· Città del Vaticano ·

Santa Veronica Giuliani

Il tesoro nascosto

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
10 luglio 2021

A scuola, durante l’adolescenza, o per semplice inclinazione del cuore, chi non ha mai provato a trascrivere ricordi, pensieri, immagini e parole nelle pagine di un diario? Per chi lo ha conservato — magari in soffitta, o in qualche cassetto — riaprire lo scrigno di quei ricordi equivale a un immaginario viaggio a ritroso — per usare le parole dell’autore francese Marcel Proust — nell’anima. Ed è così che si viene rapiti dal passato, da quei sentimenti provati, vissuti in quel determinato momento della vita. Lì, in quelle parole, sono conservati sussulti, speranze, timori, che — impressi in una pagina — alla loro lettura fuoriescono come un coniglio dal cappello magico.

Il Diario di santa Veronica Giuliani è conosciuto anche con il nome di “Tesoro nascosto”. Quelle pagine — così fitte, così dense e profonde di spiritualità che toccano il vertice del misticismo — rappresentano, per non pochi, il modo migliore per conoscere il mondo invisibile che ella ha sperimentato nella vita.

Una biografia, la sua, che — fin dai primi giorni — fa comprendere come le arterie del suo cuore non potevano che confluire se non nelle “cose di Dio”. Scrive, nel Diario, infatti: «Pare a me che di tre anni o quattro, stando una mattina nell’orto per mio gusto cogliendo dei fiori, parvemi vedere visibilmente Gesù Bambino che coglieva detti fiori con me. Io lasciai di corre i fiori, andai verso il divino Bambino per volerlo pigliare, ed Esso parmi che mi dicesse: Io sono il vero fiore. E disparve. Tutto ciò mi lasciò certo lume di non pigliarmi più gusto colle cose momentanee, ma tutta stavo fissa nel divino Bambino».

Era questo, solo l’inizio di un rapporto privilegiato, intimo, con Gesù e Maria.

Sfogliando le pagine di questo diario, sembrano risalire prepotentemente nella mente del lettore, i famosi versi dell’Infinito leopardiano, con tutta la loro forza evocativa: «Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura».

Anche Veronica Giuliani fissa lo sguardo, ma non immagina, piuttosto vive tutto ciò che è oltre la siepe. Quest’ultima è l’orizzonte umano, e la santa — con il dono della visione, del suo particolare dono mistico — riesce non solo a entrare nei silenzi sovrumani, ma addirittura a entrarci con tutto il suo corpo, fino a essere trafitta dalle piaghe del Cristo sulla croce. Dopo aver ricevuto le stimmate, Veronica confessa: «Quando vidi queste stimmate esteriori, io piansi molto e con tutto il mio cuore pregai il Signore di volerle nascondere agli occhi di tutti». Il suo desiderio fu, poi, esaudito.

Con le piaghe celate, anche il diario divenne un “tesoro nascosto”.

Rimane uno “scrigno” di pagine spirituali, vergate dal 1695 al febbraio del 1727. Veronica non voleva scriverle, ma per obbedienza al suo vescovo, monsignor Eustachi, e al confessore del monastero, padre Ubaldo Antonio Cappelletti, riempì ben ventun mila pagine. Eppure avrebbe voluto nascondere «tutte queste cose nel suo cuore».

di Antonio Tarallo