· Città del Vaticano ·

Bilancio di un anno di attività della campagna di solidarietà di Caritas italiana e Focsiv

L’urgenza di azioni concrete per alleviare le sofferenze

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09 luglio 2021

È trascorso un anno dal lancio della campagna «Dacci oggi il nostro pane quotidiano», promossa congiuntamente da Caritas italiana e Focsiv, il coordinamento di ong cattoliche, in partenariato con numerosi media e istituzioni cattoliche. Era l’8 luglio 2020, in Italia si usciva speranzosi dal primo lockdown e la data scelta per l’avvio della campagna voleva ricordare il viaggio di Papa Francesco a Lampedusa, l’8 luglio 2013, e le sue parole contro «la globalizzazione dell’indifferenza».

Lo scopo della campagna era duplice: dare risposte, attraverso una raccolta fondi, alle tante necessità emerse a causa dell’impatto socio-economico della pandemia nei Paesi più poveri e nelle relative Chiese locali, per finanziare una settantina di progetti in Africa, Asia, America ed Europa dell’Est; e realizzare iniziative di sensibilizzazione e incontri nei territori diocesani o via web, affrontando temi diversi legati alle conseguenze sociali ed economiche della crisi sanitaria.

A distanza di un anno è stato possibile finanziare 64 interventi in vari ambiti in 45 Paesi di 4 continenti, per un valore pari a 1.816.000 euro. I beneficiari diretti sono stati 213.569, mentre sono stati raccolti 306.612 euro grazie al contributo di molti donatori. Tramite il sito dedicato www.insiemepergliultimi.it e numerosi articoli e servizi televisivi sui media partner — tra cui «L’Osservatore Romano» — sono stati approfonditi temi importanti come la fame nel mondo e l’insicurezza alimentare, il lavoro (che non c’è), la sanità, la crisi educativa che ha colpito le generazioni più giovani e la solitudine e l’isolamento degli anziani, oltre al fatto noto che il covid-19 ha colpito di più le persone over 80, che si sono ammalate 5 volte di più delle altre età.

Infatti, nonostante le dichiarazioni della comunità internazionale su «”mai più come prima”, i problemi rimangono e, anzi, si acuiscono», rileva una nota congiunta delle due organizzazioni.

Caritas e Focsiv tracciano il bilancio di questi dodici mesi facendo anche riferimento ai recenti, drammatici dati del rapporto delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, che documentano come siano complessivamente cresciute le disuguaglianze all’interno e tra i Paesi: nel 2020 tra i 119 e i 124 milioni di persone sono state spinte di nuovo nella povertà; 255 milioni di posti di lavoro a tempo pieno sono stati persi, le donne hanno subito una quota sproporzionata di perdita occupazionale e un aumento del lavoro di cura a casa. I flussi globali di investimenti diretti esteri sono diminuiti del 40 per cento nel 2020 rispetto al 2019. La pandemia ha portato immensi problemi finanziari, soprattutto per i Paesi in via di sviluppo, con un aumento significativo della sofferenza del debito.

Si stima inoltre che le persone che soffrono la fame, già in aumento prima della pandemia, siano tra gli 83 e i 132 milioni in più. L’impatto sulla scolarizzazione rappresenta una “catastrofe generazionale”, considerando che altri 101 milioni di bambini e giovani sono scesi al di sotto del livello minimo di competenza nella lettura, spazzando via i progressi nell’istruzione ottenuti negli ultimi due decenni. Fino a 10 milioni di ragazze in più saranno a rischio di matrimonio infantile nel prossimo decennio.

In ambito sanitario nel 90 per cento dei Paesi si registrano interruzioni di servizi essenziali. E sul fronte vaccini non c’è equità di accesso: al 17 giugno 2021, circa 68 vaccini sono stati somministrati ogni 100 persone in Europa e Nord America, meno di 2 nell’Africa sub-sahariana.

Oltre alle cifre inquietanti, che non danno però concretezza alla sofferenza reale delle persone e alle tante vite che si sono viste sfidate dalla pandemia, «la questione fondamentale — rilevano le due organizzazioni — resta quella culturale. Per cambiare un sistema che non funziona — sostengono — non bastano singole iniziative, qualche piccola correzione, qualche riforma. Occorre imbarcarsi in una vera transizione di giustizia e di stili di vita, rilanciando relazioni di comunità, una politica attenta alle persone, in particolare le meno tutelate, un’ampia cooperazione per nuove regole del sistema che obblighino a responsabilità economiche e sociali».

Per la comunità internazionale le prossime prove saranno la Cop26 sul cambiamento climatico e la Cop15 sulla biodiversità. «Gli Stati sono chiamati ad assumersi impegni più importanti per la riduzione delle emissioni di gas serra e per la protezione della ricchezza della natura — chiedono Caritas italiana e Focsiv — i segnali non sono però incoraggianti e la geopolitica continua ad esser segnata da importanti competizioni tra gli attori più potenti a discapito dei Paesi impoveriti».

Durante un webinar sulla campagna che si è svolto ieri, 8 luglio, don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, ha inoltre annunciato un’iniziativa di solidarietà che si svolgerà insieme a Tv2000 la prossima primavera: «È un cammino che continua, costruendo comunione passo dopo passo, per dare corpo ad una carità materiale, spirituale e intellettuale».

di Patrizia Caiffa