· Città del Vaticano ·

Una nuova Biblioteca contemporanea al monastero di Camaldoli

Distaccarsi dal tempo accelerato della quotidianità

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09 luglio 2021

Il monastero di Camaldoli da sempre ospita la culla del sapere cristiano. Le sue celle monastiche contengono antichi scritti e ricettari, frutto di un lungo lavoro di apprendimento e di studio che i monaci camaldolesi si tramandano da più di mille anni. La foresta di Camaldoli, assieme al monastero e all’eremo, che si trova a pochi chilometri di distanza in un luogo molto più silenzioso e seminascosto, sono un tutt’uno con l’ambiente, fondendosi in una ricerca spirituale e in una salmodia cantata letta e meditata, così come vuole la liturgia delle ore, da sempre. Questo è il segreto di Camaldoli: silenzio, presenza di Dio, apertura al mondo. Un segreto “ben voluto” da tanti visitatori che, specie d’estate, salgono per questi monti, alla ricerca di riposo e ricerca spirituale. Tra le attività estive proposte, i monaci camaldolesi hanno deciso di avvalersi di una nuova biblioteca contemporanea. Sabato 10 e domenica 11 luglio ci sarà l’inaugurazione: sarà presente, tra gli altri, il cardinale José Tolentino de Mendonça, bibliotecario e archivista di Santa Romana Chiesa, che darà il via alla due giorni di riflessione e festa. Era da anni che la comunità monastica di Camaldoli pensava di predisporre una nuova biblioteca. Ma dove collocarla, come organizzarla? Si trattava di unire attenzione sia agli spazi del monastero, sia alle esigenze organizzative specifiche di una biblioteca contemporanea. Gli architetti dello Studio Menichetti-Caldarelli hanno ideato un progetto dove struttura antica, organizzazione digitale moderna e bellezza artistica convengono insieme con armonia e sapienza. «Certo, il tutto corrisponde al sentire del nostro tempo di cambiamento d’epoca — dice il priore generale dei camaldolesi, dom Alessandro Barban — L’entrata della biblioteca comporta un distacco dal tempo veloce e accelerato della quotidianità per farsi toccare da un ritmo diverso, dove lo spazio architettonico conduce dentro un tempo esistenziale di ascolto, di lettura, e di profondità. Si tratta di acquisire un respiro altro, fatto di attenzione, calma e pace. Per leggere, studiare e pensare occorre silenzio, attesa, vera ispirazione. In questa biblioteca il tempo e lo spazio s’incontrano, e nella loro sincronicità creano e donano l’atmosfera dello studio e della ricerca dove l’intuizione intellettuale sia dono dello spirito. Personalmente mi piace anche lo spazio piccolo degli ambienti, che chiama alla concentrazione, alla custodia, quasi al segreto della cella monastica. Per non dire poi dell’allestimento del mobilio: semplice e di essenziale bellezza. Gravità (i libri pesano) e lievità (il Lògos libra leggero) ci attendono e ci restituiscono a noi stessi: alla nostra umanità più alta. Perché, come dice Julien Green, «una biblioteca è il crocevia di tutti i sogni dell’umanità».

di Gianni Di Santo