· Città del Vaticano ·

Multilateralismo

La pandemia ha allargato
il divario tra Paesi ricchi
e Paesi poveri

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09 luglio 2021

La pandemia ha accentuato le disuguaglianze e allargato il divario tra i Paesi ricchi e quelli poveri, nonostante gli sforzi messi in campo per garantire forme di protezione sociale. È quanto rileva un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo secondo cui i Paesi ricchi per attutire gli effetti economici del covid hanno speso 212 volte di più rispetto ai Paesi poveri per l’assistenza pro capite.

A livello globale, sono stati investiti in politiche di protezione sociale 2.900 miliardi di dollari, ma solo 379 miliardi di dollari sono stati spesi dai Paesi in via di sviluppo. Mentre le Nazioni ad alto reddito hanno devoluto una media di 847 dollari pro capite di aiuti, i Paesi a medio reddito hanno speso in media solo 124 dollari pro capite. In quelli a basso reddito, l'importo assegnato alla protezione sociale totale pro capite non ha superato i 4 dollari. Nei 41 Paesi analizzati e sulla base dei dati disponibili, il rapporto evidenzia come l’80% delle persone che sarebbe sceso al di sotto della soglia di povertà calcolata in 1,90 dollari al giorno è sfuggita alla fame solo grazie a misure di assistenza sociale. Dunque, sebbene gli effetti complessivi di mitigazione della crisi siano stati considerevoli, lo studio rivela che questo impatto è stato in gran parte limitato ai Paesi ad alto reddito, che hanno potuto destinare maggiori finanziamenti alle misure di sostegno sociale.

Invece nei Paesi a reddito medio, le spese per l’assistenza sociale sono state insufficienti ad evitare un aumento dei poveri. La situazione è infine catastrofica nei Paesi a basso reddito. Globalmente, dunque, lo sforzo economico per contrastare la crisi ha ridotto significativamente il numero di persone che altrimenti sarebbero affondate nella povertà, ma non nei Paesi in via di sviluppo.

«La pandemia da covid-19 ha portato all’implementazione di un numero senza precedenti di nuove e spesso innovative misure di protezione sociale. Ciò include la spesa per l’assistenza sociale, che ha svolto un ruolo fondamentale nel tenere le persone fuori dalla povertà. Tuttavia, l’accesso a questa ancora di salvezza dipende da dove vivi, con i Paesi ricchi che hanno speso fino a 212 volte di più pro capite per la protezione sociale durante la pandemia rispetto ai loro vicini più poveri» ha dichiarato Achim Steiner, responsabile del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo.

«La sfida ora è espandere lo spazio fiscale per consentire a tutti i Paesi di implementare e mantenere la spesa per l’assistenza sociale, che si sta rivelando un modo molto vantaggioso ed efficace per evitare che le persone finiscano in miseria», ha aggiunto Steiner che, rilevando come i nuovi poveri durante la pandemia ammontino ad un numero che varia tra i 117 e 168 milioni, ha ribadito l’importanza del reddito minimo. «Un reddito minimo temporaneo — ha aggiunto — avrebbe potuto prevenire nuovi casi di estrema povertà nel mondo, se fosse stato offerto a tutte le famiglie povere e vulnerabili nei paesi in via di sviluppo».

Le proiezioni della relazione mostrano che ciò avrebbe potuto essere ottenuto spendendo solo lo 0,5 per cento del Pil dei Paesi in via di sviluppo, ripartito su sei mesi, per misure di sostegno al reddito. Da qui l’importanza di scelte politiche lungimiranti per mitigare l’aumento della povertà. «Alcuni tra i Paesi più poveri sono riusciti a contenere l’aumento della povertà, dimostrando che si possono intraprendere azioni anche di fronte a vincoli e incertezze significative», ha dichiarato George Gray Molina, capo economista del Programma Onu, sottolineando tuttavia «il fatto che i Paesi a basso reddito non hanno avuto accesso a forti programmi di assistenza sociale ha spianato la strada alla crescita delle disuguaglianze e a una ripresa a due velocità dalla pandemia».

di Anna Lisa Antonucci