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L'arciconfraternita del SS.mo Crocifisso di San Marcello: un inventario fra storia e devozione

Il “Crocifisso della peste”
la fede e la carità

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10 luglio 2021

Pubblichiamo la recensione al libro «Arciconfraternita del SS. Crocifisso in S. Marcello. Inventario - Archivio Segreto Vaticano», a cura di Gianni Venditti (Archivio Segreto Vaticano, 2021, pagine 966 euro 57), scritta dal Prefetto dell’Archivio Apostolico Vaticano.

La «perantiqua Sanc-tissimi Crucifixi imago», che la notte fra il 22 e il 23 maggio 1519 si salvò, «divina Providentia disponente», quindi quasi per un miracolo, dall’incendio che colpì la chiesa di San Marcello (allora in Via Lata) e l’annesso convento dei Serviti, ovvero il grande crocifisso ligneo di S. Marcello, detto poi dai romani il “Crocifisso della peste” (1522), è al centro della devozione che fece sorgere la confraternita «del SS.mo Crocifisso di S. Marcello», in magnifico omonimo oratorio, e tante opere di pietà, di fede e di carità in Roma e fuori di Roma. Così come la Madonna è bene inscritta nelle devozioni dei romani come la Salus Populi romani (a Santa Maria Maggiore), così il Cristo crocifisso, almeno dall’età moderna, si identifica per l’Urbe con il crocifisso di S. Marcello, sempre venerato, ma specialmente invocato e supplicato in tempi di calamità, come prova l’ultima esposizione di esso in San Pietro per la perdurante e pur essa «pestifera» pandemia.

Gli sguardi dei fedeli di Roma, almeno di quelli che gravitavano nell’ottica della spiritualità dei Serviti e attorno alle attività della chiesa di S. Marcello, si levarono al volto doloroso del crocifisso subito dopo che questo uscì illeso dall’incendio del 1519, e subito, quasi come una obbligata risposta di riparazione, sorse il primo nucleo della confraternita del SS.mo Crocifisso di S. Marcello, eretta poi canonicamente da Clemente vii nel 1523 ed elevata al rango di arciconfraternita da Pio iv nel 1561. Per quattro secoli la confraternita operò in Roma e si organizzò sempre più, raggiunse un notevole numero di confratelli, i più agiati dei quali lasciarono alla devota compagnia cospicui beni ed eredità, che ne favorirono la diffusione e la pratica caritativa e assistenziale.

Con le opere, con la vita pratica e le necessarie convenzioni, nasce sempre anche un nucleo di archivio, che si sviluppa, si organizza e cresce con le attività stesse. Questo archivio dell’arciconfraternita si conservò sempre nella sede ove si radunavano i confratelli, ovvero presso l’Oratorio del SS.mo Crocifisso; esso crebbe nei decenni, sicché dalle circa 120 unità archivistiche che si contavano nel 1562, si giunse a più di 1.000 unità verso la fine dell’Ottocento. Nel 1926, dovendo la Sovrintendenza di Roma effettuare importanti lavori di restauro nell’Oratorio dell'arciconfraternita (ricco di affreschi), i confratelli decisero di far trasportare il loro archivio, a maggior tutela, all’Archivio Segreto Vaticano, dove giunse come donazione nel luglio del 1926; a quella data così registrava la cosa monsignor Angelo Mercati, prefetto del medesimo Archivio, nei suoi Diari: «In questo mese [luglio 1926] venne l'Archivio del Crocifisso di S. Marcello donata dalla Confraternita».

Vi erano già in Archivio Vaticano altri archivi di confraternite romane e nessuno di essi, compreso quello del SS.mo Crocifisso, ebbe una degna sistemazione e inventariazione. Solo dal 1990 in poi, quando si assistette ad un rinnovato interesse degli storici sul fenomeno delle confraternite, si dedicò maggiore attenzione a questi archivi, ingiustamente ritenuti forse meno «importanti» di altri, ai quali finiva per andare fatalmente l’attenzione degli archivisti vaticani. Così, pubblicato nel 1990 l’inventario dell’arciconfraternita del Gonfalone, si attendeva ormai la pubblicazione di un altro atteso inventario, proprio quello che oggi abbiamo fra mano, che supera di gran lunga — come vedranno gli studiosi — opere del passato interessate alla storia del pio sodalizio.

Gianni Venditti, officiale dell'Archivio Apostolico Vaticano, non nuovo ad opere di descrizione archivistica minuziose e precise come la presente, forse qui si è “superato” — a tanto può condurre il fascino del volto del SS.mo Crocifisso? — perché si è assunto l’impegno assai arduo di ricostruire nel tempo, dalle origini dell’archivio fino al suo versamento in Vaticano, l’organizzazione delle pergamene e delle carte, i lavori di archiviazione compiuti da diversi confratelli nei secoli, insomma la progressiva crescita e stratificazione delle unità che oggi compongono il complesso archivistico. Non solo, il curatore di questo Inventario, come è solito fare e come insegna la dottrina archivistica, ha premesso alla descrizione delle singole unità dell’archivio, la storia di esso, fino ad evidenziarne i nuclei che nel tempo si sono sedimentati accanto alle vecchie carte (basti qui pensare alle molte eredità e legati di cui fu destinataria l’arciconfraternita da parte di nobili famiglie patrizie: Colonna, Pontani della Valle, Quarri, Santacroce, Savelli, per far solo alcuni nomi. Fra i documenti interessanti di diverse “sezioni” del nostro archivio, una richiama la speciale attenzione, quella che diremmo “musicale”, ovvero i mazzi 1004-1008, relativi appunto a libretti di oratori sacri in latino e in musica. Chi conosca anche lontanamente l’apporto offerto dalle confraternite romane (dal xv secolo al xviii ) alla musica sacra e di devozione popolare, con committenze richieste anche a rinomati letterati e valenti musici, troverà in questa sezione, forse non inediti pregiati, ma certamente un complesso di manoscritti e di stampati musicali interessanti.

Venditti ha corredato poi l’Inventario di due Appendici, tutt’altro che periferiche rispetto al volume: una Appendice documentaria, nella quale si trovano comodante riuniti i primi testi statutari dell’arciconfraternita e le convenzioni o fondazioni delle istituzioni ad essa collegate; una Appendice archivistica, che presenta i precedenti inventari dell’archivio, quello del 1562 e quello del 1597, con le relative tavole di concordanza.

Mentre si ha la gradita possibilità di consultare ormai comodamente e di mettere a profitto le ricche descrizioni dei documenti concernenti l’arciconfraternita del SS.mo Crocifisso di S. Marcello, complimentandoci con il curatore, che ha speso in questo lavoro intelligenza, pazienza, perizia, dedizione, ci si augura che così proficuo lavoro e tanti buoni frutti raccolti in questa circostanza non si indeboliscano nel tempo, ma che Gianni Venditti, legittimamente fiero dell’ottimo lavoro prodotto, intraprenda presto un altro impegno analogo al presente, anch’esso relativo ad una arciconfraternita di sicura rilevanza nel panorama religioso romano, che ancora manca di un vero e completo Inventario, quella di Santa Maria della Pietà dei Carcerati in S. Giovanni della Pigna, il cui notevole archivio si conserva parimenti nell’Archivio Apostolico Vaticano, dotato fino ad oggi soltanto di due vecchi Indici, da superare nel prossimo futuro con un approfondimento storico-archivistico paragonabile a quello delle pagine qui descritte.

di Sergio Pagano