· Città del Vaticano ·

Obiettivo 2030

L’Ue contro
i cambiamenti climatici

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15 luglio 2021

L’Europa lancia il suo piano di salvataggio dai cambiamenti climatici. Arma principale sarà la carbon tax che dovrebbe colpire le merci importate da paesi che utilizzano, per produrle, energia fossile.

Mentre Bruxelles pensa alle importazioni sostenibili ed alle auto elettriche del futuro, dalla terra del mitico passaggio a nord ovest cappello del mondo, fin giù lungo le coste americane del nord Pacifico, il pianeta dà a tutti un segno inequivocabile di urgenza perché i piani siano applicati con serietà.

Infatti dove c’era il ghiaccio, in Siberia, avanza il fuoco. Dove c’erano foreste — Canada, Oregon, Stato di Washington e giù fino alla California — gli alberi riarsi dalla siccità esplodono in un fronte di fiamme. Lo precede e lo innesca un altro fronte, quello dei fulmini, tempeste di fulmini che, come visto anche in India nei giorni scorsi, sono letali per le popolazioni più fragili e innescano, senza sosta, focolai su focolai. Un altro segnale del mutamento climatico che accelera verso il parossismo finale quando un nuovo equilibrio degli elementi sarà inadatto alla sopravvivenza umana.

L’Unione Europea, dopo un lungo dibattito interno, ha preparato una linea d’azione precisa e concreta. L’ha chiamata “Fit for 55”, ossia capaci di raggiungere l’obiettivo del 55 % in meno delle emissioni di gas serra. Cosa che, dice Bruxelles, dovrà avvenire entro la data non simbolica ma tassativa del 2030. Un anno che avrebbe dovuto segnare anche l’eradicazione della fame e che la pandemia ha reso un traguardo irraggiungibile, ci ha appena annunciato l’Onu. Ora il banco di prova sono le azioni di Fit for 55: le merci importate e prodotte con energia fossile pagheranno alla frontiera Ue un prezzo stabilito dall’Europa.

Il ricavato confluirà in un fondo sociale per il clima che spenderà 70 milioni in sette anni per riforestazioni, auto elettriche, punti di ricarica, case che non disperdano energia, carburanti più ecologici per l’aereotrasporto ed un’agricoltura non intensiva e biodiversa.

A tutti i Paesi europei sono richiesti sacrifici ed ecotagli, più alti del previsto. Ad esempio per l’Italia, l’asticella del taglio emissioni sale dal 33 al 43,7. In media con quanto richiesto all’insieme dei membri dell’Unione che, per agricoltura, trasporto ed edilizia, dovranno raggiungere l’obiettivo del 40% contro il 29 % delle previsioni iniziali. Ancora di più è chiesto all’industria ed al mercato dell’energia: le emissioni di Co2 entro il 2030 dovranno calare del 61% invece che del 43%. Cancellate, infine, tutte le agevolazioni per i trasporti. E già dal 2025 le colonnine per il rifornimento di elettricità delle auto dovrebbero diventare la regola e non l’eccezione in strade che, dal 2035, non vedranno più auto a benzina e meno che meno diesel. Piani ambiziosi ed irrinunciabili. Dal tetto ghiacciato del mondo ci dicono che il 2030 è per domani.

di Chiara Graziani