· Città del Vaticano ·

Con quattro piccoli compagni di strada

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12 luglio 2021

Un lungo, calorosissimo, applauso a mezzogiorno di un’assolata domenica romana di luglio accoglie Papa Francesco nel momento in cui si affaccia dal balcone del decimo piano del Policlinico Agostino Gemelli per la recita dell’Angelus. Quasi un gesto liberatorio, che rompe la lunga attesa delle tantissime persone radunatesi sul piazzale sottostante, all’ingresso dell’ospedale, per pregare con il Pontefice e soprattutto per vederlo di nuovo parlare in pubblico, in piedi, a sette giorni esatti dall’intervento al colon cui era stato sottoposto la domenica precedente. E Francesco, sorridente, ricambia l’affetto salutando e benedicendo i presenti e quanti seguono l’avvenimento attraverso i media.

Accanto a lui, ambasciatori silenziosi del popolo della sofferenza, quattro piccoli degenti del reparto oncologico: le tredicenni Anna ed Elena, rispettivamente di San Benedetto del Tronto e di Marta, sul lago di Bolsena, nel viterbese; e i romani Michael, sei anni, e Giorgio, di appena quattro, la “mascotte” del gruppetto. Con lo sguardo poco abituato ai riflettori e la mascherina d’obbligo, nonostante la giovane età conoscono già il dolore; per questo Papa Bergoglio li ha voluti al suo fianco, quasi a offrire l’immagine di quattro “compagni di strada” che lo sostengono, con la loro preghiera e l’offerta della loro sofferenza.

Più che sulla folla festante, sui flash e sulle telecamere, questi piccoli amici del vescovo di Roma sembrano rivolgere lo sguardo verso la grande statua di marmo che svetta al centro del grande spiazzo sottostante. Quella di san Giovanni Paolo ii , il Pontefice che più di ogni altro è stato degente in questo nosocomio, “inaugurando” di fatto le preghiere mariane (Angelus e Regina Caeli) da quello che ebbe a definire il «Vaticano numero tre», dopo piazza San Pietro e Castel Gandolfo.

Il monumento raffigurante il Papa polacco è bianco come i camici del personale sanitario che rappresentano la componente più numerosa del popolo di Dio presente a questo appuntamento di preghiera inedito nel pontificato di Francesco dal nosocomio dell’Università cattolica del Sacro Cuore. Perciò vi partecipano, quasi a guidare idealmente l’intera comunità che vi lavora, anche il rettore Franco Anelli e l’assistente ecclesiastico generale dell’ateneo, il vescovo Claudio Giuliodori, il direttore generale del Policlinico, Marco Elefanti, con tanti medici, infermieri, operatori della struttura sanitaria e studenti della facoltà di Medicina e chirurgia della Cattolica. Altri, in servizio al decimo piano, avevano salutato il passaggio del Papa lungo il corridoio percorso, con l’aiuto di una sedia a rotelle, dalle stanze a lui riservate fino al balcone, e viceversa. Nella circostanza si è soffermato con alcuni degenti, tra cui un’anziana donna distesa su un lettino, e con la religiosa Carla Fiammeni, delle suore di Maria Bambina, che svolgono la loro preziosa missione nell’ospe-dale.

Insomma dall’interno all’esterno, nei reparti, sui balconi e soprattutto nel gremitissimo spazio d’ingresso, è tutto un trepidare di speranza, che per alcuni significa canti, inni e cori, per altri un rosario da sgranare in silenzio e per qualcun altro ancora solo lacrime di commozione che rigano il volto, quando Francesco pronuncia le prime parole: quell’«anche voi» rivolto ai tanti che lo acclamano gridando: «grande». Tante le famiglie con bambini e tante anche le consacrate di vari istituti femminili, mentre bandiere di diversi Paesi e con i colori del Vaticano vengono sventolate in segno di festa. Su una di esse, bianco-rossa, si legge «San Benedetto prega per l’Europa»: lo ha portato un gruppo di pellegrini in questo 11 luglio in cui la Chiesa ricorda il santo monaco da Norcia, patrono del vecchio continente. Accanto, un grande dipinto raffigura Papa Bergoglio che libera una colomba in volo, circondato da fedeli nell’abbraccio del colonnato di piazza San Pietro: in quel disegno, l’auspicio che si fa augurio di un ritorno “a casa” al più presto.