, e sottostimata, perdita di vite umane, dalla distruzione fisica e sociale della classe media appena emersa, dall’assenza totale di un sistema sanitario che ha dato in pasto il Paese alla pandemia. L’India è un Paese dove la salute si compra e la possono comprare in pochissimi. E questa è la zavorra che la tiene ancorata al fondo dello schema di previsione come a quello della realtà.

Illudersi, però, che l’India sia sola davanti alle previsioni è peggio che sbagliato, è pericoloso. Perché nell’economia globale tutto è collegato. E c’è la variante Delta del coronavirus — già nota come variante indiana — pronta a far deragliare tutte le previsioni: che, alla fine, varranno quel che valgono.

Il Fmi lo ha ben chiaro, quando parla di ripresa globale divisa in due ma avverte, allo stesso tempo, che «la ripresa non è assicurata in quei Paesi dove attualmente le infezioni sono ad un livello molto basso, fino a quando il virus continua a correre altrove». L’ineguaglianza vaccinale, in sostanza, con l’1% del pianeta povero vaccinato ed il programma Covax che stenta fra promesse, ritardi e buone intenzioni, non permetterà ai più forti il «ritorno alla normalità» già celebrato da alcuni. L’insorgere della variante Delta, che attanaglia l’Indonesia, l’Australia, la Thailandia, il Sud Africa e torna a preoccupare campioni della vaccinazione come Usa e Israele, sta aggredendo le cosiddette supply chains, le arterie dell’approvvigionamento del mercato. Destabilizza equilibri istituzionali e, non ultimo, si assomma alle sofferenze immani scatenate dalle catastrofi climatiche. L’Fmi dà prova di realismo quando indica la vaccinazione per tutti come necessaria e chiede agli Stati nazionali di impedire, con adeguate politiche, che la gente perda il posto di lavoro. Non solo. Suggerisce anche trasparenza fiscale e finanziaria come viatico per una ripresa che non duri lo spazio di uno schema predittivo.

Il rapporto, che aggiorna le previsioni di crescita già diffuse ad aprile, tenta di mettere in risalto le zone di luce, rispetto a quelle d’ombra. Ad esempio mette l’area subsahariana dell’Africa, con il martoriato Sahel, nelle regioni destinate alla ripresa economica da qui al 2022. Ma sarebbe la ripresa di chi, toccato il fondo, non può che risalire.

L’Africa, all’insorgere della pandemia, ha subito il colpo del declassamento delle sue principali dieci economie da parte delle agenzie di rating internazionale. Questo ha fatto aumentare la zavorra fatale del debito finanziario, stritolando il continente. L’Africa (avverte il programma Covax dell’Onu) è il fanalino di coda del programma vaccinale e la previsione dell’Fmi, in fondo, suona più come segnale di incoraggiamento ai mercati ed agli Stati detentori del debito africano — proiettato verso i mille miliardi, per una ristrutturazione.

Intanto la comunità internazionale non trova accordi tra le sue intenzioni e sulla loro effettiva realizzazione. Di fronte alla necessità di investire 450 miliardi nel continente entro due anni, al momento ne ha allocati, tramite il g 7, appena 80. La ripresa è diseguale, dunque. E sembrerebbe destinata a restare tale. L’out-look del Fondo monetario è però un bagno di realismo che andrebbe messo a frutto. Inutile invocare gli schemi predittivi, quando l’imprevedibile, che ha nome Delta, è pronto a mandarli all’aria.

di Chiara Graziani