· Città del Vaticano ·

Il centenario della conversione del servo di Dio Arnaldo Canepa

La vita spesa per i giovani

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
10 luglio 2021

Durante la festa liturgica della Visitazione della Beata Vergine Maria, presso la basilica di Santa Maria degli Angeli, ha avuto luogo la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Gianfranco Ravasi, per commemorare il centenario di conversione del servo di Dio Arnaldo Canepa. Quest’ultimo, nel lontano 1945, fondò il Cor (Centro oratori romani), associazione laicale formata da catechisti volontari, che operano nelle varie parrocchie romane per promuovere la pastorale oratoriana. L'associazione ha finalità, sia religiose che sociali, relative alla promozione di un servizio di accoglienza tra i ragazzi nelle parrocchie di Roma, attraverso l’animazione gioiosa del Vangelo, finalizzata alla integrazione, nella quotidianità tra fede e vita. A servizio delle parrocchie romane l'associazione offre sostegno nella formazione dei catechisti/animatori, nell'organizzazione dell'oratorio feriale e festivo, nel suggerimento di programmi e metodi, nella sperimentazione di iniziative educative, nella promozione della cooperazione e solidarietà tra oratori. Lo stesso cardinale Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, durante l’omelia ha sottolineato: «Anche se non conosco i vostri volti, i vostri nomi, il vostro personale impegno, so che tutti voi insieme condividete non soltanto la comune fede, ma anche un percorso. La conversione è sempre considerata — ha proseguito Ravasi — all’interno del linguaggio biblico, un cammino che avviene attraverso una guida. Non per nulla la conversione di Canepa è avvenuta tenendo conto di quel santuario che è conosciuto come quello di Maria Odigitria, cioè di colei che indica la strada. Sappiamo che, nella tradizione bizantina, questa icona veniva rappresentata da Maria con un indice puntato verso il Bambino, per ricordare che non è lei la méta di quel cammino, ma è il Figlio che nel racconto della visita ad Elisabetta porta già in sé». Il cardinale Ravasi ha continuato l’omelia incentrandosi sulle letture proposte dalla liturgia, specificando che in esse sono racchiusi due termini, da un lato la benedizione e dall’altro la beatitudine. «Ecco allora il vostro grande impegno personale — continua il porporato — che è anche la missione a cui siete chiamati, quella di prendere per mano i giovani ed i ragazzi che incontrate negli oratori e non portarli a voi, né tantomeno ad altri ideali, ma condurli verso Cristo, verso il Suo Messaggio ed il Suo Vangelo. Quest’ultimo infatti è Parola che inquieta e consola». Lo stesso presidente del Centro oratori romani, David Lo Bascio, ricorda che «quello che si è celebrato è una memoria, per rendere presente nella nostra vita ciò che è stata l’esperienza del Fondatore, ovvero nella chiamata, nel cammino e nel servizio. I soci del Cor partendo dalla chiesa di Santa Maria Odigitria (luogo della conversione di Arnaldo Canepa) sono giunti in pellegrinaggio alla basilica di Santa Maria degli Angeli, come segno visibile che solo attraverso un incontro di conversione può scaturire un autentico servizio». Lo stesso presidente continua sottolineando che «molto spesso il rischio è di restare soffocati dal servizio, dal troppo fare che in fin dei conti porta alla sterilità, causando così la non efficacia dell’evangelizzazione. Infine, questo appuntamento che ogni anno celebriamo come associazione, ci deve far ricordare che, all’origine di tutto il nostro servizio, c’è un incontro che cambia la vita e, se questo non avviene, tutto fallisce. L’esser catechista — conclude Lo Bascio — si esprime con la testimonianza della vita, per cui tutto ciò che facciamo è creare le occasioni, il contesto, la cornice dentro la quale quell’annuncio si sprigiona, creando un incontro autentico con il Verbo». Un testimone oculare, che ha conosciuto personalmente il fondatore Arnaldo Canepa è Savino Mansi, diacono permanente della diocesi di Sabina – Poggio Mirteto, il quale riferisce: «Ho conosciuto il servo di Dio nei convegni estivi per gli allievi catechisti nel 1964 e ciò che mi ha più colpito della sua figura è il costante atteggiamento di preghiera, in un angolo nascosto della cappellina, mattina e sera. Arnaldo Canepa, nei confronti di noi allievi che ci preparavamo a divenire catechisti, era molto dolce e amabile. Tutto questo — conclude il diacono — mi spinge a portare avanti anche il mio personale impegno dell’apostolato, ricordandomi che senza preghiera non porta frutto».

di Marco Lambertucci