· Città del Vaticano ·

La morte del cardinale Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo emerito di Kinshasa

Una vita spesa
per la pace e la giustizia
in Africa

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12 luglio 2021

Il cardinale Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo emerito di Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, è morto all’età di 81 anni alle 16.30 di domenica 11 luglio, in una clinica nei pressi di Parigi. Nella capitale francese era stato trasportato in aereo dal suo Paese sei giorni prima, a causa dell’aggravarsi delle condizioni di salute. Egli è stato tra i più noti e autorevoli porporati africani. L’opinione pubblica nazionale ha seguito con commozione gli ultimi giorni della malattia di quest’uomo di pace, sempre impegnato con coraggio e determinazione nel dialogo per la riconciliazione nella sua patria.

Era nato il 7 ottobre 1939 a Mongobele, nella diocesi di Inongo e nella provincia di Bandundu, ed era stato ordinato sacerdote il 21 dicembre 1963. Eletto alla Chiesa titolare di Acque Nuove di Proconsolare il 13 febbraio 1980 e nominato vescovo ausiliare di Inongo, aveva ricevuto l’ordinazione episcopale il 4 maggio successivo da san Giovanni Paolo ii nel corso del suo primo viaggio apostolico in Africa. Il 7 aprile 1981 era divenuto ausiliare a Kisangani. E il 1° settembre 1988 era stato promosso arcivescovo metropolita di Kisangani. Quindi, il 6 dicembre 2007, Benedetto xvi lo aveva trasferito alla sede arcivescovile metropolitana di Kinshasa e poi lo aveva creato e pubblicato cardinale nel Concistoro del 20 novembre 2010, assegnandogli il titolo di Santa Maria Regina Pacis a Ostia Mare. Nel 2012 il porporato aveva predicato gli esercizi spirituali quaresimali alla Curia romana, alla presenza del Papa. A ottobre dello stesso anno aveva svolto il ruolo di presidente delegato alla xiii Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema: «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana». Il 13 aprile 2013 Papa Francesco lo aveva nominato membro del Consiglio di cardinali per aiutarlo nel governo della Chiesa universale e per la revisione della costituzione apostolica «Pastor bonus» sulla Curia romana. Il 1° novembre 2018 il cardinale aveva rinunciato al governo pastorale dell’arcidiocesi di Kinshasa e il 12 dicembre seguente al ruolo di membro del Consiglio di cardinali.

In tutta l’Africa, non solo nel suo Paese, il cardinale Laurent Monsengwo Pasinya era conosciuto come un uomo sempre in prima linea laddove pace e giustizia sono compromesse. Fedele al significato del proprio nome (“Monsengwo” significa «nipote di un capo tribù», la sua è infatti una delle famiglie reali di Basakata), tra il 1991 e il 1992 ha persino assunto pro tempore la responsabilità di presiedere la Conferenza nazionale sovrana (costituente), e poi anche il Parlamento di transizione (1992-1996), per guidare la Repubblica Democratica del Congo — l’ex Zaire — nel delicato passaggio politico tra guerra civile e fine della dittatura di Mobutu.

Appassionato comunicatore, profondo conoscitore della storia e delle attese della sua gente, punto di riferimento per il modo di parlare chiaro anche di fronte ai potenti, fino all’ultimo ha chiesto di dare fiducia ai giovani nel processo di pace, e di respingere ogni violenza, puntando sulla testimonianza cristiana per costruire un futuro di giustizia, di riconciliazione e di speranza per la sua gente e per tutta l’Africa.

Arcivescovo di Kinshasa dal 2007 al 2018, vice presidente e poi presidente del Simposio delle Conferenze episcopali dell’Africa e del Madagascar (Secam) e co-presidente del movimento internazionale Pax Christi, con un impegno particolare soprattutto nelle iniziative di riconciliazione nella regione dei Grandi Laghi, è stato il primo africano scelto come segretario speciale di un Sinodo dei vescovi, quello del 2008 sulla Parola di Dio. Aveva partecipato da protagonista anche ai due sinodi speciali per l’Africa.

Cresciuto in una famiglia cristiana, Laurent era il secondo di otto fratelli, sei maschi e due femmine. Tre sono morti in giovane età. Dopo aver iniziato gli studi alla scuola di Mongobele, tra il 1946 e il 1951 aveva frequentato la missione cattolica tenuta dai missionari di Scheut (congregazione del Cuore Immacolato di Maria) a Nioki, un grande paese vicino al luogo dove, per lavoro, si erano stabiliti i genitori. Aveva frequentato il seminario minore di Bokoro dal 1951 al 1957, poi il seminario maggiore a Kabwe, nell’arcidiocesi di Kananga, fino al 1960, perfezionando la preparazione teologica alla Pontificia università Urbaniana a Roma.

Ordinato sacerdote nel 1963 dal cardinale Grégoire-Pierre Agagianian, allora prefetto di Propaganda Fide, dal 1964 al 1970 aveva studiato nei Pontifici istituti biblici di Roma e di Gerusalemme ottenendo — primo africano in assoluto — la laurea in scienze bibliche. La notion de “nomos” dans le Pentateuque grec: questo il tema della sua tesi di specializzazione, pubblicata in «Anacleta biblica» (n. 52). Aveva avuto anche l’opportunità di studiare con Carlo Maria Martini, che di lui notò la delicatezza e l’amabilità proprie di chi sa testimoniare la fede in Dio e nella sua Parola.

Rientrato in patria, don Laurent aveva unito il lavoro pastorale all’insegnamento della Sacra Scrittura, per dieci anni, nella facoltà teologica di Kinshasa e nel seminario maggiore Giovanni xxiii . Quindi nell’ambito della Conferenza episcopale era stato segretario generale aggiunto dal 1972 al 1975, rappresentante dei vescovi presso il Governo dal 1975 al 1976 e poi segretario generale dal 1976 fino al 1980.

A quarant’anni, agli inizi del 1980, era divenuto vescovo ausiliare di Inongo, ricevendo l’ordinazione episcopale, insieme ad altri sette nuovi presuli, in maggio, da san Giovanni Paolo ii , nel suo primo viaggio in Africa. «Quando delle giovani Chiese vedono i loro figli assumere l’opera di evangelizzazione e diventare i vescovi dei loro fratelli, è un segno particolarmente eloquente della maturità e dell’autonomia di queste Chiese!», disse il Papa nell’omelia. Co-consacranti erano stati i cardinali Agnelo Rossi, prefetto di Propaganda Fide, e Albert Malula, arcivescovo di Kinshasa.

In fide veritas il suo motto episcopale. L’anno seguente, il 7 aprile 1981, era divenuto vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Kisangani e sette anni dopo, il 1° settembre 1988, arcivescovo della stessa sede metropolitana. Un servizio che aveva svolto per diciannove anni.

Intanto, nel 1984 era stato eletto presidente della Conferenza episcopale, ruolo insolito per un vescovo ausiliare. Aveva ricoperto l’incarico fino al 1992. Era stato rieletto poi nel 2004, terminando il suo servizio nel 2008.

Dal 1997 al 2003 aveva presieduto il Secam, dopo esserne stato vice presidente dal 1994 al 1997, un mandato portato avanti con la convinzione che la Chiesa «ha il dovere di intervenire a voce alta per dire alle parti in causa che la carità cristiana è condizione irrinunciabile per intraprendere il cammino di riconciliazione».

Il 6 dicembre 2007 Benedetto xvi lo aveva nominato alla Chiesa metropolitana di Kinshasa, successore dei cardinali Etsou-Nzabi-Bamungwabi e Malula.

Impegnato in prima fila nel movimento Pax Christi International — soprattutto nelle iniziative di riconciliazione nella regione dei Grandi Laghi — ne era stato vice presidente dal 1999 al 2007 e co-presidente dal 2007 al 2009.

In tutti i ministeri svolti aveva sempre difeso i diritti delle persone e denunciato le violenze, invocando e proponendo soluzioni condivise dei conflitti, fondate sul diritto internazionale. Aveva promosso numerose iniziative di dialogo e riconciliazione, per far cessare le ostilità e riportare tutti ai tavoli delle trattative.

Non aveva mai nascosto i problemi sociali e politici più scottanti e i tentativi di sfruttare e marginalizzare l’Africa, con una visione globale delle questioni che riguardano il continente. «La pace va di pari passo con la giustizia, la giustizia con il diritto e il diritto con la verità», disse al secondo Sinodo africano, nell’ottobre 2009. In quell’assemblea aveva tenuto anche la relazione sull’attuazione delle indicazioni della prima assise sinodale speciale continentale del 1994 — alla quale aveva preso parte attivamente — e in particolare sull’esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa.

Nel Concistoro del 20 novembre 2010 Papa Benedetto xvi lo aveva creato e pubblicato cardinale, assegnandogli il titolo di Santa Maria Regina Pacis a Ostia Mare. Nel 2012, dal 26 febbraio al 3 marzo, aveva predicato gli esercizi spirituali quaresimali per la Curia romana, arricchendo le meditazioni con vivaci racconti della tradizione africana.

Il cardinale aveva quindi preso parte al Conclave che nel 2013 aveva eletto Papa Francesco, il quale lo chiamò ben presto a far parte del suo Consiglio di cardinali. Nel 2014 e 2015 aveva partecipato alle due assemblee sinodali sul tema della famiglia.

A settembre 2016 era stato inviato speciale al terzo Congresso sulla Divina misericordia per l’Africa e il Madagascar, svoltosi a Kigali, in Rwanda. Inoltre nel febbraio 2021, il Laity Coordination Committee della Repubblica Democratica del Congo gli aveva assegnato, per la sua missione, il Bakanja-Kimbangu Grand Citizen Merit Award.

Nella Curia romana aveva fatto parte delle Congregazioni per l’evangelizzazione dei popoli e per l’educazione cattolica, come pure dei Pontifici Consigli della giustizia e della pace, della cultura e delle comunicazioni sociali.

Autore di numerose pubblicazioni, soprattutto sulla questione dell’inculturazione della fede, era membro della Studiorum Novi Testamenti Societas ed era stato l’iniziatore dell’associazione pan-africana degli esegeti cattolici (Apeca).