· Città del Vaticano ·

La visita di martedì pomeriggio ai bambini ricoverati nel reparto di oncologia pediatrica

Le carezze del Papa

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14 luglio 2021

Una tenera carezza sul visino di un bimbo che, nonostante tutto, ha la forza di sorridere; altre su quelli di bambine che guardano perplesse l’uomo vestito di bianco venuto a salutarle; e un semplice gesto benedicente con la mano verso una porta a vetri chiusa, al di là della quale c’è una mamma con in braccio suo figlio, quando le esigenze di isolamento dei pazienti separano dal resto del mondo anche i genitori che li accompagnano nella battaglia quotidiana contro la malattia. Sono le istantanee del pomeriggio — quello di ieri, martedì 13 luglio — vissuto da Papa Francesco al Policlinico Gemelli di Roma con un fuori programma: la breve visita al reparto di oncologia pediatrica.

Nell’ala d del decimo piano, lo stesso dove si trovava ricoverato, prima delle dimissioni odierne, dal 4 luglio scorso per un intervento chirurgico al colon, il Pontefice ha voluto portare il proprio incoraggiamento e la propria benedizione ai piccoli degenti, alle loro mamme e ai loro papà, che insieme ad essi lottano ogni giorno senza perdere la speranza. Il vescovo di Roma ha percorso i corridoi con le pareti tappezzate di disegni colorati, accompagnato da due infermieri della Direzione di sanità e igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, fermandosi a salutare tutti i presenti, tra i quali anche i medici e il personale di turno, come aveva già fatto domenica scorsa, quando aveva invitato quattro ospiti dell’oncologia pediatrica ad affacciarsi con lui dal balcone del decimo piano per la recita dell’Angelus.

Immediatamente prima dell’arrivo di Papa Bergoglio nel reparto situato di fronte al suo, martedì pomeriggio erano risuonate le note allegre del concerto offerto ai bambini convalescenti da Ambrogio Sparagna, con la sua fisarmonica, e dall’Orchestra popolare italiana da lui diretta: si intitola L’eco der core e fa parte di un progetto in una quindicina di tappe realizzato dalla Fondazione musica per Roma in collaborazione con la Caritas diocesana.

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Intanto continuano a giungere da ogni latitudine testimonianze di affetto nei confronti del Pontefice. Al «caro amico in Cristo» si è rivolto il 9 luglio scorso l’arcivescovo ortodosso di Cipro, Chrysostomos ii , che appena informato «dell’intervento chirurgico cui è stata sottoposta la sua stimatissima Santità» ha voluto esprimere «sincera empatia» auspicando «con tutto il cuore una rapida convalescenza, per il prosieguo senza ostacoli del suo importante e prezioso operato».

«In nome di Allah, il compassionevole, il misericordioso», anche il Grande imam di Al-Azhar, lo sceicco Ahmad al-Tayeeb, aveva voluto scrivere «al caro fratello Papa Francesco», il 6 luglio. Confidava di aver appreso dal giudice Mohamed Abdelsalam, suo ex consigliere e ora segretario generale dell’Alto comitato per la Fratellanza umana (Hchf) — istituito per l’applicazione dell’omonimo Documento firmato ad Abu Dhabi proprio dal vescovo di Roma e dal leader della prestigiosa istituzione accademica sunnita del Cairo — «che lei sta bene, è ora in fase di recupero e la sua salute sta migliorando giorno dopo giorno». Assicurando di «pregare sempre» per il Pontefice, «che possa godere di ottima salute e tante benedizioni», lo sceicco invocava Dio affinché protegga il «caro fratello, per proseguire il suo sincero lavoro per l’umanità».

Tra i capi di Stato, un telegramma è stato inviato dal re dei belgi Filippo, che scrive: «nell’apprendere la notizia» dell’intervento «la regina si unisce a me nell’indirizzare i nostri auguri più calorosi per un pronto ristabilimento». Con la speranza «di cuore» che il Papa possa «rapidamente, dopo una breve convalescenza, proseguire» la sua «alta missione». Da parte sua il presidente della Repubblica della Costa d’Avorio, Alassane Ouattara, «a nome del governo e del popolo» della nazione africana ha pregato a «Dio onnipotente e misericordioso» di assistere il Pontefice «in questa prova», manifestando solidarietà nei suoi confronti.

Dalla capitale Praia, l’8 luglio, era stato il presidente della Repubblica di Capo Verde, Jorge Carlos de Almeida Fonseca, a dirsi lieto per la «positiva convalescenza post-operatoria», augurando un «rapido e completo recupero».

Anche il governo di Antigua e Barbuda, attraverso il ministero degli Affari esteri, immigrazione e commercio, ha fatto pervenire alla nunziatura apostolica un messaggio a firma dell’ambasciatore presso la Santa Sede, sir David Shoul. Il diplomatico caraibico compiacendosi per la riuscita dell’intervento e le buone condizioni generali del Pontefice assicura preghiere a Dio affinché gli «garantisca grazia e benevolenza» per «ritornare con successo» al suo ministero, e formula auspici di «buona salute». Da ultimo porta la data di ieri, martedì 13, il messaggio della Conferenza episcopale del Venezuela, a conclusione dei lavori della cxvi assemblea. I presuli del Paese latino-americano rinnovano la loro comunione con il successore di Pietro, ricordando che nei giorni trascorsi insieme nella riflessione e nel discernimento ecclesiale hanno pregato con una speciale intenzione per il Papa del loro stesso continente.

di Gianluca Biccini